L'inclusione è accoglienza
L'inclusione non si fa per decreto:
la lezione dimenticata del nostro passato
Includere significa accettare, accogliere l’altro. Il forestiero. È un concetto che oggi riempie i dibattiti politici e i talk show, spesso trattato come un'emergenza senza precedenti. Eppure, la storia del nostro microcosmo nazionale testimonia che l'integrazione è un cammino che abbiamo già percorso, e non molto tempo fa.
Basta guardare alle realtà quotidiane delle nostre città di
provincia a metà del Novecento. In quegli anni, una marea umana scendeva dai
paesi dell'entroterra per cercare fortuna nei centri urbani. Intere famiglie
abbandonavano la zappa e i campi, attratte dalla mitologia dell’industria e
dalle promesse di benessere che il mercato dei consumi iniziava a diffondere.
Era l'alba del boom economico: dopo la radio e la TV, le grandi fabbriche
invadevano le case con i primi elettrodomestici, dal frigorifero alla lavabiancheria.
Quei "paesani" arrivavano in città portando con sé non solo la speranza, ma anche i propri costumi. Le donne vestivano gli abiti tradizionali, le "pacchiane". Era un abbigliamento rurale, vistoso, apparentemente fuori tempo e per niente in armonia con il contesto urbano di città che portavano ancora addosso le ferite e l'odore della guerra appena finita. Agli occhi dei cittadini di allora, quei nuovi arrivati apparivano distanti, quasi alieni.
Oggi la storia si ripete con geografie diverse, ma con le stesse dinamiche umane. Guardiamo al forestiero che arriva da lontano con diffidenza, dimenticandoci di quando i "diversi" eravamo noi, a pochi chilometri da casa.
La vera lezione che il nostro passato ci tributa sta nel
finale di quella transizione: non c’è stato bisogno di un decreto legge per
imporre a quelle donne di dismettere i loro abiti tradizionali. Non servirono
divieti o percorsi forzati di assimilazione.
L'integrazione è avvenuta per osmosi, nella quotidianità
delle fabbriche, dei mercati, delle scuole e dei condomini. Il tempo ha
smussato i contrasti, e quegli abiti che un tempo sembravano un elemento di
rottura, oggi sono custoditi nei musei e fanno la storia della nostra cultura.
L'attualità ci dimostra che l'inclusione non si impone con
la forza della burocrazia, né si blocca con i fili spinati. Si governa offrendo
dignità e lasciando che il tessuto sociale faccia il suo corso spontaneo. Ieri
come oggi, la convivenza si costruisce sul campo, un giorno alla volta.

