CAROSELLO

Dalla pittura al pixel

 La decostruzione della forma: l'evoluzione del linguaggio artistico dal Salon des Refusés alla transizione multimediale contemporanea.

Studi d'archivio hanno svelato che la vera modella per "L'origine del mondo" di Gustave Courbet fu Constance Quéniaux, smentendo la lunga attribuzione a Joanna Hiffernan. Nonostante ciò, la figura di Hiffernan rimane centrale nel contesto artistico parigino del XIX secolo, legato al triangolo con il pittore Whistler e lo stesso Courbet.

Nota dell'autore: per non urtare la sensibilità di qualche lettore o i rigidi algoritmi di censura digitale, l'immagine del dipinto di Gustave Courbet è stata rimossa; chi desiderasse contemplare questo pilastro del Realismo può trovarlo esposto a Parigi, al Musée d'Orsay (e non al Louvre, come spesso si crede).

 

Tra Gossip e cronache d'arte d'inizio '900

 

Dalla seconda metà dell'800 al Contemporaneo, un viaggio negli studi dei pittori tra modelle, prostitute, amanti e... a proposito di Whistler, Courbet e Jo la rossa, modella e ispiratrice di entrambi che pare abbia posato per il celebre dipinto realista di Courbet "L'origine del mondo".

La teoria secondo cui Joanna Hiffernan, detta "Jo la rossa", posò per lo scandaloso dipinto realista L'origine del mondo (1866) di Gustave Courbet è stata smentita. Per oltre un secolo la splendida modella irlandese è stata indicata come la candidata più probabile a causa della sua intensa relazione con l'artista e della sua folta capigliatura. Tuttavia, nel 2018 una clamorosa scoperta d'archivio ha svelato la vera identità della modella.

La vera modella, secondo lo storico e scrittore francese Claude Schopp, fu Constance Quéniaux, ex ballerina dell'Opera di Parigi.

 

 La prova risiede in una lettera del 1871 scritta da Alexandre Dumas figlio e indirizzata a George Sand. La lettera conteneva un errore di trascrizione corretto dall'originale, in cui la parola "interviste" (interviews) era in realtà "visceri" (interieur). Il testo originale recitava: "Non si può dipingere il delicato e colto interno dei visceri della signorina Quéniaux dell'Opera".

 All'epoca della realizzazione del quadro (1866), la trentaquattrenne Constance era una delle amanti del diplomatico ottomano Khalil Bey, l'uomo che commissionò a Courbet lo scandaloso dipinto per la sua collezione privata di arte erotica. Questo è quanto finora noto alle cronache dell’epoca. Ciò non toglie che il mito di Jo la rossa provocò la rottura tra i pittori Whistler e Courbet che in quegli stessi anni coabitavano.

 Nonostante la smentita su L'origine del mondo, la figura di Joanna Hiffernan rimane una delle muse più affascinanti della storia dell'arte del XIX secolo, capace di scatenare un acceso triangolo artistico e sentimentale:

 In merito alla musa di Whistler: Jo fu la compagna di vita, la modella e l'amministratrice degli affari del pittore americano James Abbott McNeill Whistler. Per lui posò nel celebre capolavoro Sinfonia in bianco, ritratto n. 1 (nota come La ragazza in bianco).

 L'incontro con Courbet avvenne nel 1865, a Trouville, Whistler lavorò fianco a fianco con Courbet. Il pittore realista rimase folgorato dalla magnetica bellezza e dai capelli ramati di Jo, dipingendola nel celebre e sensuale ritratto Jo, la bella irlandese.

 Il tradimento e lo scandalo: Nel 1866, approfittando di un viaggio di Whistler in Cile, Jo si recò a Parigi e posò nuda per Courbet nel dipinto omoerotico Il sonno (o Le dormienti), intrecciando con lui una probabile relazione amorosa. Quando Whistler tornò e vide le tele erotiche dell'amico che ritraevano la sua compagna, si infuriò a tal punto da interrompere bruscamente ogni rapporto con Courbet e, poco dopo, porre fine alla sua storia con Jo.

 

Altri autori, tra i quali Corrado Augias nella sua biografia romanzata su Modigliani, citano ed espongono una versione parzialmente diversa: Courbet e Jo abitavano la stessa casa lasciata da Whistler nel periodo in cui quest’ultimo si recò in Cile nell’anno 1866. In quel periodo, mentre James Whistler era lontano, Joanna Hiffernan gestiva i suoi affari a Parigi e la coabitazione con Gustave Courbet ispirò opere erotiche come Il sonno. La narrazione di Augias evidenzia proprio come questo intreccio tra vita e arte abbia consumato la rottura artistica e personale tra i due pittori.

