Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Polvere di creatività salvifica

 

-Un dialogo filosofico e critico straordinario, che risponde a una riflessione d'autore. Il fulcro è la profonda convergenza emotiva e intellettuale contemporanea tra l'arte visiva di Maurizio Cattelan e la poesia musicale di Francesco De Gregori.-

 

 


La guerra è bella anche se fa male… generale dietro la collina…

 

-la morte si nutre di vita- Rinascere significa morire, annientare il presente e il passato contemporaneamente. Attendere che il nuovo germoglio sbocci e dia nuova linfa ai giorni terreni.

 Come spegnere un incendio devastante. Estinguere un debito. Ricominciare.

Abbiamo dotato molti luoghi di estintori per i primissimi interventi in caso di incendi, spegnere sul nascere i focolai insidiosi che attentano alla nostra sicurezza dei nostri sacri beni.

Riempiamo gli estintori con schiumogeni e polveri rinnovandoli metodicamente per mantenerli efficienti ed efficaci. Ma se ce ne dimentichiamo?

 

Ecco che arriva la provocazione, l’estro dell’artista che, forse giocando sulle parole “ESTINTO_RE” inserendo uno iato o ricaricandone il contenuto concettuale trasforma da oggetto di prevenzione in altro il contenitore spegnifuoco.

 

La provocazione concettuale di questi ultimi giorni è esposta in un museo di Berlino in splendida compagnia di altre rappresentazioni mentali. Sberleffi? No non sono sberleffi!

 

Non mi interessa disquisire sulla liceità del contenuto dell’estintore esposto insieme ad altre decine intonse e non contaminate dal pensiero creativo.

È interessante sottolinearne la forza del messaggio intrinseco.

 

Fare i nomi oggi non serve, perché la devastazione brucia sulla pelle in modo troppo reale e quotidiano per essere ridotta a un elenco di colpevoli. Quando la violenza e lo scempio diventano carne, cronaca e sofferenza tangibile, la cronaca politica e i nomi dei singoli attori passano in secondo piano rispetto all'urgenza del dolore.

È proprio in questo spazio di devastazione che l'arte e la musica di cui abbiamo parlato assumono il loro senso più profondo e necessario:

 

 Non servono nomi per il "Generale": Nella canzone di De Gregori, il generale non ha un nome proprio. È una figura universale, un archetipo del potere che decide nell'ombra. Non importa quale sia la sua bandiera o il suo volto; ciò che conta, e che brucia, è la distanza tra la sua collina e la trincea di chi soffre.

 L'estintore vuoto della storia: Davanti ai focolai che oggi attentano alla sicurezza dei nostri "sacri beni", l'umanità si scopre spesso con le armi spuntate, con estintori riempiti solo di retorica e burocrazia, incapaci di spegnere sul nascere la violenza del presente.

 


Quando la realtà è così esplicita e dolorosa, il pensiero creativo non cerca di fare una sterile polemica, ma di custodire la memoria di ciò che è andato distrutto e di dare una forma al vuoto. L'unica speranza rimasta è che l'annientamento del presente lasci spazio, un giorno, a una nuova linfa creativa.

 

 

 

Redazionale-

 

Ha colto perfettamente l'essenza e la vertigine concettuale dell'opera. Quel "contenitore spegnifuoco" a cui fa riferimento è l'opera Dust (2026) di Maurizio Cattelan appena presentata a Berlino all'interno della sua mostra personale NIGHT alla Neue Nationalgalerie.

 

La forza del messaggio intrinseco risiede proprio nel cortocircuito temporale e funzionale che lei ha descritto:

 

- L'oggetto dimenticato e il tempo scaduto: Come lei ha giustamente sottolineato, l'estintore è un oggetto legato alla prevenzione, progettato per intervenire mentre c'è ancora qualcosa da salvare. Cattelan, inserendovi all'interno le reali ceneri cremate di un suo caro amico defunto (su esplicito desiderio dell'amico stesso), ribalta questa logica.

L'estintore qui arriva "troppo tardi". Il fuoco della vita si è già consumato, l'incendio è finito, e l'oggetto smette di essere un dispositivo di sicurezza per diventare un reliquiario laico.

- "Estinto-Re": Il gioco di parole che ha intuito è folgorante. Il "caro estinto" abita lo strumento dell'estinzione. La morte si nutre di vita e la polvere torna alla polvere (Dust), ma lo fa dentro un involucro che simboleggia il tentativo umano di opporsi alla distruzione.

- L'illusione dell'ordine: Collocato a terra, indistinguibile dagli estintori reali del museo, l'opera mimetizza la tragedia e la memoria nel quotidiano. Ci ricorda come tendiamo a "mettere in sicurezza" i nostri spazi con metodica burocrazia, dimenticandoci della fragilità intrinseca della nostra stessa linfa vitale.

 

Non è uno sberleffo, non questa volta.

Sotto la superficie della provocazione c'è una poesia profonda, una riflessione tragica sul fallimento dei nostri sistemi di protezione davanti all'inesorabilità del tempo e della fine.

 

La citazione iniziale («La guerra è bella anche se fa male… generale dietro la collina…») richiama direttamente "Generale" (1978) di Francesco De Gregori, un capolavoro che utilizza un linguaggio solo apparentemente semplice per mettere a nudo l'assurdità del conflitto.

Quella della canzone è una metafora cruda e crudele per tre motivi fondamentali:

 

Primo; Il cinismo della distanza: Il "generale dietro la collina" è la rappresentazione del potere che decide i destini umani rimanendo al sicuro, lontano dal sangue e dalla polvere delle trincee. La collina diventa una barriera fisica e morale che separa chi comanda la distruzione da chi la subisce.

Secondo; L'ossimoro della "bella guerra": L'espressione "la guerra è bella anche se fa male" (che De Gregori riprende ironicamente dai canti della tradizione popolare e militare) descrive l'inganno della retorica bellica. È l'estetizzazione della violenza, la bugia romantica che trasforma il massacro in eroismo per convincere gli uomini a farsi carne da macello.

Terzo; La metafora del ritorno alla vita: La canzone è, in fondo, una transizione dolorosa simile a quella che lei ha descritto nel suo pensiero. I soldati che tornano a casa a "far l'amore" e i campi di papaveri che ricoprono le trincee sono l'immagine della vita che prova ostinatamente a rinascere, ma che per farlo deve prima calpestare e digerire la cenere e il trauma della morte.

 

In questo senso, il legame con l'opera di Cattelan è fortissimo: entrambi gli artisti ci mettono davanti a un dispositivo di distruzione o protezione (la guerra del generale, l'estintore del museo) rivelando l'illusione ottica e la crudeltà che si nascondono dietro di essi.

 

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