Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

Esplora i Luoghi
Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

La creatività è un gioco illogico

 

 

Oggi parliamo di… un “illogico”. O meglio, di un artista che ha deciso di scardinare il raziocinio per lasciare spazio al gioco puro della creatività. Entriamo nel mondo di Mario Iannino, pittore, saggista e ricercatore visivo nato a Palermiti nel 1953 e attivo a Catanzaro. 


Il suo percorso artistico prende una forma collettiva e militante nel 1977 con la fondazione del centro artistico "Cenarc 77". Da sempre distante dalle logiche di un'arte seriale o di mercato, Iannino coniuga da decenni la ricerca visiva con un profondo impegno sociale. Ne sono testimonianza l'apertura del suo studio ai giovani fin dal 1986 e i progetti storici di "grafia creativa" avviati a metà degli anni Novanta con la Fondazione Betania, ideati per dare voce e forma espressiva al "pensiero inascoltato".

Autore del volume Segno, gesto, figurazione. Saggezza e utopia nei linguaggi dell'arte, l'artista ha vissuto un'evoluzione radicale: partendo dalla pittura figurativa, ha progressivamente spostato la sua indagine verso i linguaggi metropolitani e la poesia visiva. Al centro del suo lavoro c'è il recupero e la risignificazione delle tracce lasciate dall'uomo e dal tempo: crepe, cretti, strappi e fessure. In questa intervista, articolata a partire dalle sue stesse riflessioni metodologiche, Iannino svela il nucleo della sua poetica: l'arte vissuta come un gioco serio dell'emisfero destro, una ricerca incessante e un atto di pura libertà.

 


L'Intervista:

D: Maestro Iannino, partiamo da una domanda diretta che spesso le viene rivolta: perché dipinge?

Mario Iannino: Non dipingo! E non sono un maestro.

D: Come non dipinge? Maestr… mi scusi. Eppure la sua produzione visiva parla chiaro. Se non è pittura, come chiama quello che fa?

Mario Iannino: Gioco. È un gioco…

D: Immagino che questa risposta lasci molte persone perplesse. Cosa intende esattamente con "gioco" nel contesto del suo lavoro artistico?

Mario Iannino: Sì, capisco la tua perplessità. Ma per me significa semplicemente trascorrere il tempo in maniera piacevole ragionando con la parte destra del cervello, come dicono gli scienziati che studiano il comportamento e il fare umano. Loro ci assicurano che il nostro cervello è diviso in due emisferi: quello sinistro è dedicato al raziocinio, mentre il destro è devoto alla creatività perché “illogico”. Ecco, io sono un illogico. Quindi gioco.

D: In che modo si sviluppa questo "gioco illogico" nella pratica? Con quali elementi sceglie di confrontarsi?

Mario Iannino: Gioco con tutto ciò che mi provoca una reazione e me ne fa generare delle altre, ad esempio con un segno comune, insignificante per altri, che però contiene in sé infiniti risvolti. Può essere una lettera, una parola decontestualizzata, un colore, uno strappo o una fessura. Insomma, mi interessa ogni cosa che – cessato o meno il tempo della sua utilità originaria – rimane e si presta ad altro. Un "altro" che contenga ancora il vecchio e logoro messaggio, ma che al contempo spinga verso nuove forme linguistiche. Perciò trattengo, riscopro, cerco e trovo delle sintonie intuitive nelle reliquie del tempo in cui l’uomo le adopera.

D: Eppure la pittura fa parte della sua storia. Lei è partito proprio da lì, dalle tele e dai pennelli.

Mario Iannino: Hai ragione, è vero: sono partito con la pittura. All’inizio era un’attività che mi faceva stare bene, mi rilassava. Con il tempo, però, non mi è bastata più. Qualcuno lo fa per mestiere e ci campa; per me, invece, l'arte è connessione.

D: Una connessione che si allontana dai canoni tradizionali del mercato dell'arte, quindi?

Mario Iannino: Esatto. Non ha nulla a che fare con quanto si pensa comunemente. La mia è ricerca. È poesia visiva, è una memoria attiva del presente quando questo scorre troppo veloce. In definitiva, è pensiero! E, com’è risaputo, il pensiero è libertà: non è mai fermo, ma sempre in continua evoluzione.

D: Ascoltandola parlare di "strappi", "reliquie del tempo" e "parole decontestualizzate", viene spontaneo pensare a una derivazione dai celebri décollage di Mimmo Rotella, o forse alla Pop Art di Andy Warhol. C'è un legame con queste correnti?

Mario Iannino: No, non confondiamo. Rotella e Warhol sono e restano dei maestri indiscussi, ma il mio gioco non ha niente a che fare con i loro movimenti, specialmente con la Pop Art di Warhol.

D: Qual è la differenza fondamentale tra la sua ricerca e la loro visione del frammento e dell'oggetto comune?

Mario Iannino: La Pop Art e il Nouveau Réalisme nascevano da una reazione, e per Warhol un asservimento alla società dei consumi, all'esplosione dei media e della pubblicità. Il mio, come dicevo, è un gioco dell'emisfero destro che cerca la connessione, la poesia visiva e la memoria attiva. Non celebro l'icona commerciale né mi limito a strappare un manifesto pubblicitario per estetica. Io cerco sintonie intuitive in ciò che resta quando il tempo dell'utilità è cessato. È un'operazione di pensiero e di libertà evolutiva, non una catalogazione della cultura di massa.

