Finita la festa
Tra le luci
di Santa Maria e la dura realtà di ogni giorno.
Pubblichiamo
oggi una bellissima lettera arrivata al blog. È il dialogo, schietto e in
dialetto,
tra due
anziani seduti su una panchina del corso.
Lo sguardo è
rivolto alle splendide luminarie della festa, ma i pensieri sono rivolti alle
bollette, al
costo della benzina e alle infinite liste d'attesa della sanità pubblica che
pesano sulle
tasche dei pensionati.
Una
fotografia autentica della nostra realtà, dove la voglia di fare festa si
scontra con
l'amara
verità di tutti i giorni.
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La galleria di luci lungo la strada principale è ultimata. È bella! Fa un’ottima impressione. I luminari pp’è Santa Maria su’ i cchjiù belli e tutt’u comprensoriu. Megghjiu e chiddhi do’ Pontaranda, e Janò e puru e Catanzari stessu …
Ma, quel pennacchio al centro dell’arcata che sembra essere
appeso e che potrebbe cadere da un momento all’altro mi ricorda una spada.
La spada di Damocle! Sì è vero… ma dai non essere il solito
pessimista! Pensa al meglio. Pensa alla festa. La nostra festa che almeno per
qualche giorno ci fa stare in compagnia, in famiglia come una volta. Ti ricordi
i vecchi tempi?
E come no! “I strinari” ti ricordi che belle tarantellate e
le pacchiane che belle ragazze… O Mò! Mò u vidisti cu vena? Vena chiddhu chi
imita a Vascu. Dicono gli organizzatori delle proloco ch’è bravo. Bravu daveru!!!
Sembra di essere davvero ad un concerto di Vasco Rossi! Ma lui non lo imita. Lui
lo interpreta e il suo complesso è pure bravo. A volte invitano qualche
componente della band di Vasco chissà se anche adesso qualcuno dei musicisti di
Vasco viene. Non lo so. Forse no. quando si affianca qualcuno di questi il
prezzo aumenta e a proposito di soldi non ce ne sono.
A ccu cci u dici!! Sai
come diceva l’anticu? Cu ava sordi fa sordi e cu ava piducchji fa piducchji.
Dovrei fare una visita ma mi hanno preso l’appuntamento tra
un anno. Ho chiamato il cup, c’era un posto libero a Taverna, poi a Sersale… e
ti figuri ca vajiu a Sersala o a Taverna cu sa spera e luna. Già on vijiu ca on
vijiu e po c’è a benzina chi custa nu burdellu… on dajiu dinari ma spendu
accussì. nc’è a lucia e pagara. U gassu, e ajiu ma mangiu…
Ja compa’ on pensara sempa a malu. Ripigghjiati. Pensa a la
fhesta e Santa Maria ca ncuna cosa cangia… ma tu ‘onl’hai a penziona? E spendala!
Caccia i sordi e sutta u mattuna, o l’ammucci ‘nt’o matarazzu. Stipa stipa ca
quandu mori i sordi do sureri si mangia u sciampagnuna!
Chi cazzu cunti! A penziona ma stajiu mangiandi a medici
medici. Pp’a prostata eppi e jira a pagamentu duva l’urologu. Eppi e fhara
,,,comu sichjiama… a pet kk’ù contrastu e mi custau 300euru. Mò mi is vasciau a
vista. On mbijiu cchjiù e ajiu ma cangiu l’occhjiali.
È un vivace dialogo in dialetto calabrese centro-orientale
(area della provincia di Catanzaro, come indicano i riferimenti a Catanzaro,
Pontegrande/Pontaranda, Janò, Taverna e Sersale) intervallato da passaggi in
italiano. Si tratta di una classica "lettera al blog" che usa la
forma della chiacchierata tra due compaesani per fare una satira sociale ed
esprimere il contrasto tra l'illusione della festa e la dura realtà quotidiana.
Incentrata sulla Festa di Santa Maria, immaginiamo i due signori seduti su una panchina del corso, sotto le luminarie.
L'entusiasmo per le
luminarie ("i luminari"), considerate le più belle di tutto il
comprensorio, e i ricordi nostalgici dei vecchi tempi (i strinari, le
tarantelle, le ragazze in costume tradizionale, le pacchiane).
Aprono alla critica sociale e contestano i meccanismi della
Sanità.
Il duro scontro con la realtà della sanità pubblica. Le
lunghe liste d'attesa del CUP (Centro Unico di Prenotazione) costringono a
spostarsi in paesi lontani (Taverna, Sersale) o a ricorrere a visite private
molto costose (300 euro per una PET, la visita urologica per la prostata).
Le lamentele sulla pensione insufficiente, il costo elevato
della benzina ("nu burdellu"), le bollette della luce e del gas, e le
spese mediche che "mangiano" tutti i risparmi.
Be, si c’è un fondo di amara verità, e parafrasando un
vecchio adagio, possiamo convenire che: i soldi non sono tutto e non danno la
felicità, ma aiutano parecchio.
Buona festa e buona vita a tutti.