NiK e Hiske due vite, un sogno, il musaba
Nik Spatari. un visionario che ha trasformato un rudere in un sogno: il "MUSABA".
È stato un incontro straordinario!
Il nome all'anagrafe è Nicodemo Spataried è nato a Mammola,
un piccolo comune in provincia di Reggio Calabria.
Di seguito la sua "carta d'identità" con i dati
principali della sua vita e carriera:
·
Nome d'arte: Nik Spatari
·
Data di nascita: 16 aprile 1929
·
Luogo di nascita: Mammola (RC)
·
Data di morte: 25 agosto 2020 (all'età di 91
anni)
·
Luogo di morte: Mammola (RC)
-- Profilo Professionale e Biografico
· Professione: Pittore, scultore, architetto e designer italiano.
· Segni particolari: Ha fatto parte della comunità sorda, avendo perso l'udito all'età di 11 anni a causa di un incidente, fatto che lo ha spinto a formarsi interamente come autodidatta.
·
Contesto internazionale: Ha vissuto a lungo in
Europa (soprattutto a Parigi e Losanna), entrando in contatto e collaborando
con giganti dell'arte come Pablo Picasso, Jean Cocteau, Max Ernst e Le
Corbusier.
·
Opera più celebre: È il fondatore – insieme alla
moglie e compagna di vita Hiske Maas – del MUSABA (Parco Museo Santa Barbara),
un immenso museo laboratorio all'aperto situato proprio a Mammola.
Nik Spatari è stata una delle figure più rivoluzionarie dell'arte contemporanea italiana, un vero "sciamano" che ha dedicato la vita a trasformare il territorio calabrese.
Il MuSaBa (Museo Santa Barbara), situato a Mammola, in
Calabria, non è solo un museo, ma un parco artistico e un laboratorio
monumentale unico al mondo, nato dal genio di Nik Spatari e della sua compagna
di vita Hiske Maas.
Spatari ha realizzato “L'Opera d'Arte Totale”.
La narrazione vuole che i due, Spatari e Maas, sono tornati
in Calabria alla fine degli anni '60, acquistando i resti di un monastero
certosino del X secolo completamente abbandonato e trasformato in una
cittadella dell'arte.
All'interno dell'ex chiesa si trova il capolavoro assoluto
di Nik Spatari, una monumentale opera tridimensionale lunga 14 metri, definita
la "Cappella Sistina della Calabria".
Camminando per il parco si incontrano imponenti sculture
geometriche, mosaici iper-colorati in stile mediterraneo e installazioni che
fondono archeologia, storia e futurismo.
Ma, chi era Nik Spatari? Vediamo insieme le sue tappe:
Prima di fondare il MuSaBa, Spatari ha vissuto a Parigi,
Milano e New York, lavorando e stringendo amicizie con giganti del calibro di
Jean Cocteau, Pablo Picasso, Max Ernst e Le Corbusier.
Nonostante una grave disabilità visiva che lo ha colpito in
età adulta, ha continuato a creare opere monumentali basandosi sulla percezione
dello spazio, della luce e dei volumi.
La sordità ha segnato profondamente la vita di Nik Spatari
fin dall'infanzia, ma anziché isolarlo, ha potenziato in modo straordinario la
sua percezione visiva e tattile.
E questo limite si è trasformato nella sua più grande forza
creativa.
Nik perse l'udito all'età di soli 11 anni a causa del trauma
provocato dallo scoppio di una bomba durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il silenzio forzato lo spinse a sviluppare una sensibilità
fuori dal comune per le forme, i colori e la geometria del mondo circostante.
Non potendo comunicare normalmente con le parole, Spatari
fece del disegno e della pittura il suo alfabeto principale fin da ragazzino.
Questo handicap rende ancora più incredibile la sua capacità di viaggiare,
stringere legami con i più grandi artisti del Novecento a Parigi e Milano, e
infine coordinare i complessi lavori di costruzione monumentale del MuSaBa.
Questo dettaglio rende la storia del MuSaBa ancora più
toccante: un luogo d'arte totale nato dal silenzio e trasformato in
un'esplosione di colori e forme geometriche.
Gli anni parigini di Nik Spatari tra la fine degli anni '50 e gli anni '60,
rappresentano il fulcro della sua consacrazione internazionale e l'origine
dell'ispirazione per il MuSaBa.
