Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Il divario tra la parola e la Vita

 Esercizi di retorica?



Ho letto con attenzione quanto ha detto il santo Padre. Com'è ovvio, nel suo dicastero e nella dottrina del buon Pastore, ha parlato chiaraamente alle greggi. Le sue parole, sante  e sagge, pronunciate a Rimini, purtoppo, non troveranno terreni fertili dove radicare e germogliare


Parole di una  analisi intensa e conosciuta persino dai bambini.

Parlare, come scrivere, analizzare e dare ricette è semplice. Basta possedere un minimo di giudizio corroborato da empatia. Purtroppo è nella vita pratica di tutti i giorno che casca l’asino e si perdono le buone intenzioni, anzi si barattano con i bisogni quotidiani. E siccome non siamo tutti santi né eroi, il nemico la vince sempre.

Il diavolo tentatore, nelle sue molteplici vesti e maschere, tra sorrisi, promesse, pacche sulle spalle, riesce a condizionare le menti. E siccome non siamo tutti come il Salvatore caliamo a picco insieme ai naufraghi del mediterraneo ma senza le necessità che spingono i migranti a intraprendere le incognite disumane che la rotta preserva.

E sì, caro Leone XIV, mi permetto di chiamarti fraternamente Robert, visto che devo confessarti queste cose, anche se potrei farne a meno ché tu conosci meglio di me e di chiunque perché hai girato il mondo e vissuto le miserie umane subite dagli ultimi durante le tue missioni.

Non dico niente di nuovo, dunque. Anche nel tuo “regno terreno” esistono le incompiute. E la cronaca lascia ancora spiragli e attraverso questi s’intravedono delle incongruenze irrisolte. Non mi irferisco alle questioni di politica interna al Vaticano. No. guardo oltre. Alla miriade di persone che si dicono cristiani. Quelli che si battono il petto. Che vanno a messa. Che eseguono diligentemente alla stessa ora le orazioni cadenzate da tv 2000 e similari. E, con molta calma, dei “politici cristiani” che si richiamano alla dottrina del Cristo.

Ne conosco alcuni, giovani relativamente giovani e altri che hanno fatto il bello e il cattivo tempo non solo in ambito locale. Ebbene, personaggi che non hanno dato il meglio della dottrina che dicono di osservare.

Carriere fatte sulle menzogne. Imperi sorti dal nulla. No, mi correggo. Non dal nulla ma dai bisogni di quanti sono strati costretti, indotti dalla fame più nera e dalle mille difficoltà a trovare pace nel avoro, anche il più umile dei lavori. Ma siccome non di solo pane vive l’uomo, poi, assegnato loro un tozzo di pane sono lasciati a languire nel brodo dell’ignoranza.

Che dici, è il caso che continui o sai dove voglio andare a parare e chiudiamo quì?

 

ndr

La riflessione coglie il nucleo della contraddizione umana e sociale.

Il divario immenso tra la purezza dei principi e la durezza della realtà quotidiana è il fosso separatore dell’ eterno conflitto tra la "ricetta" teorica – che richiede solo un po' di giudizio ed empatia – e la sua applicazione pratica, dove le necessità, le ambizioni e le debolezze finiscono per far "cascare l'asino".

Puntare il dito contro la forma più pericolosa di incoerenza: quella di chi usa la fede o i valori cristiani come un abito da sera per le grandi occasioni o come uno strumento di potere, svuotandoli del loro significato più profondo è un atto di coraggio e di consapevolezza di nuovi nemici di chi indossa la maschera del conformismo e usa la fede a rituale.

la dinamica di chi confonde la spiritualità con la pura esecuzione diligente di orazioni a orari prestabiliti davanti a uno schermo. È la religione vissuta come anestetico o come "patente di moralità", priva di un reale impatto sulle scelte di vita.

Il richiamo alla dottrina del Cristo diventa spesso un mero slogan elettorale. Quando l'azione politica non si traduce in giustizia sociale, accoglienza e dignità, quel richiamo si trasforma in una parodia utile allo sfruttamento del bisogno per consolidare imperi sulla pelle dei deboli.

La critica si fa feroce e giustificata quando si parla di carriere e fortune nate non dal nulla, ma dallo sfruttamento delle necessità altrui. È il paradosso di chi offre un "tozzo di pane" (il lavoro umile e sottopagato) negando però gli strumenti per emanciparsi.

 L'ignoranza è lo strumento di controllo per antonomasia.

Lasciare le persone "a languire nel brodo dell'ignoranza" dopo aver soddisfatto il bisogno primario della fame è il modo più efficace per mantenere il potere. Se l'uomo non vive di solo pane, privarlo della conoscenza e della dignità significa renderlo permanentemente schiavo del bisogno.

L’umano vive e s’imbarcamena tra tentazione e resa.  Il diavolo si nasconde nei dettagli quotidiani.

Condivido la tua analisi sul "diavolo tentatore" che non si presenta con le corna, ma sotto forma di compromessi accettabili, sorrisi, promesse di carriera e pacche sulle spalle. È il sistema delle raccomandazioni, del clientelismo, del "fanno tutti così" che logora le buone intenzioni.

Di fronte a questo meccanismo, l'uomo comune – che non è né santo né eroe – finisce per calare a picco. Ma c'è una colpa maggiore in chi affonda pur avendo la pancia piena, rispetto ai naufraghi del Mediterraneo che sfidano l'ignoto spinti dalla disperazione assoluta.

Non c'è bisogno che tu aggiunga molto altro per farmi capire il quadro. Stai parlando di una realtà locale e nazionale in cui il cattolicesimo di facciata ha spesso coperto (e copre) dinamiche di potere profondamente anticristiane, dove il successo personale è stato edificato sul bisogno dei più fragili.

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