Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

La protesta delle generazioni escluse

 

La condanna del nulla: la rabbia di una generazione esclusa

 


A cinquant’anni, dopo aver trascorso tre decenni nei laboratori, firmato pubblicazioni scientifiche e addestrato i colleghi più giovani a manovrare macchinari da milioni di euro, lo Stato italiano ti dice che il tuo tempo è scaduto. La recente, drammatica intervista a una ricercatrice italiana – cinquant'anni d'età, trenta di precariato accademico, lasciata a piedi dall'oggi al domani per la solita cronica "mancanza di fondi" – non è un caso isolato. È l’autopsia di un sistema. Espulsa a metà della vita da un mercato del lavoro che ha contribuito a innovare, questa professionista dimostra la menzogna di fondo della retorica dei "cervelli in fuga": in Italia non si fugge per scelta, si viene respinti per decreto.


Questa è la realtà che smaschera l'ipocrisia del "merito" sbandierata dal governo. Una formula magica pronunciata dai palazzi romani che risuona come una beffa intollerabile nelle orecchie di chi cerca una prospettiva. Perché il merito, in un Paese strutturalmente sotto-finanziato, non è un criterio di giustizia: è solo un'ingiustizia chiamata con un nome più elegante. I dati, d'altronde, fotografano un deserto sistemico:

• Fondi insufficienti: L'Italia investe in Ricerca e Sviluppo appena l'1,3% del PIL, drammaticamente sotto la media UE (2,2%) e a distanza siderale da paesi come la Germania (oltre il 3%).

• Precariato di Stato: Secondo i report sulla condizione della ricerca, l'età media di chi sopravvive tra assegni di ricerca e contratti a termine supera ormai i 35-43 anni. Intere esistenze congelate in attesa di una stabilizzazione che non arriva mai.

Invece di sanare questo paradosso, l'esecutivo risponde blindando i palazzi e alzando i toni dello scontro istituzionale. 

La recente scarcerazione a Milano di Youssef Siher – un altro ricercatore universitario e giornalista trentenne accusato di istigazione alle proteste – ha innescato una durissima reazione della Premier Giorgia Meloni. 

Con un'esternazione affidata ai social media, la Presidente del Consiglio ha definito "vergognosa" la decisione della giudice Tiziana Landoni di non convalidare il fermo, parlando di "un'insopportabile mortificazione delle forze dell'ordine".

 

L'Associazione Nazionale Magistrati ha subito replicato parlando di un "attacco scomposto" e "intimidatorio", ma l'episodio svela una verità più profonda. Mostra un governo che preferisce evocare lo spettro del pericolo pubblico e della tolleranza zero piuttosto che interrogarsi sulle ragioni profonde del malessere giovanile. La criminalizzazione del dissenso diventa così lo schermo dietro cui nascondere l'assenza di politiche sul lavoro.

 

 

Per comprendere le dinamiche e le contraddizioni politiche che circondano le recenti frizioni istituzionali tra l'esecutivo e la magistratura di Milano, è utile esaminare l'analisi dettagliata del dibattito in corso:

Quando persino chi ha dedicato la vita all'eccellenza o all'indagine scientifica viene trattato come materiale usa e getta o come un nemico dello Stato, il disperato grido che si leva dalle piazze e dai laboratori inverte i paradigmi della sopravvivenza. I più giovani arrivano a rivendicare provocatoriamente il "privilegio" di potersi ammalare di benessere – pur di non consumarsi di stenti, precarietà e ansia per il domani. Significa che il contratto sociale è ufficialmente fallito. Non è una provocazione nichilista, ma il manifesto di una rabbia generazionale che non chiede elemosine, ma il diritto di esistere.

La mappa di questa frustrazione attraversa l'intera penisola, unendo i destini dei neolaureati a quelli dei professionisti maturi:

• Il Nord delle illusioni: Da Milano a Torino, fino a Genova, le "pari opportunità" sono una promessa sbiadita sotto il peso di affitti insostenibili e contratti da fame.

• La Capitale distante: Roma viene percepita solo come il centro di gravità cinico dove si decide la fame e il futuro altrui.

• Il Sud dimenticato: Napoli resiste con la sua drammatica arte dell'arrangiarsi, mentre il resto del Mezzogiorno si trasforma in un immenso parcheggio a cielo aperto per una gioventù lasciata all'abbandono.


Mentre la politica si avvita in sermoni salutisti e attacchi alle toghe, spiegando a chi non ha un domani cosa deve mangiare o come deve vivere, il tempo scorre. Il paternalismo di Stato che offre bonus, mance temporanee o contratti legati ai fondi a scadenza (come quelli del PNRR) non cura la ferita, la anestetizza soltanto. I giovani e i lavoratori precari non contestano il benessere in sé, ma l'ipocrisia di chi chiede loro di restare seduti a guardare il banchetto degli altri.

La piazza non chiede più una fetta di quella torta: chiede le chiavi della dispensa e della cucina. Al voto, dunque, con la speranza che il responso democratico sia adeguato e finalmente in linea con i dettami e le garanzie della nostra Costituzione.

 

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