Parigi era allora il
centro del mondo culturale e Nik vi arrivò insieme alla compagna e manager
olandese, Hiske Maas, conosciuta a Losanna.
Il suo periodo parigino è costellato di aneddoti incredibili
e collaborazioni con i giganti del Novecento:
Spatari frequentò assiduamente lo studio di Le Corbusier per
circa due anni. Da lui apprese la concezione dello spazio geometrico, l'uso del
cemento e il legame profondo con il "primitivismo". Fu proprio questa
visione architettonica monumentale e integrata con la natura che Nik replicò
decenni dopo tra le colline di Mammola.
A Parigi, Nik non era un semplice spettatore, ma un artista
stimato dai suoi stessi idoli:
Jean Cocteau e
il "furto" d'arte: Si racconta che durante una mostra personale di
Spatari, lo scrittore e regista Jean Cocteau rimase così estasiato da una tela
da staccarla fisicamente dalla parete e portarla via. Al suo posto lasciò un
biglietto d'ammirazione con scritto: "Grazie per tutte queste tele".
Frequentò Pablo Picasso, con cui condivideva la
passione per la scomposizione delle forme e per l'arte arcaica e mediterranea.
Sfruttando la sua permanenza parigina, Nik passò ore negli
archivi dell'Università della Sorbona. Lì studiò le origini delle civiltà
sumere e l'archeologia, sviluppando teorie personali che avrebbero poi
influenzato i soggetti mitologici dei suoi mosaici.
-----Dal cuore di Parigi al ritorno in Italia
A Parigi Nik aderì anche alla galleria d'avanguardia CIGAPS
(Centre international de groupement d'artistes peintres, sculpteurs).
Nonostante il successo cosmopolita, nel 1966 la coppia
scelse di rientrare in Italia. Prima aprirono una galleria d'arte a Milano (lo
Studio Hiske a Brera), e infine presero la decisione più radicale: abbandonare
le grandi capitali per riversare tutta quella conoscenza internazionale in un
rudere abbandonato nella Locride.
Il ritorno in Calabria nel 1969 è il capitolo più
radicale e d'avanguardia della vita di Nik Spatari e Hiske Maas. Abbandonare il
successo di Parigi e la galleria avviata a Milano per trasferirsi in un luogo
isolato e privo di infrastrutture fu considerato da molti una vera follia. Per
loro, invece, era la chiusura di un cerchio.
Il rientro e la nascita del MuSaBa si svilupparono
attraverso tappe epiche:
·
La scoperta del rudere (1969)
Tornato nella sua terra natale, Nik si imbatté nei resti del
Monastero di San Salvatore di Santa Barbara a Mammola. Il complesso, risalente
al X secolo, era ridotto a un ammasso di macerie, soffocato dai rovi e
utilizzato dai pastori locali come stalla per le capre. Spatari non vide un
rudere, ma una tela bianca monumentale.
La lotta contro l'isolamento e la burocrazia
Il progetto di trasformare quel luogo in un centro d'arte
internazionale incontrò ostacoli immensi:
·
All'inizio non c'erano elettricità, acqua
corrente o strade di accesso. Nik e Hiske vissero per anni in condizioni
primordiali, lavorando fisicamente la terra e le pietre.
·
La comunità locale e le istituzioni dell'epoca
faticarono a comprendere la visione di questa coppia cosmopolita. Furono visti
come estranei stravaganti e dovettero affrontare lunghi calvari burocratici per
ottenere i permessi e proteggere l'area.
La nascita del MuSaBa (1970)
Nonostante le difficoltà, nel 1970 nacque ufficialmente il
MuSaBa (Museo Santa Barbara). Nik applicò tutto ciò che aveva appreso da Le
Corbusier e Picasso:
·
L'arte non doveva stare chiusa in un palazzo, ma
fondersi con gli ulivi, la roccia e la luce della fiumara Torbido.
·
Il museo divenne un laboratorio a cielo aperto,
permanente. Spatari invitò artisti, studenti e volontari da tutto il mondo a
partecipare fisicamente alla creazione dei mosaici e delle sculture,
trasformando Mammola in un crocevia internazionale nel cuore della Locride.
