Generazione Sephora Kids
La fretta di diventare grandi.
l'adolescenza trasformata in un set fotografico
L’isola tecnologica nel grande magazzino attrae molte ragazze. Vanno diritte, sicure. Si posizionano davanti allo specchio, si accomodano sullo sgabello. Prendono l’attrezzo, infilano una ciocca tra le placche e… voilà. Il ricciolo è fatto. C’è anche chi li vuole lisci, e davanti allo specchio illuminato assume pose da modella. Si sprecano gli sbattiti di palpebre e le mani, con unghie curatissime e decorate secondo l’estetica del momento, sono pronte a enfatizzare l’esperienza, a immortalarla e postarla sui social.
Spesso giovanissime, tra i 13 e i 15 anni, si muovono già con una sicurezza sorprendente, ricalcando movenze adulte.
Resto sbalordito, quasi senza parole di fronte a questa
scena. Questa è la generazione che abbiamo cresciuto. Una generazione dove
l’immagine e la tecnologia anticipano il tempo, trasformando l'adolescenza in
un set fotografico permanente. Guardandole crescere alla velocità di un clic,
viene spontanea una riflessione profonda su cosa stiamo offrendo ai nostri
ragazzi.
Non si tratta di una banale critica moralistica sul trucco o sull'abbigliamento, dinamiche che in fondo hanno sempre fatto parte della transizione adolescenziale.
La vera novità sta
nella sistematicità e nella precocità del fenomeno.
Fenomeni globali, spesso etichettati online come la deriva
delle "Sephora Kids", mostrano preadolescenti che saltano a piè pari
l'infanzia per standardizzarsi su modelli estetici da ventenni, guidate da
algoritmi e trend digitali.
Il controsenso nasce quando lo specchio smette di essere uno
strumento privato di scoperta di sé e diventa una webcam puntata sul mondo.
L'identità non si costruisce più attraverso l'esperienza
vissuta, il gioco o il fallimento protetto, ma attraverso l'approvazione
immediata di un pubblico virtuale.
La spontaneità è sostituita dalla posa; il tempo lento della
crescita è travolto dalla velocità di un feed che si aggiorna continuamente.
Questa gioventù è bellissima, iperconnessa, dotata di una competenza tecnologica e di una consapevolezza visiva straordinarie. Eppure, è una generazione proiettata nel mondo dei grandi un po' troppo in fretta. Privata del diritto di essere "imperfetta" o semplicemente acerba, si ritrova a recitare una parte prima ancora di aver capito chi è davvero.
Il compito degli adulti, forse, non è quello di spegnere
quegli specchi illuminati, ma di ricordare a queste ragazze che esiste un
valore immenso anche fuori dall'inquadratura.