Logiche contraddizioni
Nel mercato delle assurdità
LA CREATIVITA’
trasforma e ricrea l’inverosimile secondo formule
de-contestualizzati ma scientificamente approvate e consolidate dal sistema
economico/mercantile.
Esiste un Antidoto
Contro il
Mercato della
"sovversione" artistica?
L’Aggraffatura di Iannino
tra Critica Sociologica e
Coefficiente d’Artista
In arte, intesa nell’accezione pi ampia e alta del termine, chiunque abbia voluto contestarne le funzioni, l’azione rivoluzionaria per quanto possa esserlo, è stata sempre fagocitata dal sistema e vomitata in forme altre, totalmente nuove e inaspettate dai meccanismi dominanti il sistema mercantile che governa la “cultura” e tesaurizzata.
La storia c’insegna o quantomeno testimonia l’assunto.
Il mercato e i collezionisti sono riusciti a trasformare la protesta eclatante di Manzoni e, da autentici re Mida, trasformato la “merda d‘artista” in moneta contante.
L’incipit delinea con precisione e lucidità una delle dinamiche più affascinanti e feroci della sociologia dell'arte: la capacità del mercato di neutralizzare il dissenso mercificandolo.
L'arte d'avanguardia nasce spesso con un intento
rivoluzionario, politico o di radicale rottura con il passato. Tuttavia, il
sistema mercantile possiede una straordinaria resilienza e riesce a fagocitare
e neutralizzare gli eventi.
Il sistema non combatte la provocazione; la accoglie, la legittima e le assegna un valore economico.
Una volta trasformata
in "bene di lusso" o in "oggetto da museo", la carica
eversiva dell'opera è depotenziata. La protesta diventa uno status symbol per
le stesse élite che l'opera intendeva contestare.
· Il paradosso di Piero Manzoni
Il riferimento a Piero Manzoni e alla sua celebre Merda
d'artista (1961) è l'esempio perfetto dell’ossimoro presente nel campo dei
giochi intellettuali artistici:
Manzoni voleva sbeffeggiare il mercato dell'arte, dimostrando che i collezionisti avrebbero acquistato letteralmente del siero biologico pur di avere la firma di un autore consacrato. Fissò il prezzo di ogni barattolo (30 grammi) legandolo al valore di mercato dell'oro puro.
Il paradosso del Re
Mida: Oggi quelle lattine sono passate alla storia e sono battute all'asta per
centinaia di migliaia di euro. Il mercato ha vinto la scommessa ironica
dell'artista, trasformando la provocazione concettuale in un asset finanziario
ad altissimo rendimento.
E non è la sola provocazione ad essere catturata e
ridefinita! Altri esempi storici di "protesta monetizzata" e
riproposta : la storia dell'arte del XX e XXI secolo è ricca di dinamiche
identiche e potremmo citare correnti come il dadaismo, sorto a Zurigo come
movimento anti-artistico e nichilista contro la società borghese che aveva
portato la società alla Prima Guerra Mondiale, oggi i suoi manifesti e i
ready-made sono protetti da teche di vetro nei musei più prestigiosi del mondo.
Citare anche artisti più contemporanei: Banksy e la Street Art; movimento nato come espressione illegale e anticapitalista sui muri delle città: la street art è oggi uno dei settori più speculativi del mercato.
Quando nel 2018 l'opera “Girl with Balloon” di Banksy si è
parzialmente autodistrutta tramite un tritadocumenti nascosto nella cornice
subito dopo essere stata venduta all'asta, il suo valore economico è
paradossalmente raddoppiato anziché azzerarsi. Il mercato ha fagocitato persino
l'atto di distruzione dell'opera stessa.
La profezia della Scuola di Francoforte, con i filosofi Max
Horkheimer e Theodor Adorno, già a metà del Novecento, avevano teorizzato il
fenomeno definendolo "Industria Culturale". Secondo la loro visione,
nel sistema capitalista la cultura perde la sua funzione di stimolo critico ed
è ridotta a pura merce, dove anche il dissenso e la novità assoluta sono
catalogati, prodotti in serie e venduti al consumatore.
Allora, senza andare oltre, cosa intende dire il testo del post in esame?
Cosa contesta chi scrive e riporta leintenzioni del creativo? ne fa una questione di stilemi o sociologici,
considerando che la partita si presenta persa fin da subito?
Il testo del post di A ore 12 descrive l'opera dell'artista
Mario Iannino come una critica sociologica radicale contro la colonizzazione
consumistica e geopolitica, rifiutando esplicitamente la rassegnazione formale
degli stilemi del Novecento.
