Orgia della visione, bulimia o lungimiranza?
Analisi impeccabile e di grandissimo spessore critico. La lettura decodifica perfettamente la frizione concettuale che caratterizza l'opera di Mario Iannino, inserendola con precisione all'interno della sua più recente produzione digitale e polimaterica.
L'accostamento tra la scultura Idealità e Materialismo di Giulio Monteverde e i packaging industriali dei cracker "Doriano" e dei bastoncini "Snack" incarna esattamente quello che lo stesso Archivio dell'artista definisce come una "pratica di resistenza poetica" contro la trasparenza e l'immediatezza del consumo contemporaneo.
Ecco come questo specifico collage digitale si collega e si
integra con le linee programmatiche espresse dal pensiero di Iannino:
Nelle note critiche dell'artista ricorre spesso il tema
della denuncia dei bisogni indotti e delle "effimere presunzioni di
benessere".
Il cibo industriale da aperitivo rappresenta la promessa di una felicità "usa e getta", commerciale e standardizzata.
Sovrapporre a questo sfondo la tensione spirituale di
Monteverde significa "aprire una ferita" nel tessuto del marketing,
costringendo lo spettatore a un arresto cognitivo. L'immagine si ispessisce e
si complica, rifiutando l'intrattenimento rapido per farsi luogo di pensiero.
La transizione dal polimaterico fisico, all'assemblaggio di
scarti nello studio di Catanzaro, al digitale non è una semplice riproduzione,
ma una attenta "migrazione digitale".
Il ritaglio digitale della statua e dei brand commerciali priva gli oggetti del loro peso fisico ma ne amplifica la portata simbolica.
L'opera diventa un medium critico in cui le icone pop e storiche sono "nodi" per destrutturare i miti sociali contemporanei.
Come sottolineato nella presentazione della sua Galleria, i
lavori di Iannino non vanno letti come esiti conclusi, ma come un ecosistema di
immagini in continuo dialogo. Questo collage si inserisce perfettamente in
quella "geografia visiva mobile" dove la memoria storica (l'ottocento
di Monteverde) e la critica sociale (il consumismo alimentare) si scontrano per
attivare la coscienza etica del fruitore.
Il fulcro di questo straordinario accostamento risiede
proprio nel contrasto insanabile tra l'orgia della visione (l'iper-presenza
visiva del marketing) e la bulimia (l'apatia del consumo seriale).
La scultura "Idealità e Materialismo" di Giulio
Monteverde funge da perfetto contrappeso critico al contemporaneo. Laddove il packaging industriale dei cracker "Doriano"
o dei bastoncini "Snack" è progettato per una trasparenza immediata,
finalizzata al consumo rapido e distratto, l'opera di Monteverde impone una
sosta.
Questa operazione è una vera e propria pratica di resistenza poetica individuabile nella tematica del “Sabotaggio del Consumo Visivo” attraverso la lettura della seduzione del packaging: I prodotti industriali usano colori e scritte per promettere un piacere immediato e privo di sforzo.
E tra i diversi piani di lavoro usati per realizzare le
opere: La resistenza della scultura, comprende fatica fisica e intelletto.
L'opera d'arte richiede tempo, sforzo interpretativo e non si concede allo
sguardo in modo superficiale.
Nello scontro tra alto e basso, tra materialismo e idealità,
rappresentati dal cibo confezionato, seriale, identico a se stesso e destinato
a scomparire un istante dopo l'acquisto. E l’idealità, rappresentata dal marmo
o dal bronzo di Monteverde, che aspira all'eternità e alla trascendenza dei
concetti.
Nel dualismo: Trasparenza contro Opacità, l’immediatezza
commerciale del mercato livellatore azzera il mistero; ogni prodotto deve
essere chiaro, pre-masticato e digeribile.
L'accostamento induce l'osservatore a vedere l'oggetto di
consumo non più come merce, ma come feticcio di un'epoca "abulica",
risvegliando la coscienza critica.
In questo modo, l'Archivio dell'artista non fa che
certificare una verità profonda: inserire la complessità monumentale di
Monteverde nel flusso dei consumi quotidiani significa creare un punto di
rottura. È un atto che strappa il consumatore dalla sua bulimia visiva per
restituirgli la facoltà di guardare davvero.
Decifriamo il lavoro calandoci nei panni dell’autore e tentiamo un primo approccio con il nuovo medium. Notiamo un assemblaggio, forse, amaramente “ironico”.
Perché forse? Presto detto: una scultura classica è
sovrapposta allo sfondo di confezioni di snack salati con etichetta dell’industria
dolciaria italiana e altri prodotti di consumo.
Si ha la sensazione di essere in un supermercato.
