Le grandi scoperte: dall'atomica all'IA
L’intelligenza artificiale e la trappola del profitto speculativo
L’evoluzione tecnologica è un processo inarrestabile. Storicamente, ogni novità è stata accolta con iniziale diffidenza: il nuovo, di per sé, genera ansia in molti. Eppure, se guardata con occhi curiosi, l’innovazione rappresenta sempre un’opportunità. Tutto dipende dall’utilizzo che se ne fa. È evidente che se si costruisce la bomba atomica, la scoperta dell’atomo fa tremare i polsi, e a buona ragione. Purtroppo, è quasi sempre l’enfasi iniziale – orientata al guadagno immediato e al dominio – a guidare la volontà dell’uomo. Questo è il vero errore di percorso.
La scissione atomica rese le grandi potenze mondiali intoccabili e minacciose, conferendo loro una forza impensabile che evocava lo spettro della fine della vita tra atroci sofferenze. Hiroshima e Nagasaki ne sono la tragica testimonianza. Solo in seguito si decise di convertire quella scoperta in energia “buona” attraverso le centrali elettriche, impegnandola per scopi civili e al servizio dell’umanità.
Nel millennio corrente sta avvenendo la stessa cosa con
l’intelligenza artificiale. I poteri globali la sfruttano per muovere guerre,
pilotare droni e indirizzarli freddamente sugli obiettivi, prescindendo dalle
cosiddette "vittime collaterali". Ma si possono davvero definire
"vittime collaterali" milioni di innocenti morti e intere città rase
al suolo? La retorica del danno collaterale è un termine tecnico, cinico e
deumanizzante, utilizzato per anestetizzare l’opinione pubblica di fronte alla
distruzione, riducendo la tragedia a un mero errore di calcolo. Non è così: la
macchina bellica è impostata appositamente per questo. Quanto bisognerà ancora
soffrire prima di bandire l’ultimo frutto dell’ingegno umano dai contesti di
guerra?
Il parallelismo tra l'energia nucleare e l'intelligenza
artificiale coglie il nucleo profondo di ogni grande rivoluzione tecnologica:
il dualismo tra il potenziale distruttivo e il beneficio globale, spesso
distorto dalla corsa al profitto e dall'egemonia geopolitica. La storia
dimostra che la regolamentazione e l'etica arrivano quasi sempre in ritardo
rispetto all'innovazione bellica e commerciale.
Il ciclo delle grandi scoperte: dalla minaccia
all'utilità civile
Ogni tecnologia rivoluzionaria sembra seguire una
traiettoria precisa, mossa inizialmente dagli interessi di chi detiene il
potere economico e militare. La prima fase è sempre incentrata sulla supremazia
e sul profitto. Oggi l'intelligenza artificiale trova applicazioni immediate
nei sistemi d'arma autonomi (LAWS), nella guerra degli algoritmi e nella
massimizzazione dei profitti finanziari speculativi.
Solo dopo aver toccato il punto di massima minaccia, l'umanità tende a stipulare trattati (come la non-proliferazione nucleare) e a canalizzare la tecnologia verso il bene comune, come la medicina, l'energia pulita e la transizione civile.
La risposta alla domanda su quanto ci sia ancora da soffrire
per bandire l'IA dalle guerre purtroppo non è quantificabile, ma dipende da tre
fattori critici su cui la comunità internazionale sta faticosamente dibattendo:
1. L'assenza di un trattato globale vincolante, che a
differenza del nucleare, dove la proliferazione richiede materiali fisici
tracciabili (come l'uranio), l'IA si sviluppa tramite software. Questo rende il
controllo e il bando militare estremamente complessi da verificare.
2. Il deterrente tecnologico diventa un limite strategico e
una perdita economica per le superpotenze e temono che fermare lo sviluppo di
droni e armi autonome crei uno svantaggio strategico nei confronti dei rivali. La
"corsa agli armamenti algoritmici" frena e rallenta i tentativi di
regolamentazione etica. Almeno fino a quando non sia raggiunto l’obiettivo…
suprematista e avido dei prepotenti.
3. La pressione della società civile, allo stato attuale
delle cose sembra non sortire gli effetti desiderati. La spinta per bandire
l'IA dai contesti bellici (come la campagna internazionale Stop Killer Robots)
mira a imporre il principio del "controllo umano significativo",
stabilendo che la decisione di togliere una vita non possa mai essere delegata
a un algoritmo comandato da un despota