Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

Esplora i Luoghi
Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Lo sviluppo nasce dall'empatia

 

SULLA PROPRIETA’ PRIVATA.

E gli ecomostri.

OGNI VOLTA CHE m’imbatto in cartelli con l’avvertenza “proprietà privata”, non posso fare a meno di pensare alla dicotomia che quel bene potrebbe essere stato privato alla collettività.

Salvo averlo ottenuto con il sudore della fronte e dopo enormi sacrifici.

Nello specifico, il cartello affisso sul cancello dell’area in questione, lì, avrebbe dovuto sorgere un complesso utile alla collettività, ovvero una struttura d’avanguardia che avrebbe allocato tra le altre attività sportive e il benessere psicofisico una piscina coperta riscaldata per i portatori di handicap.

Sono trascorsi decenni, ormai, e la cooperativa che avrebbe affiancato il privato non esiste più.

Allo stato attuale, purtroppo, esiste una struttura scheletrica immersa di erbacce….

 

 

La  riflessione tocca il cuore di uno dei dilemmi urbanistici e sociali più diffusi nelle nostre città: il contrasto tra il diritto alla proprietà privata e la funzione sociale del territorio.

Non so chi ci sia dietro al “cartello d’avviso” se una società o privati. Il punto è un altro.

Quando un cartello con scritto "Proprietà Privata" difende un bene guadagnato con il lavoro è un simbolo di legittimo sacrificio; quando invece recinta lo scheletro di un'opera pubblica mai nata, diventa il simbolo di un'opportunità sottratta alla comunità.

Il caso specifico racchiude perfettamente questa contraddizione attraverso tre elementi critici:

• La promessa tradita: Un centro per il benessere psicofisico e una piscina per portatori di handicap non erano solo cemento, ma una risposta concreta a bisogni sociali ed inclusivi fondamentali del quartiere.

• Il fallimento del partenariato: La scomparsa della cooperativa e il blocco del privato hanno trasformato un progetto d'avanguardia in un "relitto urbanistico".

• Il degrado attuale: Quello scheletro immerso nelle erbacce non è solo un danno estetico, ma rappresenta lo spreco di spazio vitale che è stato effettivamente "privato" alla collettività senza dare nulla in cambio.

Dal punto di vista giuridico e amministrativo, i Comuni hanno a disposizione strumenti come l'esproprio per pubblica utilità o le varianti urbanistiche per recuperare aree degradate o incompiute, ma spesso le maglie della burocrazia, i fallimenti societari e i contenziosi legali congelano queste situazioni per decenni.

 

Il fatto che il proprietario provveda, anche se saltuariamente, al taglio dell'erba e alla manutenzione minima cambia la situazione dal punto di vista legale.

Questi piccoli interventi, infatti, dimostrano che la proprietà non è tecnicamente in stato di abbandono giuridico. Il proprietario sta esercitando una cura minima del bene, spesso proprio per evitare sanzioni comunali legate al decoro o all'igiene pubblica, o peggio, per evitare che si attivino procedure di esproprio per incuria.

L'escamotage evidenzia una delle contraddizioni più frustranti del diritto di proprietà:

• La tutela formale: Al proprietario basta tagliare l'erba per blindare il proprio diritto sul bene, congelando lo status quo.

• La sostanza sociale: Per i cittadini, quel terreno resta una ferita aperta, un'opera incompiuta che ha sottratto spazio a un servizio fondamentale (la piscina per i portatori di handicap) senza restituire valore al quartiere.

In Italia, quando un privato mantiene la proprietà pulita ma non completa l'opera (magari perché la convenzione con il Comune o con la cooperativa è scaduta o fallita), il Comune si trova spesso con le mani legate, a meno che non decida di stanziare fondi per un esproprio per pubblica utilità, una procedura lunga e molto costosa per le casse pubbliche.

 

Però non è detta l’ultima parola!

