Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Oltre la fabbrica dell'arte

- cultura, società-

Il Gioco della Memoria: Oltre la Fabbrica dell'Arte

 

Riflessioni in libertà dalla stanza dei giochi

Profanare o tombare? Tombature profanate! Tombare per custodire e consegnare ai posteri le scorie del nostro tempo che senso ha? In arte, la tombatura drammaticamente più nota è il “Grande Cretto” di Gibellina, la monumentale opera di Alberto Burri.

In arte si è detto tutto! Ritengo che ogni lavoro o ricerca artistica che dir si voglia sia stata ampiamente scandagliata. Non per questo dobbiamo adagiarci e smettere di giocare. Io lo faccio ogni giorno.

Differentemente da quanto asseriva Renato Guttuso, che si sentiva un “proletario del pennello” e similmente iniziava la sua giornata lavorativa alla stessa ora degli operai che montano in fabbrica – una frase che penso sia solo un vezzo del “compagno Renato” – per me, invece, è un gioco! E come ogni gioco, non ci sono orari. Dipingere o creare non è come lavorare in fabbrica. Tutt’altro! Gli operai sudano e faticano, mentre noi “artisti” facciamo gli intellettuali che pensano di poter migliorare il mondo. Ma non so se sia vero.

Per me creare, ragionare e conferire armonia al logorio della vita moderna è un gioco. Drammatico, questo sì, ma pur sempre un gioco “elitario”. Che alla fine induce a decifrare quanto elaborato.

 

Tombatura Aperta: La Genesi della Materia

 

Note di studio sull'opera conclusa

Quest’ultimo gioco, iniziato qualche giorno addietro, lo ritengo concluso. Le misure sono 75x56 cm di base totale, su cui è sovrapposta una manipolazione di oggetti di scarto assemblati e conservati sotto una rete rinforzata di colore e gesso, in perfetta sintonia con la mia ricerca e in piena libertà dagli "ismi" dell’arte contemporanea.

La superficie di tessuto stratificato di scarti, gesso e rete evocano con forza la poetica dell’accumulo, del frammento salvato e, appunto, della “tombatura” come atto di seppellimento sia di paradossale conservazione di ciò che la società rifiuta.

La riflessione sul contrasto tra il rigore quasi “operaio” di Guttuso e la dimensione pura del gioco come motore creativo è illuminante. Il gioco non ha orari perché non risponde a una logica di produzione lineare, ma a un’urgenza di esplorazione libera, svincolata dalle gabbie critiche contemporanee.

Se Alberto Burri con il Grande Cretto di Gibellina ha sigillato il trauma e la memoria di una comunità sotto una colata monumentale di cemento bianco, questa opera sembra agire su una scala intima, domestica e materica. Il gesso e il colore non cancellano i frammenti sottostanti (i ritagli di giornale, gli imballaggi, le scritte rovesciate come quel "fittane"), ma li trattengono in una sospensione protettiva, come reperti archeologici del quotidiano catturati sotto la trama di una rete. Non è una tomba che chiude per sempre, ma una superficie vibrante che lascia intravedere il vissuto che pulsa sotto la crosta bianca.

 

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