Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

Esplora i Luoghi
Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Manager sopravvalutati: Marisa Bellisario

 Il mito del risanamento di Italtel crolla se analizzato sotto la lente del borgo-capitalismo di Stato: un'operazione che non ha salvato l'azienda sul lungo termine, ma ha blindato il capitale azionario scaricando i costi sociali sulla collettività.

La valutazione sull'operato di Marisa Bellisario (1981-1988) oscilla da sempre tra la celebrazione della prima vera top manager italiana e la dura critica sindacale per una ristrutturazione spietata.

Questo caso rimane uno dei nodi più complessi della storia industriale italiana, stringendosi attorno a un paradosso fondamentale: il management ha capitalizzato e privatizzato i meriti di un'innovazione tecnologica che era, a tutti gli effetti, un patrimonio pubblico preesistente. Parliamo dunque della:

·     Prospettiva critica e dei costi sociali del "Risanamento" a firma Bellisario

 

 Di fatto si può tranquillamente dire che, se pur blandamente, vi fu della

  •  Macelleria sociale: Il personale fu drasticamente ridotto da 30.000 a meno di 20.000 dipendenti, liquidando la forza lavoro come rami secchi.
  •  e La transizione tecnologica fu interamente finanziata con fondi pubblici e un uso massiccio della Cassa Integrazione, proteggendo Stet e IRI a spese dei contribuenti.

 Insomma, il risanamento avvenne con l'espulsione anziché la riconversione della forza lavoro: 

I lavoratori non furono riqualificati per il nuovo ciclo produttivo, ma semplicemente espulsi dal tessuto industriale del territorio.

 La prospettiva manageriale consisteva nel turnaround economico, cioè il salvataggio finanziario:

 Nel 1981 Italtel perdeva miliardi di lire ed era sull'orlo del collasso produttivo e strutturale.

La gestione Bellisario azzerò il deficit, ma lo fece scaricando i costi dell'efficienza sulla società civile e sulla forza lavoro.  

Ritorno al profitto e commercializzazione della Linea UT.

 La dirigenza impose l'industrializzazione forzata dei sistemi digitali, trasformando i prototipi in prodotti pronti per il mercato.

Il nodo tecnologico non fu una “trovata” della Bellisario. Era un patrimonio già esistente!

Il dibattito storico non riguarda la paternità dell'innovazione, ma lo sfruttamento commerciale di un'eredità tecnica radicata negli anni '60 e '70.

Bellisario non inventò la transizione digitale di Italtel; la trovò già nei laboratori.

 

Il Sistema Proteo: Sviluppato dall'allora Sit-Siemens https://fondazioneisec.archiui.com/entita/453-siemens-poi-sit-siemens-poi-italtel , era già il primo sistema italiano di commutazione pubblica elettronica e numerica.

 Il ruolo dello CSELT: Il centro di ricerca del gruppo STET guidava la ricerca sulle centrali digitali, collaborando con l'azienda ben prima degli anni '80.

 Competenze diffuse: L'elettronica avanzata e i brevetti chiave erano già una realtà consolidata nel sistema pubblico e in eccellenze private come la Telettra di Ivrea.

 

Il verdetto industriale: Sfruttamento o sopravvivenza?

L'accusa al modello Bellisario è netta: aver ereditato l'immenso valore tecnologico creato da tecnici e ingegneri per compiere una pura operazione di bilancio e sfoltimento, senza reale merito tecnico proprio.

Di contro, la visione neoliberista obietta che, senza quella ristrutturazione aggressiva, l'azienda non avrebbe mai avuto i capitali e la snellezza necessari per tradurre i prototipi del laboratorio in prodotti commerciali di massa.

Resta il fatto storico: la tecnologia e il know-how erano già vivi e vegeti in fabbrica; il management si limitò a capitalizzarli, blindando i bilanci e lasciando dietro di sé un deserto occupazionale.

 

Il salvataggio impossibile: perché l’Italia industriale non riesce a proteggere insieme impresa e lavoro

 

Dal caso Italtel alla crisi delle grandi aziende pubbliche: tra ristrutturazioni necessarie e costi sociali scaricati sulla collettività, il modello italiano continua a oscillare tra efficienza finanziaria e fragilità del lavoro. Esistono alternative, ma richiedono un cambio culturale profondo. 

 

La parabola di “Italtel” è un prisma attraverso cui leggere quarant’anni di capitalismo italiano: dalle partecipazioni statali al dominio dei fondi di investimento, passando per ristrutturazioni che hanno salvato le aziende ma non sempre le persone.

La cura drastica di Marisa Bellisario, celebrata come un capolavoro manageriale, resta anche il simbolo di un modello che ha chiesto ai lavoratori di pagare il prezzo della modernizzazione.