Il ritorno in Calabria non fu una ritirata, ma la più
grande sfida di Nik: dimostrare che l'arte contemporanea universale potesse
nascere e prosperare anche nel profondo Sud d'Italia.
adesso non c'è fisicamente ma il suo spirito aleggia tra
quelle opere e Hiske continua la comune battaglia.
Nik Spatari è scomparso nell'agosto del 2020, ma chiunque varchi la soglia di quel parco avverte immediatamente che la sua presenza non si è mai dissolta: è impressa nella materia, nei colori e nell'energia del luogo.
La sua eredità vive oggi grazie a una straordinaria
continuità che vede in Hiske Maas la custode del sogno.
Hiske continua a portare avanti la loro "comune
battaglia" con la stessa ferrea determinazione di sempre. Non si tratta
solo di gestire un museo, ma di difendere un avamposto culturale contro il
degrado, la burocrazia e l'indifferenza. Hiske accoglie i visitatori, coordina
i laboratori e mantiene intatta l'anima di cantiere artistico permanente che ha
sempre caratterizzato il MuSaBa.
Uno spirito impresso nella pietra e nel colore, questa la
sensazione, anzi più che una sensazione è una certezza! Lo spirito di Nik
aleggia tra le opere e nella natura stessa delle sue creazioni:
·
Il Sogno di Giacobbe. Guardando verso la
volta dell'ex chiesa, le sagome tridimensionali sembrano ancora muoversi sotto
le mani del loro creatore. il sogno di Giacobbe è l'autoritratto del pittore.
·
Giacobbe è Nik e Nik è Giacobbe. L'opera
monumentale "Il Sogno di Giacobbe"– considerata il capolavoro
assoluto di Nik Spatari e nota come la "Cappella Sistina della
Calabria" – funge a tutti gli effetti da autobiografia e autoritratto
spirituale del pittore.
L'artista ha proiettato se stesso nel personaggio
biblico attraverso dettagli precisi:
Le sembianze
fisiche: In tutti gli episodi del ciclo pittorico, il patriarca Giacobbe è
raffigurato con il volto, i tratti somatici, la barba e la corporatura di Nik
Spatari. Di riflesso, anche la figura femminile al suo fianco riprende le
sembianze della moglie, Hiske Maas.
Spatari stesso dichiarò che Giacobbe era
l'uomo a lui più simile. Si rivedeva nella sua costante ricerca del sé, nel
vagare in spazi imprevedibili e nelle continue dualità della vita (il gemello,
le due mogli, le due patrie).
L'opera,
che si estende per ben 240 metri quadrati sulla volta dell'ex chiesa di Santa
Barbara a Mammola, non è quindi solo una narrazione religiosa, ma il racconto
visivo e tridimensionale dell'esistenza tormentata e geniale del suo autore.
·
I mosaici infiniti. Milioni di tessere
colorate rivestono i muri e i pavimenti e riflettono la luce della Calabria
esattamente come Nik aveva programmato nella sua mente visionaria.
·
La Foresteria. La struttura iper-colorata con il gigantesco
scheletro geometrico esterno continua a ospitare artisti da tutto il mondo,
proprio come voleva lui.
Il MuSaBa non è un mausoleo statico, ma un organismo vivo
che continua a lottare per dimostrare che la bellezza può rigenerare e salvare
un territorio.
L'incontro tra Nik Spatari e Hiske Maas è il tassello
fondamentale di questa storia, perché senza di lei il MuSaBa non sarebbe mai
esistito.
I due si conobbero alla fine degli anni '50 a Losanna, in
Svizzera. Nik si era stabilito lì per esporre le sue prime opere e proprio in
quel periodo stava elaborando il "prismatismo", la sua personale
corrente artistica basata sulla scomposizione geometrica della luce.
L'incontro fu una vera e propria folgorazione, mossa da un
perfetto incastro di ruoli e destini:
Hiske Maas era una giovane donna olandese, colta, appassionata d'arte e già inserita nel circuito dei collezionisti. Rimase letteralmente stregata dal talento visionario di quel giovane artista calabrese così istintivo e sordo.
Fu proprio Hiske a capire che il talento di Nik aveva
bisogno del palcoscenico più importante del mondo. Lo convinse e lo spinse a
trasferirsi a Parigi, la città dove poi si sposarono e dove lei divenne la sua
manager, la sua spalla e la custode della sua arte.
