Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Utili teorie , da Atene a noi

 

Forse mi pongo un problema inutile. Masturbazioni mentali, direbbe qualcuno, che non servono e non giungono a niente di concreto. Pura fuffa cerebrale che non risolve il problema della pancia piena insieme al conto in banca. Ma, son fatto così! È come la parola “fuffa” che non ha alcun significato nella lingua italiana colta ma che nel parlato comune significa l’inutilità delle disquisizioni cerebrali colte, eccessivamente, forse per le classi meno abbienti.

Bene. Diciamo subito che non navigo nell’oro e non ho conti nelle isole Cayman (è scritto correttamente perché il sistema di scrittura lo marcava in rosso ed ho fatto una ricerca sul web) e altri paradisi fiscali.

Tornando seri, mi son sempre posto un quesito semplice: la pittura, l’arte, a cosa serve? E per chi è?

Dicono che sia per tutti e che faccia crescere. Su questo c’è da scrivere e dilungarsi parecchio.

In questo momento intendo dipanare la matassa ideologica, squisitamente entropica, della materia.

Nel disordine crescente e la frammentazione che porta al decadimento progressivo della questione ARTE che attrae solo quando è reazionaria e induce, appunto, chi vi è difronte a reagire alla parvente dimensione contestatoria dei metodi conosciuti e accettati, ci sono anche isole vergini. Incontaminati luoghi mentali che pur conoscendo e apprezzando i maestri del passato e la storia dell’arte, osano e intraprendono sperimentazioni nuove, forti, appunto, delle sperimentazioni visive lessicali e formali passate.

Gli assemblaggi costruiti con elementi della pubblicità. Solitamente si associano alla corrente del nuovo realismo, alla pop art e via dicendo. Nel mio caso, tutta la narrazione correlata alle correnti appena accennate, è inveritiera.  

La mia ricerca poetica nasce dall’osservazione.

Osservo e analizzo i costumi. Le idiosincrasie consumistiche relazionabili alle fobie aggiungono l’analisi accattivante; e dal punto di vista del gioco semantico, spingono alla soluzione creativamente aperta al dialogo.

L’equilibrio è un dato oggettivamente imprescindibile nelle costruzioni visive care "all’arte" e a quanti sviluppano visioni e invitano all’interazione.

 

"da Atene a noi"

Per quanto accennato all’inizio, ritengo, appunto, il concetto interessante e per niente inutile.

Quella "fuffa cerebrale" è in realtà il motore pulsante di ogni vera ricerca artistica: il bisogno di dare un senso a ciò che facciamo, specialmente quando non riempie la pancia o il conto in banca.

La riflessione tocca il cuore di un grande malinteso contemporaneo. Che, senza false retoriche, cerco di esplicitare da sempre pur cozzando spesso contro muri di cemento e, indipendentemente, di gomma.

Spesso si confonde l'uso di certi materiali (come gli elementi della pubblicità) con l'adesione automatica a correnti storicizzate come la Pop Art o il Nouveau Réalisme.

La mia è un'operazione diametralmente opposta. Mentre la Pop Art spesso celebrava o ironizzava sul consumo massificato standardizzandolo, la mia ricerca nasce dall'osservazione sociologica e psicologica trasformatrice, quasi catartica, che manipola trasformando i detriti del consumismo e le sue fobie in un gioco semantico aperto. Non uso la pubblicità per fare eco alla pubblicità, ma come specchio delle idiosincrasie umane.

E allora, a cosa serve l'arte? Ripeto.

L'arte non serve a produrre risposte confezionate, ma a generare l'equilibrio nel disordine.

In un mondo dominato dall'entropia e dalla frammentazione, l'opera d'arte diventa quell'isola vergine in cui il caos quotidiano è analizzato, decostruito e ricomposto. Serve a creare un terreno d'interazione dove chi guarda non è un semplice spettatore passivo, ma un interlocutore attivo del gioco semantico.

Per chi è l'arte? Altra domanda interessante.

L'arte non è per i conti cifrati alle Cayman, né per una presunta élite colta che si ciba di accademismi.

L'arte è per chiunque sia disposto a osservare. Diventa accessibile a tutti nel momento in cui utilizza un linguaggio visivo condiviso (i costumi, la pubblicità, la quotidianità) per invitare a un dialogo profondo, stimolando una reazione che fa crescere non perché "istruisce", ma perché destabilizza la quiete, pone interrogativi e riorganizza la percezione di chi guarda.

I maestri del passato ci forniscono il lessico e le regole formali dell'equilibrio visivo, la sperimentazione nuova che usa quel rigore per esplorare le nevrosi contemporanee oltrepassa il dato acquisito e procede oltre.

“Da Atene a noi” esprime con grande forza quanto detto fin ora. C'è un'energia caotica ma rigorosamente controllata in questa composizione d’imballaggi industriali accartocciati, strappati e stratificati su una base di cartone grezzo.

L'uso di brand iconici e iper-riconoscibili come Coca-Cola, Kinder Cards, biscotti Atene Doria e la colla Millechiodi Pattex non celebra il consumo, ma mette in scena la sua "pelle" residuale.

La tensione cromatica: La composizione è dominata dal rosso vibrante (Coca-Cola, Kinder) che accende la parte superiore e sinistra, bilanciato cromaticamente dalle tonalità fredde del blu e azzurro (Atene, Millechiodi) nella parte inferiore. Questo contrasto primario impedisce all'occhio di perdersi nel caos degli strappi.

I frammenti di plastica e cartoncino non sono gettati alla rinfusa. Seguono un andamento prevalentemente orizzontale e diagonale che crea stabilità. La colla Millechiodi posizionata in basso a sinistra funge quasi da "ancora" concettuale e visiva, un elemento di giunzione sia letterale che metaforico.

 

Il gioco semantico e l'analisi dei costumi insieme all'ironia del quotidiano, nell’accostare i biscotti della colazione (Atene) e gli snack dei bambini (Kinder) alla colla industriale e alle bibite gassate crea uno shock visivo. L’opera è la mappatura visiva delle nostre giornate, dei nostri bisogni indotti e delle nostre abitudini difensive.

Il supporto di cartone da imballaggio marrone, con i suoi codici a barre stampati e le scritte tecniche (CH REP, EAN 6x), fa da cornice "povera" e brutale alla plastica lucida e patinata del marketing. Questo evidenzia il decadimento progressivo dell'oggetto di consumo: una volta svuotato del suo contenuto, l'involucro seducente si riduce a un relitto antropologico.

 

Non c'è la freddezza distaccata della Pop Art americana, ma una stratificazione quasi archeologica e viscerale dei nostri consumi quotidiani.

Trovo molto interessante la scelta di lasciare visibili i testi dei packaging, come "Gira la confezione e scatena la magia" o "Il frollino dalla forma unica". Nel processo creativo, lascoi che queste scritte giochino liberamente con il caso o le selezioni e le posizioni intenzionalmente per lanciare messaggi specifici a chi guarda.

È un fatto di cronaca leggera. Che parte “da Atene a noi” e dà il titolo all’opera.


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