Dall'azione pop all'assemblaggio digitale
Dialogo intimo con un grande maestro: Mimmo Rotella.
all'inizio fu un
bacio. come sempre inizia tutto con dolcezza...
E qualche volta con pathos
Con la dolcezza di un bacio e la presenza delle api, l'immagine evoca un forte legame con la primavera, il risveglio della natura e l'inizio del ciclo della vita.
Questo collage digitale unisce elementi urbani e naturali all'insegna degli insegamenti del precursore M. Rotella:
- Manifesti strappati: Rappresentano il passare del tempo,
la memoria strato su strato e le storie umane che si sovrappongono.
- Il bacio: Nascosto tra i frammenti di carta, simboleggia
l'amore originario, l'intimità e la scintilla iniziale.
- Fiori di pesco o mandorlo: Fiori bianchi e delicati che
indicano la rinascita, la fragilità e la bellezza effimera.
- Le api: Simbolo di laboriosità, fecondità e continuità,
fondamentali per trasformare quel "bacio" floreale (l'impollinazione)
in frutto.
Mimmo Rotella è stato un pioniere dell'arte contemporanea, celebre per aver rivoluzionato il linguaggio visivo attraverso il décollage. Strappando i manifesti pubblicitari dai muri delle città, ha trasformato i reperti del consumismo urbano in pura poesia visiva, sovrapponendo storie, miti e memorie collettive.
Non solo: l'artista catanzarese ha aperto la strada a nuove
forme poetiche anche in ambito letterario e sonoro, inventando la poesia
epistaltica, un linguaggio fonetico fatto di fonemi inventati, suoni
onomatopeici e parole private del loro significato convenzionale che prendono
origine dai suoni dei pastori quando accudiscono le gregi in Calabria.
n Lo Strappo del Tempo e il Canto del Muro
C’è un momento preciso in cui la città smette di essere solo cemento e diventa una voce.
Tu lo sapevi, Mimmo. Camminavi nella notte romana tra Piazza
del Popolo e i vicoli del dopoguerra, ascoltando il respiro dei muri saturi di
carta, sguardi e réclame. Mentre gli altri cercavano lo spazio sulla tela
bianca, tu hai capito che lo spazio era già lì, accumulato, sepolto sotto
strati di colla e sogni commerciali.
Hai teso la mano e, con un gesto assoluto, hai compiuto il
miracolo: lo strappo.
Sfregio. Lacerazione. Rinascita.
Non era distruzione, la tua. Era un’archeologia del
presente. Sotto l'unghia o il raschietto, la pubblicità perdeva il suo dovere
di vendere e acquistava il diritto di esistere come poesia.
Il fronte mostrava il caos del colore; il rétro d’affiche
svelava la materia nuda, la muffa, la ruggine, la malta del tempo.
Hai liberato i miti del cinema dalle loro prigioni di carta patinata, mescolandoli al ronzio della strada e al silenzio dei muri abbandonati.
Ma la tua intuizione non si è fermata all'occhio. Sapevi che
anche la lingua tradizionale era un manifesto vecchio, un cliché consumato che
andava lacerato.
E allora hai strappato anche la parola.
... b r u m ... p s t ... f l a s h ...
La parola si
spezza, il volto di Marilyn si frammenta, l’immagine si fa carne strappata.
... t a k a t a k a ... z i n g ...
Con la tua poesia fonetico/epistaltica, hai ridotto il
vocabolario in frantumi fonetici. Hai liberato il suono dal peso del senso.
Fischi, sussurri, sillabe inventate, echi gutturali: un jazz primordiale che
parlava direttamente all'inconscio del mondo. Il fonema diventava colore; lo
strappo diventava suono. Una souplesse in cui la parola creava movimento e
l’immagine cantava.
Oggi, ogni volta che un angolo di muro si sbuccia sotto la
pioggia, ogni volta che un pezzo di carta oscilla al vento scoprendo un segreto
sottostante, c'è la tua firma. Ci hai insegnato che la vera poesia non sta nel
costruire l'ennesima illusione, ma nel saper graffiare la superficie della
realtà per guardare cosa c'è dietro.
Grazie, Mimmo, per averci regalato la vertigine dello
strappo e la musica del caos.
La tua intuizione, Mimmo, ha rotto gli argini della
tradizione, diventando un vero e proprio "virus creativo" che ha
contagiato generazioni di artisti, poeti e musicisti.