Nik era l'energia pura, il genio creativo e vulcanico che
creava nel silenzio; Hiske era la mente organizzativa, pragmatica e
determinata, capace di tradurre le visioni di Nik in progetti concreti e di
gestire i rapporti con il mercato dell'arte internazionale.
È incredibile pensare che una giovane donna olandese abbia
lasciato il Nord Europa e le grandi capitali per amore di un uomo e di un'idea,
finendo per passare più di cinquant'anni su una collina della Locride a
impastare cemento e difendere la bellezza. È stata la fusione di due mondi: la
razionalità e la progettualità nordica di Hiske unita al calore, al mito e alla
terra di Nik.
Nik Spatari e Hiske
Maas non hanno avuto figli biologici.
Il loro unico, immenso e prediletto "figlio" è il MuSaBa.
A questa creatura monumentale hanno dedicato ogni singola
risorsa, energia, notte insonne e battaglia legale o sociale per oltre
cinquant'anni. Attraverso il parco, inoltre, Nik e Hiske hanno finito per
adottare simbolicamente intere generazioni di giovani artisti, studenti,
architetti e volontari provenienti da ogni angolo del pianeta, che hanno
vissuto e lavorato nella loro foresteria, lasciando un pezzo del proprio cuore
a Mammola.
Questo legame rende l'opera di Hiske ancora più potente: sta
proteggendo e crescendo l'eredità di una vita intera.
" Narrazione poetica".
-Un omaggio a due persone che della loro vita hanno fatto arte in un continuum divenuta performance totale-
Il silenzio del mondo divenne il fragore del colore, e le
macerie di un monastero dimenticato si fecero cattedrale dell'infinito.
Nik Spatari non ha semplicemente abitato la terra; l'ha
scolpita, sognata e reinventata, trasformando il vuoto in un'Opera d'Arte
Totale che oggi pulsa di vita eterna tra le colline di Mammola.
la narrazione poetica di una epopea visionaria, un viaggio
che va dalle luci di Parigi alla pietra millenaria della Calabria.
A soli undici anni, il mondo di Nik si fece improvvisamente
muto. Una bomba della Seconda Guerra Mondiale spezzò il suono, ma non la sua
voce. In quel silenzio forzato, il ragazzino non trovò l'isolamento, ma un
nuovo alfabeto fatto di geometrie segrete, linee pure e sfumature invisibili
agli altri. Più tardi, quando anche la vista si fece nebbia, Nik continuò a
creare: non vedeva con gli occhi, ma con la percezione pura dello spazio, dei
volumi e della luce mediterranea. La sua disabilità si tramutò nel tocco di uno
sciamano, capace di plasmare la materia solida guidato da una mappa interiore
splendente.
Prima del deserto di pietra, ci fu l'oro delle capitali.
Negli anni '50 e '60, Nik camminava al fianco dei giganti del Novecento.
Cocteau, folgorato dalla sua arte, rubò una tela dalla parete pur di averla,
lasciando un biglietto d'amore e gratitudine. Nello studio di Le Corbusier, Nik
rubò i segreti del cemento e dello spazio monumentale, mentre con Picasso
condivise l'ossessione per le forme arcaiche e i miti sumeri studiati alla
Sorbona.
Ma la vera rivoluzione non fu restare nell'Olimpo di Parigi
o nella Brera d'avanguardia a Milano, creata insieme alla compagna di vita e
mente manageriale Hiske Maas. La vera folgorazione fu il ritorno. Nel 1969, la
coppia scelse la via della follia sacra: abbandonare il successo cosmopolita
per dare un'anima a un rudere millenario nella Locride.
Laddove i pastori vedevano solo capre e rovi tra i resti
dell'antico Monastero di Santa Barbara, Nik e Hiske videro una tela bianca
monumentale. Senza acqua, senza luce, sfidando la burocrazia e l'indifferenza
di un mondo che li considerava alieni, i due piantarono i semi del MuSaBa.
L'arte non doveva più marcire nei salotti borghesi; doveva fondersi con gli
ulivi, graffiare la roccia, farsi baciare dal sole della fiumara Torbido.
Mammola divenne un cantiere permanente a cielo aperto, un magnete per artisti e
giovani di tutto il mondo.
