Catanzaro. Meeting del cinema nel Sud Mediterraneo
SE DA ROMA VENGONO IN CALABRIA PER I LINGUAGGI DEL CINEMA
-DI FILIPPO VELTRI-
Alcuni giorni fa, invitato dall’attivissima assessore alla cultura del
Comune di Catanzaro Donatella Monteverdi, sono stato al Complesso Monumentale
del San Giovanni del capoluogo calabrese che ha ospitato una iniziativa
chiamata SMEET – Meeting del cinema nel Sud Mediterraneo, con appuntamenti
gratuiti, ospiti del mondo dello spettacolo e un Pitch Day (sarebbe la giornata
delle presentazioni) dedicato allo sviluppo di nuovi progetti audiovisivi.
Ho visto, e poi mi hanno raccontato, di tre giornate per avvicinare giovani autori e industria cinematografica, approfondire i linguaggi del cinema e offrire al pubblico occasioni di incontro con attori e professionisti del settore, con masterclass gratuite, proiezioni, talk e attività dedicate alla crescita dei talenti e alla valorizzazione del territorio.
E’ un progetto che punta a costruire un collegamento concreto tra
chi sviluppa nuove idee cinematografiche e il mondo della produzione
audiovisiva, mettendo a disposizione strumenti utili per trasformare i progetti
in proposte da presentare al mercato con dodici autori selezionati per il
programma di sviluppo dei progetti, accompagnati da tre figure con esperienza
nel settore.
Il programma di SMEET riunisce così formazione, sviluppo industriale e partecipazione culturale, con il Complesso Monumentale del San Giovanni al centro degli appuntamenti dedicati al cinema e all’incontro tra autori, professionisti e pubblico.
Direte voi: ma dove sta la vera novità e l’eccezionalità dell’iniziativa nel mare magnum delle cose che ogni giorno si vedono e girano dal Pollino allo Stretto?
È importante che uno che viene da Roma
si trovi di fronte ad un progetto formativo, che non è stato sperimentato da
altre parti, che in Calabria finalmente si leghi ad una formazione importante
con rapporti nazionali ed internazionali veri ed autorevoli che non siano
oggetto di scherno come quelli finanziati spesso in Calabria per centinaia di
migliaia di euro e che tutto questo si sposi con una ricerca di forme di nuovi
spazi culturali che mantengono insieme sensibilità diversi.
E ancora: aprire una “sala cinematografica”
in uno spazio che ospita fino a gennaio una grande mostra (tutta da vedere, ve
la raccomando) come quella del maestro Mimmo Rotella è un modello di spazi
culturali mai sperimentati in Calabria e che trova pochissimi altri esempi in
Italia.
Che tutto questo si faccia qui ed ora in casa nostra mi sembra un fatto politicamente e non solo culturalmente di grande significato. Una bella novità, insomma, se dalla capitale almeno italiana della cinematografia che è indubbiamente Roma si deve scendere nella lontana e periferica Calabria per cose del genere è certamente un fatto singolare.
Una
cosa da sottolineare, un modello di quello che può rappresentare per la
Calabria, del modo in cui si mettono insieme le cose per dare respiro ai nostri
ragazzi da un lato e come si prova a creare spirito di comunità dall’altro, con
la sperimentazione di nuove forme di aggregazione e la strutturazione di nuove
forme di impresa culturale.
Insomma anche da noi – se uno vuole e non
vuole soprattutto buttare i soldi pubblici dalla finestra solo per fare sagre
paesane e di dubbio gusto – si può tentare di alzare il livello e di mettere
assieme più cose in un unico contenitore di qualità. Un segnale, per fortuna,
che c’è ancora vita dalle nostre parti e alle nostre latitudini nonostante
tutto e tutti!