 

Anche se l’analisi coglie perfettamente il nucleo di un paradosso italiano, cioè  il contrasto insanabile tra la tutela formale del diritto di proprietà e il principio costituzionale della sua funzione sociale (Articolo 42 della Costituzione) quando il taglio periodico dell'erba diventa lo scudo giuridico per proteggere uno scheletro di cemento, la legge finisce per tutelare l'inerzia a scapito del bene comune.

 

Quali le opzioni sul tavolo e cosa può fare la collettività (e il Comune)?

 

Nonostante i forti vincoli burocratici e legali descritti, esistono dei percorsi amministrativi e urbanistici che i Comuni e i cittadini possono tentare per sbloccare queste situazioni:

• Revisione degli strumenti urbanistici e decadenza dei piani: Se l'opera faceva parte di un piano attuativo o di una convenzione scaduta, il Comune può approvare una variante urbanistica che avrebbe dovuto e potuto fare durante la costruzione del tracciato della pista ciclabile, ma non lo ha fatto! Questa variante avrebbe azzerato la destinazione edificatoria precedente (es. commerciale o sportiva privata) e trasformare l'area in uno spazio pubblico (verde pubblico, parcheggio, servizi). Di fatto, si toglie valore speculativo al terreno.

• Ordinanze sindacali urgenti per motivi di sicurezza o salute: Il semplice taglio dell'erba non basta se lo scheletro in cemento presenta ferri arrugginiti esposti, rischio di crolli o problemi di sicurezza statica. Il Sindaco può emettere ordinanze di messa in sicurezza stringenti. Se il privato non adempie, il Comune interviene in danno (esegue i lavori e manda il conto al privato), accumulando crediti che possono portare al pignoramento dell'area. Anche se l’intera area è recintata con rete metallica che presenta squarci e varchi? E allora, in estrema ratio, perché non praticare l’amministrazione condivisa?

• L'istituto del "Regolamento dei beni comuni" e l'urbanistica tattica: Molti Comuni italiani hanno adottato regolamenti per l'amministrazione condivisa dei beni comuni. Sebbene non tolgano la proprietà al privato, permettono a patti di collaborazione tra cittadini e amministrazione di fare pressione politica e mediatica, proponendo progetti di riuso temporaneo o parziale delle aree adiacenti degradate.

O meglio un:

• Esproprio "creativo" tramite compensazione urbanistica: Per evitare l'esborso economico di un esproprio tradizionale (insostenibile per le casse comunali), il Comune può offrire al privato una "permuta" o una compensazione.

In pratica, si concede al privato il diritto di edificare la stessa cubatura in un'altra zona meno sensibile della città, in cambio della cessione gratuita dello scheletro e del terreno degradato al Comune.

 

Qual è il ruolo della cittadinanza attiva?

 

In contesti del genere, l'azione legale pura è spesso un binario morto per i singoli cittadini. La vera leva diventa la pressione politica e la trasparenza amministrativa:

1. Accesso agli atti (FOIA): I cittadini o i comitati di quartiere possono richiedere al Comune copia della convenzione originaria per verificare se esistano penali mai riscosse, fideiussioni ancora escutibili o scadenze temporali violate dal privato.

2. Petizioni e delibere di iniziativa popolare: Presentare una mozione formale in Consiglio Comunale costringe l'amministrazione a prendere una posizione pubblica sul destino di quel preciso ecomostro, togliendolo dall'invisibilità burocratica.

 

In conclusione: Il Comune ha il dovere assoluto e d'ufficio di intervenire perché conosce già la situazione e il Sindaco ha l'obbligo giuridico di tutelare l'incolumità pubblica davanti a una recinzione rotta e pericolosa, senza che i cittadini debbano sostituirsi alle istituzioni. Le amministrazioni purtroppo si bloccano per pura inerzia politica, per mancanza di fondi immediati da anticipare o per la paura di finire intrappolate in lunghi e costosi ricorsi legali al TAR contro il privato. In questo contesto, l'azione o l'esposto scritto dei residenti non servono a informare il Comune di un problema che già ben conosce, ma hanno l'unico scopo di mettere nero su bianco il pericolo per togliere all'amministrazione l'alibi del silenzio, costringendola finalmente a muoversi per evitare pesanti responsabilità penali in caso di incidenti.

