San Lorenzo una festa antica
Tra nostalgia e modernità.
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Cambiano le tradizioni
Il profumo dei "mustazzola" e il passo del tempo. In sintesi la mia Catanzaro e la metamorfosi della fiera di San Lorenzo
Senti anche tu questo suono? Sono le campane che suonano a festa, riempieno l’aria di rintocchi dolci e improvvisi. È bellissimo pensare come la nostra città riesca ancora a parlarsi attraverso i suoni, comunicandoci subito il profumo della festa. Da nord a sud, da est a ovest, i campanili scuotono le pance delle campane: Catanzaro è in festa, è il giorno di San Lorenzo.
Per me è anche una giornata speciale perché è l’onomastico di un caro amico, un vecchio compagno di classe. Gli ho appena mandato un messaggio di auguri; sai, è una delle poche persone di quel periodo che ricordo ancora con vera stima e un affetto fraterno.
Eppure, caro amico, lasciami sfogare un po', te lo digo in
confidenza: questo dialogo tra i campanili e il pensiero delle bancarelle piene
di mustazzola mi mettono addosso una nostalgia profonda per le tradizioni di
una volta. Inutile nasconderselo, negli ultimi anni la nostra Fiera di San
Lorenzo è cambiata radicalmente. Quella che per noi era un’istituzione
imperdibile, oggi sembra aver perso il suo smalto, tra problemi organizzativi e
polemiche per il calo drastico di espositori e visitatori.
Ma d’altronde, come poteva essere diversamente? Pensa solo a
dove si faceva un tempo: la fiera ha abbandonato il centro storico, Piazza
Matteotti e via Indipendenza, i luoghi del nostro cuore. Ha fatto tappa al
rione Stadio e poi si è spostata nella periferia di Mater Domini. Questo
trasloco ha letteralmente spezzato il legame intimo con la città, distruggendo
il "rito" sacro della passeggiata serale.
In più, l'autenticità, l’originalità dei manufatti e nelle persone si è quasi persa. Dove sono
finiti i veri manufatti in terracotta, i vimini intrecciati e i prodotti
agroalimentari tipici? Oggi le bancarelle sono piene di merci standardizzate,
vestiti low cost e cianfrusaglie in plastica industriale. Come se non bastasse,
le recenti polemiche e gli scontri tra il Comune e gli ambulanti sulle nuove
regole dei posteggi hanno spinto molti storici commercianti a non presentarsi
proprio, lasciando la fiera svuotata della sua storica vivacità.
Com'è cambiato il mondo delle casalinghe (e di tutti noi)!
Se ci rifletti, il declino della fiera è lo specchio fedele
di come sia cambiata la gestione della casa e della famiglia. La figura della
casalinga tradizionale non esiste più, e le priorità sono passate dalla scorta
stagionale all'acquisto immediato con un click.
Ieri la fiera d'agosto era il momento cruciale per comprare
gli attrezzi per l’inverno: i salaturi per le conserve, i panari (i cesti in
vimine) e le stoviglie resistenti per la cucina pesante. Oggi i grandi
magazzini e i supermercati della grande distribuzione offrono tutto questo
dodici mesi all'anno. Chi aspetta più agosto per rifornire la cucina?
E che dire dei materiali e il web: Una volta c'era una forte
dipendenza dall'artigianato locale. Gli strumenti erano in legno, terracotta o
rame. Oggi, grazie all'e-commerce, ordiniamo un contenitore ermetico
tecnologico e ci arriva a casa in poche ore. Prediligiamo materiali leggeri, che vadano in lavastoviglie
e nel microonde, l'esatto contrario dei pesanti manufatti di una volta.
E, il rito delle conserve, ma chi le fa più? Ti ricordi
quando le donne di casa dedicavano intere settimane estive a preparare passate
di pomodoro, sottoli e melanzane? La fiera serviva a comprare vasi e corde,
anche se poi bisognava comunque andare nell'orto o al mercato per la materia
prima. Oggi, con i ritmi frenetici che abbiamo, quel tempo si è azzerato. Se
vogliamo una conserva, la compriamo già pronta e di alta qualità nei negozi
specializzati.
Il nostro interesse si è spostato dalla piazza allo
smartphone.
Ieri la fiera era uno
dei rari momenti di socialità vera, calore umano e svago collettivo alimentava
l’aria, i vicoli e le strade. Ci si vedeva per confrontarsi, contrattare sul
prezzo e sapere le ultime novità della provincia. Oggi la socializzazione corre
sui social e nei gruppi della rete. E d'estate, ammettiamolo, preferiamo il
fresco climatizzato di un centro commerciale alle bancarelle all'aperto sotto
l'afa.
È il passo dei tempi, caro mio. Forse inevitabile, ma quanto
ci manca quel calore?
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