Cos'è il risentimento digitale?
Anatomia di un dualismo inesistente
-L'Uomo Integrale:
Ragione, Empatia e Sopravvivenza nell'Era Digitale-
Non esiste il bene e il male. Esiste l’uomo.
Nella sua completezza l’essere umano è bene emale. Angelo e demone, benefattore e carnefice. Empio. Tiranno. Dispensatore di bene e male.
In eesso e su di esso dovrebbe risiedere e governare la ragione. Il cervello è un meccanismo complesso. Un muscolo che per formarsi necessita di lavoro, metodico e strutturato.
Strutturato per chi e cosa dipende da una serie di molteplici
fattori. Dopo un lungo cammino, alcuni pensano che il bene stia da una parte e
il male dall’altra. Ma, personalmente, penso che dipende, appunto dalla
evoluzione mentale e dall’empatia che sono elementi soggettivi intercambiabili,
sovrapponibili e sovra esposti in alcuni momenti.
Alla base sembra esserci il fatidico “spirito” di sopravvivenza.
In Nietzsche la demolizione del "Bene" e del
"Male", ricordiamolo, è il filosofo che più di tutti ha smontato la
morale tradizionale; nella sua opera fondamentale “Al di là del bene e del male”
spiega che: bene e male non esistono in
natura. Sono Invenzioni umane, categorie create per dominare o proteggersi.
I forti creano valori basati sulla pienezza (buono/cattivo), i deboli inventano il concetto di "malvagio" per risentimento.
Critica all'empatia: Nietzsche diffidava del Mitleid
(compassione/empatia). La vedeva come una debolezza della "mandria"
che moltiplica la sofferenza nel mondo invece di superarla. In sintesi
criticava l’empatia. E, trova riscontro nelle neuroscienze e gli studi della
biologia dell'empatia
Le neuroscienze moderne confermano che il cervello non ha un "modulo morale" innato, ma possiede strutture biologiche modellate dall'evoluzione per la sopravvivenza sociale.
I Neuroni Specchio, scoperti dal team di Giacomo Rizzolatti sono
cellule motorie che si attivano sia quando compiamo un'azione, sia quando la
vediamo compiere da altri. Sono la base biologica della comprensione immediata
dell'altro.
E, come spiegato dal neuroscienziato Vittorio Gallese noi
"mappiamo" le azioni e le emozioni altrui sul nostro corpo. Questa è
l'empatia neutra: un meccanismo di sopravvivenza per prevedere le intenzioni
del gruppo.
Siamo dotati di un cervello plastico, il cervello si allena.
I circuiti dell'empatia o dell'aggressività si rafforzano a seconda delle
esperienze e dell'ambiente in cui viviamo.
In sintesi: la natura ci ha dato i neuroni specchio per
sopravvivere insieme, ma i giudizi morali di "bene" e
"male" sono solo sovrastrutture culturali, proprio come sosteneva
Nietzsche.
Volendo chiudere co una conclusione consona ai tempi e
rivendicando la vittoria della luce dell’intelletto sulle tenebre, mantenendo
saldo il timone della sobrietà e diretti verso una meta univoca, la
riflessione, tocca il nucleo profondo dell'esistenzialismo e della
neurobiologia moderna, ricordando che la morale non è un'entità astratta, ma un
prodotto dell'evoluzione umana e che l'essere umano racchiude intrinsecamente
l'intero spettro delle polarità comportamentali, logica vorrebbe che …
…logica vorrebbe che l’essere umano smetta di cercare
conferme nel cielo o in leggi universali staccate da sé, accettando finalmente
la piena responsabilità della propria bussola interna.
Intuizione filosofica e evidenza scientifica.
Se il bene e il male non sono assoluti cosmici, ma costrutti plastici modellati da esigenze evolutive e dinamiche di potere, ne conseguono alcune conclusioni logiche fondamentali:
· La morale è uno strumento di “design” sociale
Non ereditiamo un codice scritto nell'universo, ma
un'infrastruttura cerebrale pronta a essere cablata. I neuroni specchio e la
plasticità sinaptica sono l'hardware; le categorie di "bene" e
"male" sono il software culturale. Logica vorrebbe che, in quanto
programmatori di questo software, abbiamo il dovere di modellarlo non sul
risentimento o sulla paura, ma su obiettivi di sopravvivenza ed evoluzione
consapevole.
