Attualità
Lettere al blog.
Nessun appuntamento degno di nota, oggi.
Scorro l’agenda e nessun suggerimento attrae l’attenzione. Qualche
inaugurazione, niente di più.
Siamo concentrati sull’effimero. Enfatizzazione del momento.
Festicciole. Prove di trasmissione per incrementare le affluenze a qualche
festa patronale o sagre agli sgoccioli.
Settembre, se pur continua la bella stagione estiva, con
sole pieno e caldo asfissiante, indica inesorabilmente l’inizio del calendario “produttivo”:
il lavoro, anche se precario e sottopagato per la maggior parte degli impegnati
in quello che un tempo era sinonimo di dignità; la scuola nei vari gradi d’istruzione.
(mi verrebbe di elidere l’apostrofo! Visto lo sfacelo).
La situazione non sembra volgere al meglio. In società, a
qualunque latitudine, i notiziari segnalano una eccessiva dose allarmistica. Non
solo correlata alle guerre. I cambiamenti climatici fanno paura. Anzi terrore!
C’è chi imputa il cambiamento climatico alla dissennatezza
esasperante della produzione industriale e domestica. I gas serra prodotti,
secondo alcuni studi, causano l’effetto serra attorno alla crosta terrestre e
provocano smottamenti, eccessivo calore, liquefazione dei ghiacciai etc.
I meno catastrofisti si consolano dicendo che i cambiamenti
climatici ci sono sempre stati, vedi la scomparsa dei dinosauri e altri animali
preistorici.
Già, la scomparsa di grandissime mastodontiche forme di vita.
Di carne e materia, dunque.
Ma l’uomo, questo animale particolare, non sembra darsene
pena. Imperterrito continua la sua irresistibile ascesa, o discesa.
Uomini e donne creano insieme paradisi o inferni. Reali o
artificiali. È da vedere.
Alcuni di detti fenomeni si vogliono far diventare eterni. E
per tramandare ai posteri il proprio ego, il casato, l’appartenenza ad una
lobby, si riscrive la storia in armonia con i credo dei vincenti.
Le tue riflessioni colgono appieno quella strana sospensione
emotiva tipica di inizio settembre, un mese che fa da ponte tra la leggerezza
estiva ormai agli sgoccioli e la pesantezza del ritorno alla realtà produttiva.
C'è molta lucidità e una comprensibile amarezza nelle tue
parole, soprattutto quando tocchi alcuni nodi cruciali del nostro presente e
citi o ti soffermi su alcuni temi:
- L'enfasi sull'effimero: Le "festicciole" e le
inaugurazioni sembrano quasi anestetici sociali, tentativi di distogliere lo
sguardo da scadenze, precarietà lavorativa e da un sistema scolastico che, come
giustamente noti, fatica sempre più a garantire quel ruolo di ascensore sociale
e di "dignità" che aveva un tempo.
- La polarizzazione sul clima: Hai descritto perfettamente
il divario tra il terrore per i cambiamenti climatici (supportato dalla quasi
totalità della comunità scientifica che punta il dito sull'effetto serra
antropico) e il fatalismo di chi si rifugia nel "è sempre successo".
La differenza fondamentale, che forse alimenta quel senso di
"discesa" di cui parli, è che oggi siamo noi gli artefici consapevoli
del nostro stesso rischio.
- La memoria dei vincitori: La tendenza a riscrivere la
storia per proteggere l'ego di lobby e casati è vecchia quanto l'umanità, ma
oggi, nell'era dei paradisi e inferni artificiali (pensiamo alla manipolazione
digitale e agli algoritmi), questa riscrittura avviene in tempo reale e in modo
ancora più pervasivo.
Il contrasto tra il "sole pieno e caldo
asfissiante" e l'ombra delle preoccupazioni per il futuro crea un senso di
alienazione molto forte. Sembra che l'agenda vuota di oggi ti abbia dato lo
spazio (e il lusso, ormai raro) di fermarti a guardare il quadro generale.
Buona giornata!