CAROSELLO

Analisi

 Brand e grafia, cosa nascondono?


Guardando l'immagine attraverso la lente cruda della crisi umanitaria a Gaza, l'opera lancia una denuncia violenta e stratificata che tocca la fame, la deumanizzazione e l'ipocrisia dell'assistenzialismo occidentale.

L'immagine sovrappone visivamente due mondi opposti, lacerandoli: da un lato le ciotole vuote strette da mani infantili, dall'altro confezioni commerciali di Enterogermina, un noto integratore di fermenti lattici per la flora intestinale.

L'accostamento è volutamente grottesco e disperato. Le ciotole metalliche tese in fila richiamano le drammatiche immagini quotidiane dei bambini di Gaza in coda per un mestolo di cibo o di farina, simboli di una carestia indotta dal blocco degli aiuti.

Introdurre in questo contesto un farmaco per il "benessere intestinale" mette a nudo l'assurdità della situazione: metaforicamente si offre un rimedio per regolare l'intestino a chi non ha letteralmente nulla da digerire.

È la denuncia di una fame così profonda da rendere ironico e tragico qualsiasi tentativo di cura medica standard.

La presenza dei loghi farmaceutici occidentali frammentati e mescolati alle macerie visive denuncia la natura della risposta internazionale.

 Spesso i canali umanitari inviano medicinali o risposte burocratiche e "confezionate" che risultano del tutto scollate dai bisogni primari di una popolazione sotto le bombe.

L'accostamento ai farmaci suggerisce una provocazione: la tendenza a trattare una catastrofe politica, militare e umana come se fosse una semplice "emergenza sanitaria" o un problema digestivo da tamponare, anziché un massacro da fermare.

Nell’opera si denuncia il contrasto tra il capitalismo del benessere occidentale (curare il superfluo o i piccoli disturbi quotidiani) e la privazione assoluta della vita a Gaza nella frammentazione dei corpi e la perdita dell'infanzia.

La tecnica del collage digitale, con i tagli bianchi e le lacerazioni che squarciano l'immagine, esprime la distruzione fisica e psicologica.

I corpi dei bambini non sono integri; si vedono solo mani, braccia e stoviglie che galleggiano in un caos di frammenti commerciali.

La “scomposizione digitale” denuncia la deumanizzazione dei civili, ridotti a immagini spezzate nei feed dei telegiornali o dei social network, e la distruzione del tessuto vitale dell'infanzia, lacerato dalla violenza incessante del conflitto.

L'opera urla l'inconciliabilità tra il nostro mondo protetto, fatto di farmaci da banco e benessere accessibile, e l'inferno di chi stringe una ciotola di metallo vuota tra le macerie.

Se desideri approfondire questo specifico linguaggio visivo, posso aiutarti a analizzare come altri artisti contemporanei utilizzano il collage di denuncia o il contrasto tra marchi commerciali e scenari di guerra.

In questo caso, l’artista è Mario Iannino.

L'artista calabrese incentra da anni la sua produzione sulla poesia visiva, sulla semantica dell'immagine e sui "Linguaggi mutevoli" della comunicazione contemporanea ( https://www.rainews.it/tgr/calabria/video/2024/06/linguaggi-mutevoli-in-mostra-le-suggestioni-di-iannino-sulla-comunicazione-9b13dd54-4fa9-424a-ad05-64a1d73eef4c.html)  

Nelle opere di Mario Iannino ( https://marioianninoartist.altervista.org/ ) la denuncia della tragedia di Gaza acquisisce una firma metodologica ben definita, focalizzata su tre pilastri concettuali:

1)       La manipolazione mediatica e i codici di consumo

Iannino non si limita a mostrare il dolore, ma analizza come la nostra società consuma il dolore altrui. Utilizzando frammenti pubblicitari accostati a corpi feriti, l'artista denuncia l'assuefazione visiva. Nel flusso quotidiano di informazioni, la notizia del bombardamento a Gaza e lo spot del medicinale da banco si trovano sullo stesso identico piano (nel feed dei social o nei passaggi televisivi). Iannino sabota questo meccanismo fondendoli fisicamente, obbligando lo spettatore a subire il cortocircuito.

2)        Il testo e il brand come maschere ipocrite

Come cultore della grafica creativa e dei segni, Iannino usa il carattere tipografico e il brand come simboli di potere e anestesia sociale. La scritta "Enterogermina" e la parola sbiadita "Fantasmi" diventano etichette della nostra indifferenza. L'Occidente risponde alla distruzione totale (la cancellazione di generazioni) applicando logiche di "brand", protocolli asettici o risposte preconfezionate che trasformano esseri umani reali in spettri invisibili (fantasmi, appunto).  

3)        Il collage come atto di frattura sociale

Il taglio grafico, la lacerazione della carta o del pixel tipici del suo stile non sono una scelta decorativa, ma un atto chirurgico di dissenso civile. Iannino rompe la superficie liscia e rassicurante della comunicazione di massa per mostrare le viscere rimosse della realtà: la fila per un pezzo di pane, l'infanzia negata, l'orrore della guerra vissuto a distanza.

 

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