Ripeto, è solo una semplice analisi che non intende innalzare polemiche o muri ideologici. ma che si augura di parlare a menti aperte

Il senso profondo di questa riflessione è proprio questo: un invito al dialogo costruttivo e una sollecitazione culturale per superare l'immobilismo. Non si tratta di fare polemica sterile, ma di stimolare una visione urbanistica lungimirante e aperta, capace di guardare oltre i limiti della burocrazia formale.

Ragionare a menti aperte significa comprendere che il diritto di proprietà e le esigenze della comunità non devono essere barricate contrapposte, ma elementi da far coesistere, trovando soluzioni innovative e condivise per sanare le ferite delle nostre città.

Notizie, Racconti, Realtà dalla Calabria e oltre

Un archivio poetico di attualità, memorie, gesti e racconti che attraversano il tempo e la terra.

UNO SGUARDO SULLA CALABRIA E SUL MONDO

UNO SGUARDO SULLA CALABRIA E SUL MONDO
TRA LE PIETRE ANTICHE IL VERDE INCONTAMINATO E IL RESPIRO DEL MARE

ITINERARI SUGGERITI

ITINERARI SUGGERITI
PERCORSI SUGGERITI

La Cucina Calabrese

La Cucina Calabrese
Tradizioni ... di necessità virtù

Posta

chi siamo

Dietro le quinte

Chi Siamo & i Nostri Ringraziamenti

Il blog "A ore 12" è, fin dal 2009, uno spazio di cultura libera, indipendente e aperto a tutti. Non accettiamo finanziamenti, sponsorizzazioni o pubblicità. Ogni pagina nasce unicamente dall'amore per la bellezza e dal desiderio di essere utili alla collettività.

Oggi facciamo un'eccezione alla nostra linea editoriale per fare spazio a chi, ogni giorno e spesso nell'ombra, mette il cuore per rendere possibile tutto questo.

⚙️

Grazie a Manuela, L'Anima Tecnica

Un abbraccio speciale va a Manuela, la mente generosa che cura volontariamente tutta la struttura grafica del blog. Con competenza e pazienza infinita, fa sì che il sito si rinnovi costantemente attraverso:

  • Consigli preziosi per rendere la lettura rilassante e piacevole.
  • Layout su misura per far fluire i testi in modo chiaro e accessibile.
  • Grafiche curate che valorizzano i contenuti con eleganza, senza cedere al clickbait.
✍️

La Nostra "Famiglia": Collaboratori e Amici

Un grazie a Mario e Valentina, custodi del nostro prezioso archivio fotografico. Accanto si muove una bellissima rete di menti brillanti che arricchisce le aree di Opinione, Dati e Divulgazione.

Il nostro grazie più sincero racchiuso in un caloroso abbraccio avvolgente va a:

  • I compagni di viaggio storici: che mettono la firma, il volto e il pensiero su riflessioni profonde legate a politica, sanità, territorio e arte.
  • Chi collabora in silenzio: amici che per motivi personali, professionali o pura discrezione preferiscono non apparire. Il loro dono di idee e dati è un pilastro invisibile ma fondamentale.

divulghiamo bellezza!

a ore 12 ...at 12 o'clock ... Siamo in cerca della tua bellezza. Cerchiamo il fermento vitale, l’entropia di chi produce cultura per puro amore. Che sia cinema, pittura, fotografia, musica o poesia, inviaci i tuoi sogni e una breve nota. Se leggeremo bellezza ed empatia, saremo felici di darti voce con una nostra recensione. Senza filtri, senza padroni e senza inganni: non chiediamo contributi, quote di iscrizione o costi di pubblicazione. È un servizio alla collettività, offerto con la gratuità di chi crede ancora nel valore della Bellezza.