 

La dichiarazione d’intenti di Mario Iannino sposta il baricentro dell'opera d'arte dall'oggetto estetico al processo mentale. È fondamentale, come l'artista stesso sottolinea, non cadere nell'equivoco di un facile accostamento superficiale con i décollage di Rotella o con il linguaggio della Pop Art di Warhol. Se i maestri del Novecento usavano il frammento urbano e l'icona commerciale per fotografare (o criticare) la società dei consumi, Iannino compie un percorso opposto, intimo e filosofico.

L’artista si muove come un archeologo del pensiero: raccoglie le "reliquie del tempo" – siano esse crepe fisiche su un muro o frammenti immateriali della grafica digitale – non per documentare il rumore della cultura di massa, ma per trovare sintonie intuitive nel silenzio dell'archetipo. La sua non è una pittura di rappresentazione, ma un'operazione di decostruzione concettuale. Nel momento in cui l'oggetto perde la sua funzione originaria, Iannino interviene liberando il potenziale poetico nascosto nello scarto. In questa perenne tensione tra la memoria del passato e la fluidità del presente, la sua "poesia visiva" si presta ad essere una strenua difesa del pensiero libero, dimostrando che l'arte, prima di essere forma o colore, è un instancabile e autonomo esercizio di libertà.

 

 


In conclusione, il percorso di Mario Iannino non può essere etichettato come una semplice alternativa estetica, ma è una militanza educativa. L'arte, nel suo strutturarsi come gioco puro, diventa uno strumento di ferma contestazione a quel fare selvaggio che satura lo spazio pubblico e privato. In un'epoca segnata da una patologica sovraesposizione mediatica e visiva — dove le immagini commerciali consumano l'attenzione e annullano la profondità del sé — l'atto di raccogliere e risignificare lo scarto diventa una risignificazione poetica del vissuto. Contro le distonie prodotte dall'accumulo frenetico della produzione seriale e dei mercati ruffiani, Iannino non si limita a decostruire, ma lancia una proposta: un'ecologia della mente fondata sulla libertà d'azione. Sganciare l'oggetto logoro o il segno comune dalle sue catene funzionali e pubblicitarie significa rivendicare l'indipendenza primordiale del pensiero umano. Nel silenzio di una fessura o nell'asimmetria di uno strappo, l'opera d'arte smette di essere merce per ritornare a essere una breccia nel muro del conformismo visivo. Ci ricorda, infine, che la vera evoluzione dell'uomo non risiede mai nella sterile ripetizione in serie, ma nella continua, autentica e orgogliosamente "illogica" riscoperta del senso.

 

 

 

 

Commenti

Notizie, Racconti, Realtà dalla Calabria e oltre

Un archivio poetico di attualità, memorie, gesti e racconti che attraversano il tempo e la terra.

UNO SGUARDO SULLA CALABRIA E SUL MONDO

UNO SGUARDO SULLA CALABRIA E SUL MONDO
TRA LE PIETRE ANTICHE IL VERDE INCONTAMINATO E IL RESPIRO DEL MARE

ITINERARI SUGGERITI

ITINERARI SUGGERITI
PERCORSI SUGGERITI

La Cucina Calabrese

La Cucina Calabrese
Tradizioni ... di necessità virtù

Posta

chi siamo

Dietro le quinte

Chi Siamo & i Nostri Ringraziamenti

Il blog "A ore 12" è, fin dal 2009, uno spazio di cultura libera, indipendente e aperto a tutti. Non accettiamo finanziamenti, sponsorizzazioni o pubblicità. Ogni pagina nasce unicamente dall'amore per la bellezza e dal desiderio di essere utili alla collettività.

Oggi facciamo un'eccezione alla nostra linea editoriale per fare spazio a chi, ogni giorno e spesso nell'ombra, mette il cuore per rendere possibile tutto questo.

⚙️

Grazie a Manuela, L'Anima Tecnica

Un abbraccio speciale va a Manuela, la mente generosa che cura volontariamente tutta la struttura grafica del blog. Con competenza e pazienza infinita, fa sì che il sito si rinnovi costantemente attraverso:

  • Consigli preziosi per rendere la lettura rilassante e piacevole.
  • Layout su misura per far fluire i testi in modo chiaro e accessibile.
  • Grafiche curate che valorizzano i contenuti con eleganza, senza cedere al clickbait.
✍️

La Nostra "Famiglia": Collaboratori e Amici

Un grazie a Mario e Valentina, custodi del nostro prezioso archivio fotografico. Accanto si muove una bellissima rete di menti brillanti che arricchisce le aree di Opinione, Dati e Divulgazione.

Il nostro grazie più sincero racchiuso in un caloroso abbraccio avvolgente va a:

  • I compagni di viaggio storici: che mettono la firma, il volto e il pensiero su riflessioni profonde legate a politica, sanità, territorio e arte.
  • Chi collabora in silenzio: amici che per motivi personali, professionali o pura discrezione preferiscono non apparire. Il loro dono di idee e dati è un pilastro invisibile ma fondamentale.

divulghiamo bellezza!

a ore 12 ...at 12 o'clock ... Siamo in cerca della tua bellezza. Cerchiamo il fermento vitale, l’entropia di chi produce cultura per puro amore. Che sia cinema, pittura, fotografia, musica o poesia, inviaci i tuoi sogni e una breve nota. Se leggeremo bellezza ed empatia, saremo felici di darti voce con una nostra recensione. Senza filtri, senza padroni e senza inganni: non chiediamo contributi, quote di iscrizione o costi di pubblicazione. È un servizio alla collettività, offerto con la gratuità di chi crede ancora nel valore della Bellezza.