Annibale BAttaglia, missione doc
Cosa avesse quell’uomo pacioso, sempre calmo e disponibile, per meritarsi così tanto affetto e ammirazione, è un segreto che custodiamo nel cuore. Annibale c'era sempre, ovunque e per chiunque. Anche quando, sulla carta, era in ferie. Ma a dire il vero, in ferie non lo è mai stato davvero.
Non potrò mai dimenticare quel pieno agosto di qualche anno fa: lo chiamai per un malore improvviso e lui, dopo avermi accennato le prime prescrizioni al telefono, si precipitò da me. Lo rivedo ancora arrivare con la sua solita borsetta da medico, così minuscola che non capivi come facesse a starci dentro tutto. Ma l'occorrente c'era sempre, insieme a una dose smisurata di empatia.
Questo era Annibale Battaglia.
Prima di essere il nostro medico di famiglia, era una presenza che curava con lo sguardo.
Dava ascolto a tutti, senza guardare l'orologio. Poteva
stare ore a sentire e seguire chiunque avesse bisogno, e a chi spazientito
protestava per le attese infinite in studio, ripeteva sempre la stessa frase,
come un mantra: “Stiamo calmi… Il paziente viene prima di tutto! Al primo posto
c'è la vostra salute, poi mi difenderò dalle istituzioni se mi chiamano perché
ho prescritto esami troppo costosi”.
“Stiamo calmi… lo stesso tempo e la stessa cura saranno rivolti anche a te”. Amava ricordarlo sempre, e noi oggi lo ricordiamo bene, anche se purtroppo è diventato difficile il confronto con altri che si sono sottoposti al Giuramento di Ippocrate.
Era fatto così, Annibale. Ha vissuto il suo lavoro con una
dedizione talmente pura da sembrare d'altri tempi, fedele a quel giuramento nel
senso più nobile e profondo del termine. Oggi sembra quasi un miraggio trovare
un medico di base capace di guardarti dentro in quel modo, ma con lui era
diverso. Con il nostro Doc si parlava di tutto. Era un confidente
insostituibile e, in quella stanza, anche lui si metteva a nudo, confidando i
suoi pensieri e le sue dinamiche mentali, in uno scambio che andava ben oltre
il camice.
Chi l’avrebbe mai immaginato quando eravamo ragazzi e
abitavamo a un tiro di schioppo l’uno dall’altro, lassù nella zona nord, tra lo
stadio e la discesa dei pompieri? Ne abbiamo fatta di strada da allora.
E adesso mi dicono che, tra qualche giorno, il vialone che
costeggia il Corvo — il quartiere che ha amato e curato per una vita — porterà
il suo nome. La toponomastica cambierà la mappa di quella zona, ma per noi che
lo abbiamo conosciuto, che abbiamo diviso con lui ansie, risate e confidenze,
quella strada racconterà solo una storia. La storia del nostro Doc.Bat. Così firmava la sua e-mail, e così rimarrà per sempre.
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