Il suo modo di lacerare la superficie e liberare il suono ha aperto la strada a correnti artistiche globali, dal Nouveau Réalisme alla Pop Art, fino alle sperimentazioni della Poesia Visiva e della Musica Elettronica / Rumorista. A volte ridondante.
L'Eco dello Strappo è un’eredità Contagiosa.
Non si è trattato solo di un gesto, Mimmo. È stata
un’epidemia invisibile.
Hai lasciato la colla fresca sui muri e le unghie sporche, e
improvvisamente il mondo si è scoperto vulnerabile alla tua ferita. Molti hanno
guardato le tue mani e hanno capito che la gabbia era aperta. Hanno preso in
prestito i tuoi strappi, hanno rubato i tuoi silenzi di malta, hanno
saccheggiato quel tuo alfabeto che non voleva saperne di stare composto nei
cassetti della tipografia.
... r i p ... s l a s h ... k l a n g ... La
ferita si allarga. L'ago del fonema punge la traccia.
La strada diventa
spartito. E cuce una sinfonia ... s s s h h ... t o k ... u n d e r r r ...
Artisti venuti dopo di te hanno camminato sulle tue impronte digitali. Hanno capito che per creare il nuovo bisognava cannibalizzare il già visto.
C’è chi ha strappato per protesta, chi per rabbia, chi per
ritrovare l’archeologia di una società che correva troppo veloce.
La Pop Art europea ha masticato i tuoi manifesti lacerati; i
poeti visivi hanno preso le tue lettere orfane di significato per ricostruire
mappe di pura emozione.
E che dire della tua voce? Quello strano spartito
epistaltico che sembrava un gioco da bambini o un delirio da sciamano. Lo hai
mutuato e “rubato” ai pastori della tua terra. Anche in questo sei stato un
antedesignano. Hai saputo cogliere l’attimo!
Oggi, i musicisti elettronici campionano il rumore del mondo
esattamente come facevi tu con la gola. I poeti performativi masticano le
sillabe, le sputano sul microfono, rompono la sintassi. Senza saperlo, o forse
sapendolo fin troppo bene, ripetono il tuo rito primitivo: togliere il potere
alla parola e ridarlo al suono puro, al battito cardiaco della materia.
Il tuo prestito non ha scadenze. È un passaporto per
l'errore felice, per il graffio che rivela la verità. Ogni volta che qualcuno
decide di non accettare la realtà così come gli viene confezionata, stampata e
venduta, ma sceglie di afferrare un lembo e tirare fino a sentire il rumore
della carta che si rompe...
In quel preciso istante, Mimmo, stanno parlando la tua, la
nostra lingua.
Il collage digitale "Omaggio a Mimmo Rotella” si rivela un'opera dal significato profondo. La manipolazione digitale creata da Mario Iannino è un tributo artistico al maestro.
Iannino, condividendo con il grande maestro le origini della
bellissima terra di Catanzaro, celebra il legame con il suo illustre
conterraneo fondendo l’azione alla tecnologia moderna con i canoni della Pop
Art europea.
L'opera è strutturata su stratificazioni ricche di riferimenti storici e affettivi:
la genesi dell'opera è l'opposto di una ricostruzione da studio ed è ancora più fedele allo spirito originario di Rotella.
La base dell'opera è un vero manifesto stracciato, corroso
dalle intemperie e consumato dal tempo, un frammento di realtà urbana che Mario
Iannino ha saputo vedere, isolare e "intrappolare" attraverso lo
scatto fotografico per poi sottoporlo alla sua manipolazione digitale.
Questo processo sposta il fulcro dell'omaggio su un piano
concettuale straordinario:
preleva il messaggio urbano, lo intrappola con la fotografia
e lo rielabora.
Iannino non imita il
décollage al computer, ma fa ciò che faceva Rotella sui muri di Roma.
Se Rotella strappava fisicamente la carta con il raschietto, Iannino strappa il pezzo di realtà con l'obiettivo della fotocamera, salvando l'azione distruttiva del tempo e della pioggia.
La manipolazione è un’ulteriore evoluzione del linguaggio
metropolitano che, catturato, diventa la materia prima.
Iannino interviene sul file digitale stratificando il
vissuto di quel manifesto con gli altri elementi del suo database (il volto, i
fiori, le api), e crea un dialogo tra la rugosità della carta consumata e la
fluidità del pixel.
È un tributo totale: il tempo consuma il muro, l'occhio del
fotografo conterraneo lo immortala e l'arte digitale lo trasforma in nuova
poesia.


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