La partita si presenta sì "persa" sul piano della mercificazione finanziaria globale, ma il creativo contesta proprio questo meccanismo attraverso un'azione anatomica e violenta.
Cosa intende dire il testo del post?
L'opera analizzata — un assemblaggio aggraffato di
imballaggi industriali schiacciati (Coca-Cola, biscotti Atene, Kinder Cards,
colla Millechiodi) — evidenzia il collasso della trasmissione culturale.
Il parallelo storico tradotto in un eufemismo da “grillo parlante” suggerisce che:
Passiamo "da Atene a noi" in un attimo. Se nell'antichità la
rotta marittima della Magna Graecia diffondeva filosofia, democrazia e cultura
attraverso merci di valore (come i vasi dipinti), oggi le multinazionali del
neoliberismo colonizzano l'immaginario collettivo con scarti industriali.
Lo svuotamento del mito assume le vesti del brand di biscotti "Atene" e simboleggia come il marketing odierno cannibalizzi la storia, riducendo la culla della civiltà occidentale a un semplice espediente grafico per vendere un frollino.
Cosa contesta il creativo? (Stile o Sociologia?)
La contestazione è profondamente sociologica e geopolitica,
non stilistica. Iannino contesta proprio i due movimenti storici a cui l'opera
apparentemente somiglia:
Contro la Pop Art (Stilema glorificante). Rimprovera ad Andy
Warhol di aver accettato le logiche del mercato di massa, isolando e quasi
"glorificando" l'oggetto di consumo (le zuppe Campbell, la Coca-Cola,
e persino le icone, gli status symbol patinati che hanno determinato
atteggiamenti deliranti di una società catapultata nell’effimero) per inserirlo
a pieno titolo nei meccanismi della mercificazione dell'arte.
Contro il Nouveau
Réalisme (Estetica del rifiuto): Critica il movimento francese perché, pur
usando i rifiuti industriali come "reperti archeologici", ne rimaneva
affascinato sul piano estetico, celebrandone la texture urbana.
La tecnica è una risposta
possibile a una partita già persa in partenza, ma, considerando che il sistema
mercatale assimila e monetizza ogni protesta (vedi Manzoni), Iannino non cerca
di creare qualcosa di "bello" o "pop" da esporre
pacificamente.
Usa la tecnica brutale dell'aggraffatura meccanica e dello schiacciamento violento in uno spazio ristretto ( in questo caso, 49x64 cm) per inscenare una vera e propria "eviscerazione" chirurgica dei brand.
Privando gli imballaggi della
loro capacità seduttiva e ammassandoli in modo soffocante, l'opera non si fa
"fagocitare" passivamente come merce desiderabile, ma si propone come
un brutale e alienante reperto archeologico del presente. Mostra il rifiuto per
denunciare la sottomissione economica della memoria storica del Mediterraneo.
vediamo come l'aggraffatura si oppone, ma anche, provocatoriamente, come la stessa può essere "ri-valutata" dal mercato in bse ai parametri di vendita in atto
La tecnica dell'aggraffatura meccanica nell'opera di Mario
Iannino agisce come un dispositivo di sabotaggio formale. Eppure, la
provocazione più sofisticata risiede nel fatto che, nel mercato dell'arte
contemporanea, anche il gesto del rifiuto materiale possiede precisi parametri
di valorizzazione economica.
E, pur opponendosi al sistema, paradossalmente, il mercato
la quota e la "valuta" sulla base dei coefficienti di vendita
attuali.
L'aggraffatura (fissaggio tramite pressione e graffette metalliche) contrasta le logiche del sistema mercantile su tre livelli: il rifiuto della cortina di fumo d’autore; non c’è seduzione del bello; il tutto circoscritto in uno spazio “claustrofobico”.
·
Rifiuto della "patina d'autore": Non
c'è la fluidità della pennellata o la firma monumentale. La graffetta è un
elemento industriale, anti-estetico e povero, che nega all'opera il diritto di
essere un "quadro decorativo".
·
Violenza contro la seduzione: Lo schiacciamento
blocca gli involucri pubblicitari, annullando il loro potere commerciale.
L'artista non "espone" la merce (come Warhol); la "arresta"
meccanicamente.
·
Spazio claustrofobico: Comprimere brand globali
in soli 49x64 cm significa costringere il mercato a guardare il proprio
collasso e la propria spazzatura, impedendo il "respiro" tipico dei
beni di lusso esposti nelle grandi gallerie e nei contenitori dedicati,
pubblici e privati.
Il paradosso del mercato: la valutazione del bene consumo, fagocitato dal sistema.
