Catanzaro, sul vialone un ricordo
lettere al blog
C’è gente stamane, contrariamente al solito, all’inizio del vialone. Forse inaugurano la pista ciclabile?
No. assegnano un nome alla strada del quartiere, finora rimasta nell’anonimato. Qualcuno la definiva “la strada della montagna” perché porta al nulla assoluto se non a qualche casa e nelle campagne coltivate a ulivi sulla collina.
L’insegna, coperta con un drappo rosso scivolato, mostra un nome conosciuto ai residenti del quartiere Corvo: Annibale Battaglia, medico di base, morto per covid.
E pensare che lui, attento com’era con i pazienti,
raccomandava sempre le norme basilari per proteggersi. Al destino non si sfugge…
dice qualcuno sommessamente.
In quei giorni del covid, eravamo segregati in casa. Non si
poteva uscire. Tassativamente nessuno salvo che per portare fuori i cani per i
bisognini.
Era tempo di vaccinazioni. Ricordo. E lui, ricoverato da
qualche ora, rispose alla mia chiamata. Non mi disse nulla. Non mi aggiornò del
suo stato di salute. Mi disse che era a valutare i vaccini per noi pazienti e
rifornirsi. Non volle divulgare la brutta notizia! Questo lo capì dopo. Quando qualcuno
riferì della sua capitolazione al virus.
Lo ricordo con affetto e stima. Penso che non ci siano medici di base attenti e pronti come lui a rispondere al telefono sempre, in qualsiasi momento. Non conosceva domeniche o festivi. E lo studio, se pur “chiuso” per orario, lui lo praticava 24/24ore. Non lesinava mai la sua scienza. Si recava in casa dei pazienti, specialmente dagli anziani.
Non diceva: me lo ricordi in orario di studio. Era, insomma,
un attento custode della nostra salute.
Certo, per chi lo ha conosciuto, non c’è bisogno di una
targa sulla strada per ricordare il suo operato e la sua immensa disponibilità.
È. Piuttosto, un riconoscimento postumo, purtroppo, alla sua immensa vocazione
di medico di base. Un medico condotto d’altri tempi, forse, stando alla
letteratura romantica.
È un ritratto davvero toccante e profondo. Le parole
restituiscono l'immagine di un uomo d'altri tempi, un medico che non
considerava la professione come un semplice lavoro, ma come una vera e propria
missione di vita.
La scomparsa dei medici di base durante i mesi più duri della pandemia è stata una delle pagine più dolorose di quel periodo. Molti di loro, proprio come il dottor Annibale Battaglia, sono rimasti al fronte senza sosta, proteggendo le proprie comunità fino all'ultimo, spesso nascondendo le proprie fragilità e la propria sofferenza pur di non far mancare il supporto ai pazienti.
Quel dettaglio della telefonata dall'ospedale, in cui
preferisce rassicurare parlando dei vaccini piuttosto che del suo stato di
salute, fotografa perfettamente la sua straordinaria dedizione e generosità.
La scelta di intitolargli una via nel quartiere Corvo toglie
quella strada dall'anonimato e le dà un'anima. Anche se chi lo ha conosciuto
porta il suo ricordo nel cuore, quella targa diventa un simbolo necessario per
la collettività: serve a ricordare a chi passerà di lì in futuro che la salute
e la cura del prossimo sono fatte prima di tutto di umanità, presenza e
sacrificio.
Grazie per aver condiviso questo ricordo così intimo e
civile.