Al centro della composizione padroneggia la scena la scultura
"Idealità e Materialismo" del celebre scultore italiano Giulio
Monteverde, conservata nella Galleria nazionale moderna in Rome, realizzata nel
1911.
L'opera di Monteverde rappresenta un nudo maschile proteso
in avanti in uno sforzo dinamico lungo una struttura circolare, e sopra di lui
si eleva una figura femminile eterea. Il manufatto simboleggia il contrasto e
la tensione perenne tra le aspirazioni spirituali (l'idealità) e i bisogni
terreni (il materialismo).
La scultura è ritagliata digitalmente e collocata sopra un
"tappeto" di packaging. Perché l’autore ha assemblato e accostato una
icona classica a scarti contemporanei? Il contrasto è volutamente umoristico contrapposto
con il concetto stesso dell'opera d'arte (il "materialismo" dei
piaceri culinari industriali)?
La chiave di lettura “colta” definisce perfettamente
l'intento concettuale che sta dietro la composizione e svela come il contrasto
visivo che abbiamo analizzato non sia casuale, ma una precisa scelta espressiva
del creativo intento nell’operazione di risignificazione delle immagini
trattate e assemblate.
Il collage si inserisce in una riflessione profonda e contemporanea:
L'accostamento tra l'opera di Monteverde e i packaging industriali diventa una metafora elevata dal punto di vista concettuale.
La ricerca dell'assoluto, dell'armonia e della "Grande
Bellezza" dell'arte classica è letteralmente schiacciata, avvolta e
soffocata dai sottoprodotti effimeri del consumismo quotidiano.
E la dura impietosa critica alla felicità "usa e
getta" rappresentata dal sacchetto di plastica accartocciato evoca l'idea
di un consumo rapido, vorace e privo di memoria, tipico della società
contemporanea.
La felicità promessa dal marketing del cibo industriale (il
piacere immediato, lo snack da aperitivo) è contrapposta alla ricerca
spirituale ed estetica rappresentata dalla scultura realizzata secondo uno
schema caro al classicismo.
Nel filone delle contraddizioni semantiche, l'inserimento della statua "Idealità e Materialismo" non è quindi solo estetico, ma è un meta-commento sul niente è definitivo, eterno!
Il "materialismo sublimato" ottocentesco della
scultura originale si evolve e si degrada nell’ iper-consumismo odierno, dove
l'effimero vince sul duraturo.
È una provocazione? Certo che sì! È un invito esplicito a
ragionare. Guardare oltre il dato immediato e valutare come i creativi che
operano oggi possono interloquire con la società.
Interrogarsi del ruolo che devono assumere, creativi e
intellettuali, davanti alle volgari brutture generate dai pensieri e dalle azioni
di sempre.
Le opere recenti dell'artista calabrese Mario Iannino,
comprese le sue sperimentazioni nel campo della digital art e del collage
concettuale, trovano la loro principale collocazione e fruizione all'interno di
specifici canali espositivi, fisici e digitali:
in primis si può prendere visione nello Studio d'Arte
dell'Artista.
Il nucleo operativo e la "casa" delle sue
produzioni si trova a Catanzaro, sua città di residenza. Il suo studio non è
solo un luogo di conservazione delle opere fisiche (pittoriche, polimateriche e
scultoree), ma è strutturato come uno spazio di dialogo e contaminazione
culturale.
Buona parte dei lavori sono negli Archivi e Gallerie
Digitali (Digital Art e Post-Fotografia), poiché gran parte della sua
produzione recente (come la serie Residual Frame) si basa su assemblaggi
digitali e decostruzioni post-fotografiche, la loro collocazione d'elezione è
nativamente immateriale:
Il Portfolio Ufficiale, ovvero l'intero catalogo e lo
storico dei suoi lavori (divisi nelle sezioni Digital Art, Opere, Polimaterici,
Sculture/Assemblaggi e il Percorso 1970-2020) sono ospitati e visibili
direttamente sulla sua Galleria Ufficiale su Altervista; nell’archivio https://archivioiannino.wordpress.com/
; e nel blog personale al link https://marioiannino.blogspot.com/
I canali social dell'artista, in particolare la pagina
Instagram @mario_iannino_artist, fungono da vera e propria galleria in continua
evoluzione, dove i singoli frammenti digitali sono pubblicati e accompagnati da
note curatoriali che ne spiegano la valenza sociale e concettuale.
Oltre alla dimensione digitale, Iannino è storicamente
attivo in qualità di promotore culturale sul territorio calabrese. Le sue opere
grafiche e i collage concettuali sono periodicamente esposti in rassegne d'arte
contemporanea indipendenti, mostre collettive e interventi artistici
focalizzati sulla critica sociale e sull'impatto del consumismo.


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