Lottizzazioni, roccaforti per la conservazione del potere
La politica è diventata passerella.
-oltre il grande inganno mediatico-
L’analisi sul “gattismo” e l’opera di Mario Iannino centrano
un punto drammatico della nostra attualità: l’assillo della visibilità non è un
fenomeno spontaneo, ma è alimentato da un evidente servilismo mediatico.
Quando i servizi del principale operatore pubblico si
trasformano in una cronaca di sfilate e passerelle istituzionali, ignorando la
complessità delle questioni trattate, l’informazione abdica al suo ruolo
indipendente.
Per contrastare questo scontro verbale fittizio e la politica-spettacolo, diventa urgente spegnere i riflettori delle fazioni e riaccendere i fuochi di quella "fucina silenziosa" capace di restituire centralità ai fatti e di educare i giovani a un autentico pensiero critico.
L'immagine è il risultato di un fotomontaggio concettuale intitolato "Il grande inganno", opera digitale dell'artista Mario Iannino. Rappresenta visivamente la metafora e i concetti chiave dell'articolo sul "gattismo" politico.
Gli elementi visivi e il significato sono immediatamente
fruibili nella narrazione figurale dell’opera.
Al centro spiccano i volti di noti esponenti della politica
italiana, tra cui Giorgia Meloni, Nicola Fratoianni e Matteo Salvini. La loro
presenza incarna i "leader volubili" descritti nel testo, criticati
per la ricerca ossessiva di visibilità e consenso immediato.
I gattini adagiati e sovrapposti in modo caotico sui
politici richiamano direttamente il concetto di "gattismo".
Rappresentano il pragmatismo estremo, l'individualismo e la capacità di
cambiare rapidamente forma e alleanze a seconda della convenienza del momento.
I dettagli della bandiera UE frammentati e inseriti nello
sfondo simboleggiano lo scacchiere istituzionale e internazionale in cui si
consumano queste dinamiche utilitaristiche, ridotte dall'autore a una
"tifoseria di plastica".
Lo sfondo rosso acceso evoca la natura conflittuale e
aggressiva della "guerriglia verbale" descrittiva dell'attuale
dibattito pubblico.
L'opera unisce i frammenti iconici per denunciare il degrado della politica spettacolo, contrapponendosi alla "fucina silenziosa" del lavoro concreto proposta nel testo.
l'assillo della visibilità è testimoniata dal servilismo
mediatico: in un servizio (rai) istituzionale, qualsiasi, sono più le immagini
delle "sfilate" appariscenti della leader di governo che le questioni
trattate dai giornalisti.
L’osservazione coglie esattamente il nucleo della critica
espressa nell'articolo sul "gattismo". Quando l'informazione del
servizio pubblico si piega a valorizzare l'estetica e la presenza scenica della
leader di governo a scapito dei contenuti, si assiste al perfetto trionfo del
servilismo mediatico e della "barbarie della visibilità".
Non è errato parlare di meccanismo della "Politica Spettacolo" quando le attenzioni enfatizzano il predominio dell'immagine sulle ovvie questioni politiche nazionali e internazionali di sicuro interesse dei cittadini.
I minutaggi
televisivi e le inquadrature tendono a concentrarsi sulle passerelle
istituzionali, trasformando la comunicazione politica in una sfilata continua. Siamo
ben lontani dal pragmatismo di Angela Merkel.
Assistiamo inermi all’evaporazione dei contenuti. Le
questioni strutturali (come riforme, economia e sanità) sono relegate in
secondo piano per fare spazio alla narrazione visiva e alla ricerca del
consenso immediato.
La dinamica descritta alimenta ciò che il testo definisce
"rumore mediatico", dove l'obiettivo non è informare i cittadini, ma
enfatizzare la presenza del potere.
In sintesi, il fenomeno comunicativo adottato conferma la tesi del fotomontaggio "Il
grande inganno" di Mario Iannino: l'uso dei media come amplificatori di
pura forma, che distolgono l'attenzione dei cittadini dalla sostanza dei fatti.

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