 

Negli anni ’80 Italtel era un gigante di 30.000 dipendenti, cresciuto grazie alla spesa pubblica e alla protezione politica.

L’arrivo della tecnologia digitale rese quel modello insostenibile: la Bellisario tagliò 12.000 posti, riportò l’azienda in utile e la rese competitiva. Ma il costo sociale fu enorme, sostenuto dallo Stato attraverso prepensionamenti e ammortizzatori. È il paradosso del capitalismo pubblico italiano: si socializzano le perdite, si privatizzano i profitti.

 

Oggi Italtel è un’azienda snella, poco più di 1.000 dipendenti, controllata da fondi come Nextalia e Clessidra. Il suo futuro non dipende più da strategie industriali nazionali, ma da logiche finanziarie globali. Il contenzioso con Digital Value è solo l’ultimo segnale di un settore dove il capitale decide, e il lavoro subisce.

 

La domanda che resta è semplice e brutale: è possibile salvare un’azienda senza sacrificare migliaia di persone?

 La storia dice che quasi mai è possibile, ma le eccezioni esistono: i Workers Buyout che trasformano fabbriche fallite in cooperative; la codeterminazione tedesca che obbliga manager e lavoratori a condividere le scelte; la ristrutturazione responsabile che investe nel reskilling invece che nei licenziamenti.

 

Sono modelli che salvano “capra e cavoli”, ma richiedono una cultura diversa: capitali pazienti, leggi forti, una visione del lavoro come risorsa e non come variabile da tagliare. Finché il successo sarà misurato trimestre per trimestre, la tentazione di scaricare i costi sui lavoratori resterà la scorciatoia più semplice.

 

Il caso Italtel ci ricorda che l’efficienza senza equità è una vittoria a metà. E che un Paese che non protegge il lavoro finisce per indebolire anche le sue imprese.

 

Commenti

Notizie, Racconti, Realtà dalla Calabria e oltre

Un archivio poetico di attualità, memorie, gesti e racconti che attraversano il tempo e la terra.

UNO SGUARDO SULLA CALABRIA E SUL MONDO

UNO SGUARDO SULLA CALABRIA E SUL MONDO
TRA LE PIETRE ANTICHE IL VERDE INCONTAMINATO E IL RESPIRO DEL MARE

ITINERARI SUGGERITI

ITINERARI SUGGERITI
PERCORSI SUGGERITI

La Cucina Calabrese

La Cucina Calabrese
Tradizioni ... di necessità virtù

Posta

chi siamo

Dietro le quinte

Chi Siamo & i Nostri Ringraziamenti

Il blog "A ore 12" è, fin dal 2009, uno spazio di cultura libera, indipendente e aperto a tutti. Non accettiamo finanziamenti, sponsorizzazioni o pubblicità. Ogni pagina nasce unicamente dall'amore per la bellezza e dal desiderio di essere utili alla collettività.

Oggi facciamo un'eccezione alla nostra linea editoriale per fare spazio a chi, ogni giorno e spesso nell'ombra, mette il cuore per rendere possibile tutto questo.

⚙️

L'Anima Tecnica: Grazie a Manuela

Un abbraccio speciale va a Manuela, la mente generosa che cura volontariamente tutta la struttura grafica del blog. Con competenza e pazienza infinita, fa sì che il sito si rinnovi costantemente attraverso:

  • Consigli preziosi per rendere la lettura rilassante e piacevole.
  • Layout su misura per far fluire i testi in modo chiaro e accessibile.
  • Grafiche curate che valorizzano i contenuti con eleganza, senza cedere al clickbait.
✍️

La Nostra "Famiglia": Collaboratori e Amici

A sostenere la comunità ci sono Mario e Valentina, custodi del nostro prezioso archivio fotografico. Accanto si muove una bellissima rete di menti brillanti che arricchisce le aree di Opinione, Dati e Divulgazione.

Il nostro grazie più sincero va a:

  • I compagni di viaggio storici: che mettono la firma, il volto e il pensiero su riflessioni profonde legate a politica, sanità, territorio e arte.
  • Chi collabora in silenzio: amici che per motivi personali, professionali o pura timidezza preferiscono non apparire. Il loro dono di idee e dati è un pilastro invisibile ma fondamentale.

divulghiamo bellezza!

a ore 12 ...at 12 o'clock ... Siamo in cerca della tua bellezza. Cerchiamo il fermento vitale, l’entropia di chi produce cultura per puro amore. Che sia cinema, pittura, fotografia, musica o poesia, inviaci i tuoi sogni e una breve nota. Se leggeremo bellezza ed empatia, saremo felici di darti voce con una nostra recensione. Senza filtri, senza padroni e senza inganni: non chiediamo contributi, quote di iscrizione o costi di pubblicazione. È un servizio alla collettività, offerto con la gratuità di chi crede ancora nel valore della Bellezza.