Lassù, nell'ex chiesa, Nik ha dipinto il suo testamento: Il
Sogno di Giacobbe, una monumentale esplosione tridimensionale di 14 metri,
acclamata come la "Cappella Sistina della Calabria". Le figure
sembrano ancora vibrare nell'aria, tese nello sforzo di toccare il cielo.
Nik Spatari ha lasciato il corpo nell'agosto del 2020,
eppure non se n'è mai andato. La sensazione tra i visitatori diventa certezza:
il suo spirito aleggia nei milioni di tessere iper-colorate dei mosaici
infiniti che riflettono la luce calabra, nell'architettura audace della
Foresteria e nel vento che accarezza il parco.
Oggi, la fiamma di questo avamposto culturale è tenuta viva
da Hiske Maas. Custode di un sogno comune, Hiske combatte ogni giorno contro il
degrado e l'oblio con la stessa ferrea determinazione degli inizi. Il MuSaBa
non è un semplice museo, ma il monumento a un uomo che ha dimostrato al mondo
come dal silenzio perfetto possa nascere l'urlo di colore più potente del
secolo.
Camminando nel parco, l'occhio è catturato dalla Foresteria:
una struttura iper-colorata, avvolta da un gigantesco scheletro geometrico
esterno che sfida la gravità e le convenzioni. Non è un monumento vuoto, ma il
cuore pulsante del sogno di Nik. Il MuSaBa, infatti, rifiuta di essere un
mausoleo statico o un museo polveroso; è un organismo vivo, un avamposto che
continua a lottare per dimostrare che la bellezza può rigenerare e salvare un
territorio ferito.
Nik e Hiske non hanno avuto figli biologici. Il loro unico,
immenso e prediletto "figlio" è stato il MuSaBa, a cui hanno
sacrificato ogni risorsa, notte insonne e battaglia per oltre cinquant'anni. Ma
attraverso quella Foresteria caleidoscopica, la coppia ha finito per adottare
simbolicamente intere generazioni di giovani artisti, studenti e volontari
arrivati da ogni angolo del pianeta. Ancora oggi, esattamente come voleva Nik,
i creativi di tutto il mondo dormono, creano e respirano tra quelle mura, lasciando
a Mammola un pezzo del proprio cuore e mantenendo il cantiere eternamente
aperto.
Niente di tutto questo sarebbe mai esistito senza il
tassello fondamentale: l'incontro tra Nik Spatari e Hiske Maas. La scintilla
scoccò alla fine degli anni '50 a Losanna, in Svizzera. Nik era un giovane
artista calabrese, istintivo e immerso nel suo silenzio, intento a elaborare il
"prismatismo" — la sua personale corrente basata sulla scomposizione
geometrica della luce. Hiske era una giovane donna olandese, colta, raffinata e
già inserita nel mercato dell'arte. Fu una folgorazione immediata, un perfetto
incastro di destini.
Hiske vide oltre il silenzio di Nik; scorse la grandezza del
suo genio visionario e comprese che quel talento meritava il palcoscenico più
importante del mondo. Lo spinse a Parigi, la città dove si sposarono e dove lei
divenne la sua manager, la sua spalla, la custode della sua arte.
La loro è stata la fusione sublime di due emisferi: Nik era
l'energia vulcanica, la forza primordiale che creava nel silenzio; Hiske era la
mente organizzativa, pragmatica e ferrea, capace di tradurre le visioni
astratte in progetti millimetrici e di dialogare con i collezionisti
internazionali.
È una storia d'amore che confina con il mito: una giovane
donna del Nord Europa che abbandona le luci delle grandi capitali per amore di
un uomo e di un'idea, finendo per passare più di mezzo secolo su una collina
della Locride a impastare cemento, sollevare pietre e difendere la bellezza
dall'indifferenza. La razionalità nordica di Hiske si è fusa per sempre con il
calore arcaico della terra di Nik. Oggi, continuando la loro comune battaglia,
Hiske non sta semplicemente gestendo un museo: sta proteggendo e crescendo
l'eredità di una vita intera, il figlio fatto di pietra, arte e vento che hanno
partorito insieme.
Questo racconto celebra l'Opera d'Arte Totale in ogni sua
sfaccettatura, umana e artistica.

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