La seconda metà del 1800 è considerata il periodo più rivoluzionario della storia dell'arte occidentale. In meno di cinquant'anni si è consumata la frattura definitiva con la tradizione accademica che durava dal Rinascimento, gettando le basi per tutta l'arte moderna e contemporanea. Il fermento di quegli anni non ha eguali per velocità e radicalità. I fattori chiave includono:

 

·       La nascita della modernità: La rivoluzione industriale, l'urbanizzazione e l'avvento della fotografia costringono gli artisti a cambiare lo scopo stesso della pittura.

·       La libertà del mezzo: La pittura smette di dover "documentare" la realtà (compito ora svolto dall'obiettivo fotografico) e inizia a esplorare la luce, il colore e l'emozione pura.

·       L'indipendenza degli artisti: Ottenuta con la contestazione dei Salon accademici ufficiali (a partire dallo storico Salon des Refusés del 1863). Crolla il monopolio istituzionale; nascono le mostre indipendenti e la figura dell'artista moderno che dipinge per necessità espressiva e non su commissione della Chiesa o dello Stato.

 

In pochissimi decenni si susseguono movimenti che stravolgono la percezione visiva e il ruolo dell’artista nella società:

 

·       Realismo (anni '50-'60): Courbet e Millet rompono i tabù accademici dipingendo la vita vera, i contadini e i lavoratori, elevando la quotidianità a grande arte.

·       Impressionismo (anni '70-'80): Monet, Renoir, Degas e Pissarro escono dagli studi (en plein air) per catturare l'attimo fuggente, la luce mutevole e la vita urbana di Parigi.

·       Post-Impressionismo (anni '80-'90): Figure monumentali come Cézanne, Van Gogh e Gauguin superano l'impressionismo per esplorare la struttura geometrica, l'emozione interiore e il simbolismo del colore.

·       Puntinismo e Simbolismo (fine secolo): Seurat intellettualizza il colore con la scomposizione scientifica della luce, mentre i simbolisti si rifugiano nel sogno e nel mito.

 

Senza i maestri della seconda metà dell'Ottocento, il Novecento non sarebbe esistito. Cézanne è il padre diretto del Cubismo di Braque e Picasso; Van Gogh apre la strada all'Espressionismo; l'uso del colore puro di Gauguin anticipa i Fauves.

 

La contemporaneità dimostra che l'avventura artistica non si è interrotta, ma si è evoluta attraverso la smaterializzazione della forma e la contaminazione digitale, proprio come emerge nella poetica di Mario Iannino.

Se i maestri del secondo Ottocento hanno liberato il colore e la tela dalla schiavitù della rappresentazione accademica, gli artisti contemporanei operano in un contesto post-moderno dove la storia dell'arte è un immenso archivio di segni da ricombinare. Come ha insegnato l'avanguardia nelle molteplici forme della nuova figurazione pop (da Robert Rauschenberg a Mimmo Rotella, Andy Warhol, passando per l'informale di Emilio Vedova) fino ai giorni nostri.

L'opera del pittore e promotore culturale calabrese Mario Iannino (nato a Catanzaro nel 1953) incarna questa transizione dall'arte figurativa tradizionale ai nuovi media. La sua ricerca si sviluppa su direttrici precise:

 

·       I linguaggi mutevoli: Come evidenziato anche dalla mostra “L'evoluzione dei Linguaggi Mutevoli” (ripresa da RaiNews nel giugno 2024), la sua produzione spazia dalla pittura classica alla grafica digitale, analizzando gli ossimori verbali e visivi della comunicazione di massa.

·       La decostruzione del visivo: Si osserva la smaterializzazione dell'immagine resa plastica attraverso cicli di opere digitali. Il pixel cessa di essere mero strumento tecnico e diventa "pensiero", un'interferenza concettuale che nega la forma accademica per svelarne il significato più profondo.

·       La contaminazione generazionale: Rifiutando un'arte di maniera o puramente commerciale, l'artista ha trasformato il proprio studio, fin dal 1986, in un laboratorio aperto: un presidio culturale contro il "decadentismo visivo".

 

La continuità della metamorfosi artistica contemporanea, il filo conduttore che lega il Realismo e l'Impressionismo del 1800 all'arte di oggi, resta la costante ricerca dell'autenticità espressiva. Mentre Courbet cercava la verità nella materia densa dei corpi e dei paesaggi, e gli impressionisti nella scomposizione della luce naturale, l'arte contemporanea e digitale la ricerca oggi nella scomposizione del flusso informativo e della percezione tecnologica.

 

Mentre Courbet cercava la verità nella materia densa dei corpi e degli elementi, e gli impressionisti nella scomposizione della luce naturale, l'arte contemporanea sposta la sua indagine sulla complessità tecnologica e concettuale. In questo scenario, l'artista smette di essere un mero artefice di immagini per farsi filtro critico: un detonatore di messaggi e sensazioni, immerso nel flusso incessante della memoria storica e degli stimoli digitali.

 

 

 

 

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