Il frutto del desiderio
elzeviro
*****saggio
breve antropologico e culturale
n Il Frutto del Desiderio: Anatomia, Miti e Potere del Fico tra Natura e Tabù
Dicono che i fichi siano altamente energetici e che aiutino a superare l’astenia. Chiunque ne abbia assaporato uno in una calda giornata estiva conosce l'immediata carica di zuccheri assimilabili, vitamine e minerali che questo dono della terra sa offrire. Tuttavia, la natura del fico non si esaurisce affatto nelle sue eccezionali proprietà nutrizionali. Nella cultura popolare e nella storia della civiltà occidentale, attorno a questo frutto si è imbastita una letteratura fantasiosa, densa e infinita, capace di unire la nutrizione del corpo a quella dello spirito, fino ad associare indissolubilmente il fico al desiderio viscerale del maschio verso la femmina. Si delinea così un'archetipica dinamica di coppia: quella della femmina che tiene l'uomo stretto dalle palle, esercitando un potere magnetico e un controllo totale che passa proprio attraverso il canale dell'attrazione erotica.
n L'evoluzione del mito: dal sacro al profano
La letteratura fantasiosa che avvolge il fico non è affatto
casuale, ma è il risultato di millenni di stratificazione culturale e
religiosa. Già nella Genesi, il fico è la prima pianta nominata esplicitamente
all'inizio del testo sacro: Adamo ed Eva, subito dopo aver mangiato il frutto
proibito della conoscenza ed essersi scoperti improvvisamente nudi nel Giardino
dell'Eden, ne intrecciano le grandi foglie palmate per coprire i propri
genitali. Questo intreccio immediato tra l'albero, il senso di colpa, la vergogna
e la scoperta della sessualità ha segnato nel profondo l'immaginario collettivo
occidentale, legando per sempre la pianta alla sfera riproduttiva.
Nel mondo classico greco e romano, la metafora si è fatta ancora più esplicita, spogliandosi del senso di peccato per legarsi apertamente a concetti di passionalità, fertilità e possesso amoroso:
·
Il binomio botanico e l'anatomia esplicita:
La forma e la struttura biologica della pianta offrono un parallelismo visivo
immediato con l'anatomia umana, senza bisogno di filtri. Il fico maturo, quando
si spacca a metà mostrando la sua polpa rossa, succosa, calda e densa di
piccoli semini, ricorda in modo inequivocabile l'organo genitale femminile. Al
contrario, quando i fichi pendono dai rami ancora acerbi e uniti a coppie, la
loro forma pesante, la buccia rugosa e la consistenza rievocano da sempre, nell'immaginario
contadino, i testicoli maschili. Questa doppia identità visiva rende la pianta
un simbolo erotico totale, completo e speculare.
·
La seduzione vegetale e i rituali rurali:
Nella tradizione contadina e nei culti dionisiaci, regalare, offrire o
condividere fichi non era mai un semplice gesto di cortesia alimentare.
Rappresentava invece un codice di corteggiamento non troppo velato, un invito
esplicito a cedere al piacere della carne. Il fico diventava il tramite di
un'offerta sessuale, un frutto afrodisiaco capace di risvegliare i sensi,
abbattere i tabù e accorciare le distanze tra gli amanti.
·
Le dinamiche di coppia e il potere del
desiderio: L'espressione popolare sulla donna che "tiene l'uomo per le
palle" trova in questo frutto un legame visivo e metaforico perfetto.
Questa dinamica descrive come l'attrazione magnetica e il bisogno biologico del
maschio verso il corpo femminile si trasformino in una forma di controllo
totale, viscerale e quasi magico. La femmina, dispensatrice e custode di quel
piacere intimo che il fico simboleggia, stringe a sé l'uomo dominandone gli
istinti primordiali e rendendolo vulnerabile attraverso il suo stesso desiderio
erotico.
n Tra ironia e scaramanzia
Oltre alla sfera puramente erotica, il fico porta con sé
un'ambivalenza culturale unica al mondo. Da un lato rappresenta l'abbondanza,
la lussuria e la fecondità della terra; dall'altro evoca concetti di fragilità,
deperibilità rapidissima e inganno, poiché la sua estrema dolcezza esteriore
può nascondere una polpa guasta o troppo matura all'interno.
Questo dualismo si manifesta con forza nei gesti e nel
linguaggio quotidiano. Il celebre "gesto della fica" — che consiste
nell'infilare il pollice tra l'indice e il medio della stessa mano chiusa a
pugno — simula in modo plastico l'atto della penetrazione sessuale.
Nell'antichità romana e medievale, questo gesto non era solo un insulto
fortemente sessualizzato volto a schernire l'interlocutore, ma fungeva anche da
amuleto potentissimo (chiamato fica scaramantica) per scacciare il malocchio, l'invidia
e le forze oscure.
L'atto sessuale, richiamato dalla forma del frutto, veniva
così usato come barriera protettiva contro la morte e la sfortuna, a
testimonianza di come questo alimento non sia mai stato consumato solo per
fame, ma sia diventato nei secoli un vero e proprio linguaggio visivo, magico e
antropologico per esprimere i lati più istintivi, carnali e profondi
dell'essere umano.
n Oltre il frutto: una conclusione antropologica
In definitiva, la prossima volta che assaporerete un fico
per combattere la stanchezza, ricordate che non state solo consumando un
eccellente integratore naturale. State stringendo tra le dita un simbolo
millenario che ha attraversato la letteratura, la religione e i dialetti.
Il fico ci ricorda che la natura e la sessualità
umana parlano la stessa lingua: una lingua fatta di attrazione materiale,
dinamiche di potere e un pizzico di sana superstizione contadina.

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