Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

San Lorenzo una festa antica

 

Tra nostalgia e modernità.


"u crivu"

Cambiano le tradizioni

Il profumo dei "mustazzola" e il passo del tempo. In sintesi la mia Catanzaro e la metamorfosi della fiera di San Lorenzo

Senti anche tu questo suono? Sono le campane che suonano a festa, riempieno l’aria di rintocchi dolci e improvvisi. È bellissimo pensare come la nostra città riesca ancora a parlarsi attraverso i suoni, comunicandoci subito il profumo della festa. Da nord a sud, da est a ovest, i campanili scuotono le pance delle campane: Catanzaro è in festa, è il giorno di San Lorenzo.

Per me è anche una giornata speciale perché è l’onomastico di un caro amico, un vecchio compagno di classe. Gli ho appena mandato un messaggio di auguri; sai, è una delle poche persone di quel periodo che ricordo ancora con vera stima e un affetto fraterno.

Eppure, caro amico, lasciami sfogare un po', te lo digo in confidenza: questo dialogo tra i campanili e il pensiero delle bancarelle piene di mustazzola mi mettono addosso una nostalgia profonda per le tradizioni di una volta. Inutile nasconderselo, negli ultimi anni la nostra Fiera di San Lorenzo è cambiata radicalmente. Quella che per noi era un’istituzione imperdibile, oggi sembra aver perso il suo smalto, tra problemi organizzativi e polemiche per il calo drastico di espositori e visitatori.

Ma d’altronde, come poteva essere diversamente? Pensa solo a dove si faceva un tempo: la fiera ha abbandonato il centro storico, Piazza Matteotti e via Indipendenza, i luoghi del nostro cuore. Ha fatto tappa al rione Stadio e poi si è spostata nella periferia di Mater Domini. Questo trasloco ha letteralmente spezzato il legame intimo con la città, distruggendo il "rito" sacro della passeggiata serale.

In più, l'autenticità, l’originalità dei manufatti  e nelle persone si è quasi persa. Dove sono finiti i veri manufatti in terracotta, i vimini intrecciati e i prodotti agroalimentari tipici? Oggi le bancarelle sono piene di merci standardizzate, vestiti low cost e cianfrusaglie in plastica industriale. Come se non bastasse, le recenti polemiche e gli scontri tra il Comune e gli ambulanti sulle nuove regole dei posteggi hanno spinto molti storici commercianti a non presentarsi proprio, lasciando la fiera svuotata della sua storica vivacità.

Com'è cambiato il mondo delle casalinghe (e di tutti noi)!

Se ci rifletti, il declino della fiera è lo specchio fedele di come sia cambiata la gestione della casa e della famiglia. La figura della casalinga tradizionale non esiste più, e le priorità sono passate dalla scorta stagionale all'acquisto immediato con un click.

 

"u panaru"

Ieri la fiera d'agosto era il momento cruciale per comprare gli attrezzi per l’inverno: i salaturi per le conserve, i panari (i cesti in vimine) e le stoviglie resistenti per la cucina pesante. Oggi i grandi magazzini e i supermercati della grande distribuzione offrono tutto questo dodici mesi all'anno. Chi aspetta più agosto per rifornire la cucina?

E che dire dei materiali e il web: Una volta c'era una forte dipendenza dall'artigianato locale. Gli strumenti erano in legno, terracotta o rame. Oggi, grazie all'e-commerce, ordiniamo un contenitore ermetico tecnologico e ci arriva a casa in poche ore. Prediligiamo  materiali leggeri, che vadano in lavastoviglie e nel microonde, l'esatto contrario dei pesanti manufatti di una volta.

E, il rito delle conserve, ma chi le fa più? Ti ricordi quando le donne di casa dedicavano intere settimane estive a preparare passate di pomodoro, sottoli e melanzane? La fiera serviva a comprare vasi e corde, anche se poi bisognava comunque andare nell'orto o al mercato per la materia prima. Oggi, con i ritmi frenetici che abbiamo, quel tempo si è azzerato. Se vogliamo una conserva, la compriamo già pronta e di alta qualità nei negozi specializzati.

Il nostro interesse si è spostato dalla piazza allo smartphone.

 Ieri la fiera era uno dei rari momenti di socialità vera, calore umano e svago collettivo alimentava l’aria, i vicoli e le strade. Ci si vedeva per confrontarsi, contrattare sul prezzo e sapere le ultime novità della provincia. Oggi la socializzazione corre sui social e nei gruppi della rete. E d'estate, ammettiamolo, preferiamo il fresco climatizzato di un centro commerciale alle bancarelle all'aperto sotto l'afa.

 

È il passo dei tempi, caro mio. Forse inevitabile, ma quanto ci manca quel calore?

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