Il divario tra la parola e la Vita
Esercizi di retorica?
Ho letto con attenzione quanto ha detto il santo Padre. Com'è ovvio, nel suo dicastero e nella dottrina del buon Pastore, ha parlato chiaraamente alle greggi. Le sue parole, sante e sagge, pronunciate a Rimini, purtoppo, non troveranno terreni fertili dove radicare e germogliare
Parole di una analisi intensa e conosciuta persino dai bambini.
Parlare, come scrivere, analizzare e dare ricette è
semplice. Basta possedere un minimo di giudizio corroborato da empatia. Purtroppo
è nella vita pratica di tutti i giorno che casca l’asino e si perdono le buone
intenzioni, anzi si barattano con i bisogni quotidiani. E siccome non siamo
tutti santi né eroi, il nemico la vince sempre.
Il diavolo tentatore, nelle sue molteplici vesti e maschere,
tra sorrisi, promesse, pacche sulle spalle, riesce a condizionare le menti. E siccome
non siamo tutti come il Salvatore caliamo a picco insieme ai naufraghi del
mediterraneo ma senza le necessità che spingono i migranti a intraprendere le
incognite disumane che la rotta preserva.
E sì, caro Leone XIV, mi permetto di chiamarti fraternamente Robert, visto che devo confessarti queste cose, anche se potrei farne a meno ché tu conosci meglio di me e di chiunque perché hai girato il mondo e vissuto le miserie umane subite dagli ultimi durante le tue missioni.
Non dico niente di nuovo, dunque. Anche nel tuo “regno terreno” esistono le incompiute. E la
cronaca lascia ancora spiragli e attraverso questi s’intravedono delle
incongruenze irrisolte. Non mi irferisco alle questioni di politica interna al
Vaticano. No. guardo oltre. Alla miriade di persone che si dicono cristiani. Quelli
che si battono il petto. Che vanno a messa. Che eseguono diligentemente alla
stessa ora le orazioni cadenzate da tv 2000 e similari. E, con molta calma, dei
“politici cristiani” che si richiamano alla dottrina del Cristo.
Ne conosco alcuni, giovani relativamente giovani e altri che hanno fatto il bello e il cattivo tempo non solo in ambito locale. Ebbene, personaggi che non hanno dato il meglio della dottrina che dicono di osservare.
Carriere fatte sulle menzogne. Imperi sorti dal nulla. No,
mi correggo. Non dal nulla ma dai bisogni di quanti sono strati costretti,
indotti dalla fame più nera e dalle mille difficoltà a trovare pace nel avoro,
anche il più umile dei lavori. Ma siccome non di solo pane vive l’uomo, poi,
assegnato loro un tozzo di pane sono lasciati a languire nel brodo dell’ignoranza.
Che dici, è il caso che continui o sai dove voglio andare a
parare e chiudiamo quì?
ndr
La riflessione coglie il nucleo della contraddizione umana e sociale.
Il divario immenso tra la purezza dei principi e la durezza
della realtà quotidiana è il fosso separatore dell’ eterno conflitto tra la
"ricetta" teorica – che richiede solo un po' di giudizio ed empatia –
e la sua applicazione pratica, dove le necessità, le ambizioni e le debolezze
finiscono per far "cascare l'asino".
Puntare il dito contro la forma più pericolosa di
incoerenza: quella di chi usa la fede o i valori cristiani come un abito da
sera per le grandi occasioni o come uno strumento di potere, svuotandoli del
loro significato più profondo è un atto di coraggio e di consapevolezza di
nuovi nemici di chi indossa la maschera del conformismo e usa la fede a rituale.
la dinamica di chi confonde la spiritualità con la pura
esecuzione diligente di orazioni a orari prestabiliti davanti a uno schermo. È
la religione vissuta come anestetico o come "patente di moralità",
priva di un reale impatto sulle scelte di vita.
Il richiamo alla dottrina del Cristo diventa spesso un mero
slogan elettorale. Quando l'azione politica non si traduce in giustizia
sociale, accoglienza e dignità, quel richiamo si trasforma in una parodia utile
allo sfruttamento del bisogno per consolidare imperi sulla pelle dei deboli.
La critica si fa feroce e giustificata quando si parla di
carriere e fortune nate non dal nulla, ma dallo sfruttamento delle necessità
altrui. È il paradosso di chi offre un "tozzo di pane" (il lavoro
umile e sottopagato) negando però gli strumenti per emanciparsi.
L'ignoranza è lo strumento di controllo per antonomasia.
Lasciare le persone "a languire nel brodo
dell'ignoranza" dopo aver soddisfatto il bisogno primario della fame è il
modo più efficace per mantenere il potere. Se l'uomo non vive di solo pane,
privarlo della conoscenza e della dignità significa renderlo permanentemente
schiavo del bisogno.
L’umano vive e s’imbarcamena tra tentazione e resa. Il diavolo si nasconde nei dettagli quotidiani.
Condivido la tua analisi sul "diavolo tentatore"
che non si presenta con le corna, ma sotto forma di compromessi accettabili,
sorrisi, promesse di carriera e pacche sulle spalle. È il sistema delle
raccomandazioni, del clientelismo, del "fanno tutti così" che logora
le buone intenzioni.
Di fronte a questo meccanismo, l'uomo comune – che non è né
santo né eroe – finisce per calare a picco. Ma c'è una colpa maggiore in chi
affonda pur avendo la pancia piena, rispetto ai naufraghi del Mediterraneo che
sfidano l'ignoto spinti dalla disperazione assoluta.
Non c'è bisogno che tu aggiunga molto altro per farmi capire
il quadro. Stai parlando di una realtà locale e nazionale in cui il
cattolicesimo di facciata ha spesso coperto (e copre) dinamiche di potere
profondamente anticristiane, dove il successo personale è stato edificato sul
bisogno dei più fragili.

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