Catanzaro, ancora sul caso "Fiorita"
Sabatino Ventura Nicola definisce la seduta
del Consiglio Comunale di Catanzaro del 23 luglio un punto di svolta storico,
sancendo la fine politica della consiliatura del Sindaco Fiorita in seguito
all'approvazione della pratica sul "campo di Giovino". L'analisi
evidenzia una cocente sconfitta per il Sindaco, causata dal voto favorevole
della destra e di parte del gruppo misto, e sottolinea una gestione ritenuta
benevola della pratica da parte della vicesindaca e una mancanza di leadership
politica nel difendere il programma elettorale.
SANCITO L’EPILOGO DELLA CONSILIATURA FIORITA
La seduta del Consiglio Comunale di mercoledì 23 luglio resterà, credo, nella
storia della città, perché ha segnato uno dei punti più bassi raggiunti, a mia
memoria, da un’Amministrazione Comunale.
Ho seguito i lavori, attraverso la diretta, con particolare fastidio e anche angoscia quando la discussione ha riguardato la pratica “campo di Giovino”.
Premetto
che il mio intervento non valuterà il contenuto di quel deliberato, che merita
una apposita disamina, votato favorevolmente da tutti i consiglieri di destra e
da quasi tutti i consiglieri del gruppo misto, presenti in aula, perché intendo
esaminare l’aspetto politico, molto significativo, che quella discussione e il
voto hanno evidenziato.
La vicesindaca e assessore all’urbanistica ha dato lettura della delibera posta ai voti del Consiglio Comunale, in modo “asettico”, o meglio, per come si è capito, in modo falsamente asettico.
Ma
una pratica di tale portata impone all’Esecutivo e al Sindaco principalmente, di
esporre, argomentando, le scelte politiche e ammnistrative del suo programma,
che non consentono di accogliere favorevolmente i contenuti della delibera,
accompagnate dalla richiesta al Consiglio Comunale di respingere la pratica.
Sarebbe
stato pertanto necessario un suo corposo intervento in aula.
Quella
pratica, che contiene una scelta cruciale per il futuro urbanistico, ma anche
sociale, e quant’altro della città, il sindaco l’ha, invece, considerata,
irrilevante, neutra.
In quel Consiglio Comunale si è chiaramente palesata l’irrilevanza di questa Amministrazione.
Il
voto favorevole, si è visto in aula, è stato salutato con grande soddisfazione
dai banchi della destra e dalla gran parte dei Consiglieri del gruppo misto.
Una cocente sconfitta del Sindaco, senza attenuanti, si è registrata.
I Consiglieri che hanno votato a favore, si sono molto compiaciuti con la vicesindaca,
basta
ascoltare i loro interventi; hanno apprezzato il lavoro che ha svolto perché la
pratica arrivasse per come da loro richiesto e, senza malcelato riconoscimento,
per il sostegno che la stessa ha dato.
La stessa lettura data in aula della pratica, lo rivela.
Il
23 luglio, dunque, in Consiglio Comunale è accaduto qualcosa di particolare
rilevanze politica: è stata sancita la miserevole sconfitta politica del
sindaco Fiorita.
Non avrei mai voluto scriverlo. Mi duole molto essere stato costretto a farlo: è il sindaco a cui ho fatto la campagna elettorale e che ho votato. Ma tutto ha un limite.
Andiamo,
per sapere e capire quanto è successo negli ultimi mesi rispetto a questa
vicenda Giovino, a qualche riflessione e domande politiche di merito.
Chi
ha caldeggiato e voluto quell’atto ammnistrativo? Chi ne ha seguito tutto
l’iter?
Il
Sindaco, rispetto a quanto si stava predisponendo e proponendo, che ruolo ha svolto?
Sicuramente
non è stato dalla finestra a guardare, per come ugualmente sarà stato per la vicesindaca,
nonché assessore all’urbanistica.
È
una pratica sostenuta lungo il percorso dal sindaco o avversata? In
quest’ultimo caso da dove si deduce? Dagli gli ordini del giorno di Giunta e/o dai
relativi verbali? Da incontri con i Consiglieri Comunali? Da sue comunicazioni
alle Commissioni Consiliari preposte? Da dichiarazioni pubbliche? Da altro?