Il mercato dell'arte contemporanea non valuta il costo dei materiali (cartone, graffette, involucri), ma monetizza il valore concettuale, l'autenticità e il coefficiente dell'artista. Se l'opera di Iannino entrasse nei circuiti d'asta o nelle gallerie d'élite, sarebbe prezzata seguendo parametri commerciali rigidissimi dettati dalla seguente:
Formula del Prezzo d'Arte: [(Base + Altezza) × Coefficiente
Artista] × Valore Concettuale
Questi parametri, freddamente, determinano la vendita se applicati all'aggraffatura dell' autore in esame:
·
Il Coefficiente Artista (Storicità e
Territorio): Mario Iannino, attivo da decenni (dagli anni '70) e radicato nella
ricerca concettuale e sociale in Calabria, possiede un coefficiente consolidato
dal posizionamento istituzionale e critico. Più l'artista è percepito come
"puro, indipendente e non allineato", più il mercato paradossalmente
aumenta il prezzo per accaparrarsi la sua "autenticità".
· Rarità e Tracciabilità del Gesto (Il fattore "Unicità"): A differenza delle grafiche digitali riproducibili, l'aggraffatura materica è un pezzo unico e non replicabile. La scommessa mercantile premia la fisicità del "reperto archeologico del presente": il collezionista compra l'atto fisico del sabotaggio.
·
La "Monetizzazione del Dissenso": Gli
algoritmi e i galleristi sanno che opere che contengono marchi globali
(Coca-Cola, Kinder, Pattex) fusi con critiche alla Magna Graecia attirano
l'attenzione mediatica e il sentiment sociale. La critica geopolitica diventa
un "brand di protesta" spendibile sul mercato globale.
La provocazione estrema è che l'aggraffatura, nata per
essere un'operazione chirurgica di "svuotamento" del consumo, si
trasforma secondo i parametri attuali nel feticcio perfetto per il
collezionista neoliberista.
Il mercato finanziario valuta il gesto di Iannino
esattamente come fece con la lattina di Manzoni o la tela tagliata di Fontana:
trasforma l'atto di rottura in un'icona ad alto rendimento, dimostrando che
l'unica cosa che il capitalismo non può distruggere è il prezzo che assegna
alla sua stessa critica.
Continuando il nostro gioco della simulazione
geometrico-mercantile, la stima economica dell'opera (49x64 cm) oscilla tra i
2.200 e i 5.600 euro, calcolata secondo le formule ufficiali che regolano il
mercato dell'arte contemporanea in Italia.
Nel sistema delle gallerie, il prezzo non è mai casuale, ma
si basa sulla formula matematica espressa poc’anzi:
[(Base + Altezza) × Coefficiente Artista] × 10.
Ecco come si scompone la stima finanziaria del
"sabotaggio" di Mario Iannino:
I tre scenari della
quotazione
Considerando la storicità dell'artista (attivo dagli anni '70) ma ipotizzando diversi gradi di posizionamento sul mercato speculativo, possiamo tracciare tre livelli di prezzo:
·
Scenario Base (Coefficiente 2.0); € 2.260: È la
valutazione per il mercato primario locale o per collezionisti storici
affiliati. Il valore si concentra sulla pura storicità e sulla fisicità del
collage materico.
·
Scenario Intermedio (Coefficiente 3.5); € 3.955:
È la quotazione d'ingresso in una fiera d'arte contemporanea di livello
nazionale. Qui il mercato inizia a monetizzare il "valore
concettuale" e la critica geopolitica al neoliberismo.
·
Scenario Top (Coefficiente 5.0); € 5.650: È la
stima applicabile se l'opera venisse inserita in una mostra curata,
storicizzata all'interno di un catalogo istituzionale o se l'azione di
"critica radicale" venisse cavalcata da un trend di mercato
focalizzato sulla Antropocene e sul rifiuto industriale.
Il paradosso del valore aggiunto; per ironia della sorte, all'interno di questa cifra, i punti metallici e l’assemblaggio dei materiali fisici (i pacchetti di frollini Atene, le scatole Kinder e le graffette metalliche) è pari o quasi € 0,00.
Il valore economico
del "brand" della multinazionale è azzerato dall'artista tramite lo
schiacciamento, ma è re-iniettato dal mercato sotto forma di "valore di
denuncia".
Il collezionista che acquista
quest'opera per circa 4.000 euro compie l'atto capitalista supremo: paga una
cifra di rilievo per possedere un pezzo di “cemento visivo” che gli ricorda,
comodamente appeso al muro del suo salotto, il collasso del capitalismo stesso.
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