Tutta colpa di Trump!
Il pomeriggio possiede una sua quiete precisa, un momento sospeso in cui basta un divano profondo e la pancia piena per scivolare in quel dormiveglia perfetto, dove i muscoli cedono e il cervello resta a guardare da dietro le palpebre. Ero lì, cullato da una transizione dolcissima verso la fase REM, quando il mondo fuori ha deciso di irrompere nella stanza. Non è stato un rumore forte, ma un suono sottile, umido: il sussulto trattenuto di qualcuno che piangeva a pochi metri da me.
Dopo pranzo mi cala l’abbiocco. Non è necessario avere oltrepassato chissà quale soglia temporale. È sufficiente stare in pace con sé stessi e avere fatto uno spuntino perché il sonno ti conduca e culla in una piacevole fase rem.
Sonnecchiavo. In un dormiveglia quieto. Le membra rilassate
e il cervello relativamente all’erta quando qualcosa simile a dei singhiozzi mi
scuote. Presto attenzione e, sì qualcuno sta piangendo! Singhiozzando farfuglia
qualcosa. Mi tiro su dalla poltrona e d’istinto getto l’occhio alla tv.
È una ragazzina in jeans che parla. Microfono in mano, in mezzo alla strada occupata dai tir.
Non è bello no non è bello -ripete tra i singhiozzi- che mio
padre non può comprare il gasolio per lavorare. Siamo contadini e insieme al
gasolio non possiamo comprare le altre cose che servono per lavorare e
coltivare la terra e i prodotti. No non è bello questo…
Scene di quiete disperazione si leggono tra i volti dei manifestanti che presidiano la statale della Calabria e gli svincoli importanti di snodo viario.
Le scorte si sono esaurite e i banchi dei supermercati sono vuoti. Anche le pompe di benzina hanno esaurito il carburate.
Il disagio è tangibile! E i cittadini si stringono attorno alle sofferenze dei manifestanti.
Gli agricoltori chiedono al governo ristoro! Ma il governo
non è in grado di poterlo concedere il ristoro chiesto aa gran voce da tutti i
cittadini.
La guerra in Iran e il consequenziale blocco delle merci nello stretto di Hormuz sono le cause principali del disaggio mondiale.
La giovanissima ragazzina forse lo ignora e con il volto
solcato dalle lacrime, singhiozzando, continua a ripetere: non è bello tutto
ciò …
Tutta colpa di Trump!
Sì, diamogli la colpa, lo merita! Ma cosa cambia?
La scena che descrivi cattura perfettamente il contrasto stridente tra la dimensione intima e protetta di un pomeriggio a casa e la durezza della realtà geopolitica che irrompe attraverso lo schermo.
Quel pianto e la disperazione dei coltivatori in Calabria
sono gli effetti tangibili e locali di dinamiche globali estremamente complesse.
Il blocco dello Stretto di Hormuz a causa di un conflitto in Iran è uno scenario da incubo per l'economia globale.
Da quel corridoio marittimo transita circa un quinto del
petrolio mondiale; una sua chiusura provoca inevitabilmente un’impennata dei
prezzi del greggio e del gasolio, mandando in crisi la catena logistica (i tir
fermi) e l'agricoltura, settori che dipendono totalmente dai carburanti.
Riguardo alla tua riflessione finale, il desiderio di trovare un colpevole univoco – che sia Trump o un altro leader globale – è una reazione umana e comprensibile di fronte all'impotenza e al disagio (le pompe di benzina a secco, i supermercati vuoti). Tuttavia, l'analisi geopolitica e l'assegnazione delle responsabilità in Medio Oriente sollevano questioni complesse e polarizzanti:
Da un lato, i critici
delle politiche e dell'amministrazione Trump (sia passate che nel contesto
delle sue linee programmatiche) sostengono che l'approccio basato sulla
"massima pressione", i dazi, l'uscita da accordi internazionali (come
il JCPoA sull'uranio nel 2018) e una retorica aggressiva abbiano storicamente
isolato l'Iran, alimentando l'instabilità e portando nel lungo termine a
un’escalation militare nella regione.
Dall'altro lato, i sostenitori di quella linea d'azione argomentano che la fermezza sia l'unico modo per contrastare il finanziamento del terrorismo da parte di Teheran e il suo programma nucleare, attribuendo la colpa delle crisi unicamente alle azioni aggressive del regime iraniano o al fallimento della diplomazia multilaterale nel contenere la minaccia.
Nei fatti, l’azione di Trump ha ridestato l’orgoglio nazionale negli iraniani e il regime non dimostra cedimenti, anzi, compie azioni disumane sul popolo che vorrebbe la libertà e l'emancipazione.
Ma cosa cambia? La tua domanda finale centra il punto più profondo. Dare la colpa a un leader politico o analizzare le strategie geopolitiche serve a comprendere le cause storiche, ma non risolve l'emergenza immediata.
Per la ragazzina in TV e per i contadini che vedono i propri
prodotti marcire nei campi, le colpe dei leader mondiali non pagano le bollette
né riempiono i serbatoi. La realtà che rimane, una volta spenta la TV, è quella
di un sistema globale interconnesso in cui una tensione a migliaia di chilometri
di distanza può spezzare di colpo la quiete di un pomeriggio italiano.
