In merito alla drammatica vicenda consumata in Egitto
-lettera al blog-
Leggo da qualche tempo il blog e mi va di scrivere quanto segue. Forse per una sorta di sfogo, per condividere con voi quanto emerge dalla vicenda “Regeni”, e, secondo il mio pensiero, ritengo che:
A volte si dovrebbe mettere da parte la diplomazia e non
mediare. dire a muso duro, non con arroganza, ma con determinazione ciò che si
pensa. Non per innescare guerre tra Stati ma per amore della democrazia, il rispetto
delle intelligenze e l'amore per la libertà. prescindendo dalle guerre di
potere politiche che si stanno consumando sulla nostra pelle mediante quei
partiti fatti diventare cosa nostra e i segretari appendici domestiche
assoldati dalle famiglie reggenti, ma è davvero illogico sentire silenzi
assordanti o esternazioni unilaterali affidati ai social. che Guido Regeni
fosse stato martorizzato e cannibalizzato dal regime egiziano lo si sapeva.
adesso è venuta in soccorso la sentenza che ha condannato i fautori del
macello. allora, perché, non si chiede contezza all'Egitto? per interessi
personali o di Stato? qualunque sia il motivo i rappresentanti di governo
protempore hanno il dovere di servire l'Italia con rispetto e onore.
La risposta della redazione:
La complessa dicotomia tra la fermezza morale e la realpolitik di Stato rappresenta uno dei nodi più dolorosi e dibattuti della storia repubblicana recente.
La recente sentenza della Corte d'Assise di Roma che ha
condannato a dieci anni di carcere tre agenti dei servizi segreti egiziani per
il sequestro e le torture inflitti a Giulio Regeni riaccende con forza il
quesito etico e politico sollevato, vale a dire: fino a che punto lo Stato può
spingersi nel mediare diplomaticamente quando sono calpestati la dignità umana
e l'onore costituzionale?
Le ragioni dietro l'approccio diplomatico dell'Italia verso
l'Egitto, spesso percepito dall'opinione pubblica come un "silenzio
assordante" o un compromesso intollerabile, si muovono su un doppio
binario analitico.
Queste, a nostro avviso, in estrema sintesi le chiavi di lettura:
Geopolitica e Sicurezza. L'Egitto è considerato un partner strategico
nel controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo e nella stabilità dell'area
nordafricana (es. dossier Libia).
La sovranità nazionale e i diritti fondamentali di un
cittadino non dovrebbero mai essere barattati per una stabilità geopolitica
apparente.
Interessi Energetici. Accordi strategici (come la gestione del
maxi-giacimento di gas Zohr da parte di Eni) legano a doppio filo l'economia
energetica italiana al Cairo.
La dipendenza economica e commerciale non può giustificare
l'impunità per atti di violenza statale criminale.
Canali Diplomatici.
Mantenere aperti i rapporti permette,
secondo la diplomazia, di continuare a fare pressione o monitorare le dinamiche
interne.
Una diplomazia priva di una reale fermezza ("a muso duro") viene percepita come un segnale di debolezza istituzionale e accondiscendenza.
Per oltre un decennio la famiglia Regeni, sostenuta dal
lavoro dell'avvocata Alessandra Ballerini ha denunciato i depistaggi operati
dal regime del Cairo. La pronuncia della magistratura italiana costituisce un
punto fermo storico: ha formalmente stabilito che Giulio è stato sequestrato da
apparati statali egiziani, nonostante le accuse specifiche di omicidio siano
cadute in primo grado a causa delle oggettive difficoltà nel reperire prove in
territorio straniero privo di cooperazione.
Questo verdetto sposta inevitabilmente l'asse del dibattito: non si parla più solo di "sospetti", ma di una verità sancita in un'aula di tribunale.
Proprio per questo, le richieste dei familiari e di una
fetta importante della società civile puntano a esigere che le istituzioni
pro-tempore pretendano conto al Cairo di quanto accaduto, superando le prudenze
dettate dai meri bilanci economici.
La Costituzione italiana ricorda che la Repubblica tutela i
diritti inviolabili dell'uomo e impone ai rappresentanti dei cittadini di
adempiere alle proprie funzioni "con disciplina ed onore".
Il delicato equilibrio tra la tutela di questi valori
universali e la difesa degli interessi strategici nazionali rimane uno dei
terreni più scivolosi per qualsiasi esecutivo.