La posizione del sindaco, sin dall’inizio della procedura, ritengo sia determinante nella valutazione politica di quanto è avvenuto durante l’iter, e anche, ritengo soprattutto, del ruolo che ha svolto il 23 in Consiglio Comunale.
La
vicesindaca/assessore come ha operato a seguito, se c’è stata, di una direttiva
del sindaco non favorevole alla pratica? Ha trasgredito?
Gli
assessori, ricordo sono scelti dal Sindaco, quali sue persone di fiducia: sono
la squadra del sindaco, non hanno un’autonomia politica operativa. Sono domande
che attendono una chiara risposta.
I
Consiglieri comunali del gruppo PD, in Commissione Urbanistica, mi risulta, che
abbiano espresso voto favorevole alla pratica, perché? C’è stato un indirizzo
del PD della città in tal senso?
La
vicesindaca, ricordo espressione del PD, nel presentare questa pratica in
Consiglio Comunale, aveva il dovere politico, a nome del Sindaco di chiedere
che l’assise votasse contro.
Non
solo non l’ha fatto, ma si è capito chiaramente, almeno io, ma credo tutti, che
la presentazione della pratica era molto benevola verso un voto favorevole.
Tutti
gli interventi dei consiglieri di destra hanno elogiato il lavoro svolto dalla
vicesindaca a favore della delibera.
La
vicesindaca neanche a seguito di tali apprezzamenti, ha ritenuto di prendere la
parola per smentire e per comunicare il suo parere contrario e la richiesta a
nome del sindaco e di tutta l’Amministrazione, a votare NO.
Questa,
ribadisco, è una pratica di grande significato politico/amministrativo
strategico per la città.
Su
pratiche di questa portata si misurano le scelte caratterizzante di un’Amministrazione
Comunale.
Sarebbe
troppo comodo averla ritenuta neutra, indifferente, al disopra.
Una
pratica del genere, se davvero il sindaco avesse ritenuto che meritava di
essere bocciata, arriva, se arriva, in Consiglio Comunale con il suo parere
sfavorevole.
E in fase di dibattito il sindaco prende la parola, ne fa una disamina che spieghi il perché del suo voto sfavorevole, e, questo è importante, considerato il valore strategico della pratica, che confligge con il suo programma politico, rispecchiato anche nel Piano Strategico Comunale, di prossima votazione in Consiglio, e da egli voluto, e preannuncia le sue irrevocabili dimissioni, qualora la delibera fosse approvata.
Non
si limita, in modo grottesco, a votare NO; facendo intendere che ritiene la
pratica licenziata di scarso valore.
Finisce
così, miseramente, la sindacatura di Nicola Fiorita.
Concludo,
chiedendo ai Consiglieri che non hanno partecipato a quella seduta del
Consiglio Comunale, di comunicare alla città cosa avrebbero votato. Lo ritengo
un loro dovere.
Catanzaro,
26.7.2026
Sabatino Ventura Nicola
ndr.
Cos'è la "Pratica Giovino"?
La delibera al centro della polemica (spesso definita nel dibattito locale come "pratica Co.Me.T." o "pratica Noto") riguarda l'approvazione di un rilevante progetto edilizio e urbanistico proposto da privati.
La delibera su Giovino è definita "pratica Comet" o "pratica Noto" per identificare in modo diretto il soggetto privato beneficiario del provvedimento urbanistico e la proprietà del terreno interessato.
-- Comet S.r.l.: È il nome della società privata che ha presentato formalmente la proposta di trasformazione urbanistica al Comune di Catanzaro. La Comet è l'effettiva proprietaria del lotto di terreno in località Giovino su cui sorgeva lo storico campo di calcio.
-- Floriano Noto è uno dei più noti e influenti imprenditori di Catanzaro (nonché presidente della squadra di calcio del Catanzaro), a capo del gruppo industriale che controlla la società Comet.
Nel dibattito politico e giornalistico locale, l'atto amministrativo ha preso il loro nome poiché l'approvazione consiliare ha concesso proprio alla società di Noto il via libera per superare i vincoli del vecchio Piano Regolatore Generale, permettendo di convertire un'area sportiva e verde nella futura struttura privata di Silver House (residenza per anziani) e Student Housing.
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