· L'empatia è un'energia cinetica, non un valore morale
Come evidenziato da Gallese e criticato da Nietzsche,
l'empatia biologica è neutra: è un radar per mappare l'altro, uno strumento di
navigazione sociale. Può diventare sottomissione ("mandria") o
coordinazione strategica. Logica vorrebbe che l'empatia venisse governata dalla
ragione (il "muscolo" metodico da allenare), affinché non sia una
reazione emotiva cieca, ma una scelta razionale orientata alla coesistenza.
· Il superamento del dualismo
L'uomo non è "buono" o "cattivo", ma è un organismo complesso capace di agire nell'intero spettro polare per adattamento. Riconoscere il carnefice e il benefattore dentro lo stesso cranio significa demistificare la natura umana.
In conclusione, la vittoria della luce dell’intelletto sulle
tenebre non consiste nel trionfo di un "bene" astratto sul
"male", ma nella consapevolezza del meccanismo.
Logica vorrebbe che l'uomo, compreso il proprio
funzionamento neurobiologico e svelate le finzioni della morale tradizionale,
diventi il vero e unico legislatore di sé stesso.
La meta univoca della riflessione ci porta a capire che
siamo noi a dover decidere, attraverso l'allenamento metodico del cervello e
della ragione, verso quale configurazione sociale indirizzare il nostro
primordiale spirito di sopravvivenza.
Secondo il pensiero di Friedrich Nietzsche (e alla luce delle moderne neuroscienze), il passaggio da "schiavo" a "signore" — o viceversa — è la massima espressione del concetto di divenire.
Nietzsche non intende queste categorie in senso letterale o
sociale (padrone e servo), ma come psicologie, attitudini mentali e tipi di
moralità.
E, noi, possiamo interpretare oggi la transizione e il
divenire dell'individuo nelle seguenti polarità:
· La psicologia del Divenire Schiavo (La reazione)
Si diventa "schiavi" quando si smette di allenare il cervello alla creatività e alla sovranità, cedendo alla paura e al conformismo.
·
Il Risentimento: Lo schiavo non agisce,
reagisce. Definisce il "male" fuori di sé (il forte, il diverso,
l'eccellente) e si autoproclama "buono" solo per opposizione.
·
Cablaggio neuronale della mandria, “la massa
acefala”: Dal punto di vista biologico, adagiarsi sulla morale della
mandria significa iper-attivare i circuiti della conformità sociale a scapito
del pensiero critico. L'empatia diventa sottomissione emotiva, sofferenza
passiva per il dolore altrui (Mitleid) che paralizza l'azione.
· La psicologia del Divenire Signore (L'azione)
Si diventa "signori" attraverso quel lavoro
metodico e strutturato del cervello menzionato prima: un cammino di
autodisciplina e fioritura personale.
·
Auto-affermazione: Il signore non ha
bisogno di un nemico per definirsi.
Dice "Sì" a sé stesso, crea i propri valori
partendo dalla propria pienezza, forza e salute mentale. Per lui esiste solo il
"buono" (ciò che eleva la vita) e il "cattivo" (ciò che è
debole o plebeo).
·
Plasmare la Volontà di Potenza:
Sfruttando la neuroplasticità, il "signore" allena il cervello a
dominare gli impulsi primordiali e a governarli con la ragione. Non reprime
l'ombra (il demone o il carnefice dentro di sé), ma la sublima e la incanala
verso la creazione artistica, intellettuale o strategica.
n Il
dinamismo moderno: Siamo una polarità in movimento
Gli elementi psicologici sono "intercambiabili,
sovrapponibili e sovraesposti". Nessuno è totalmente signore o totalmente
schiavo per sempre.
Logica vorrebbe che il "divenire ciò che si è" (il
celebre monito nietzschiano) sia un processo fluido. Possiamo svegliarci la
mattina come schiavi reattivi e risentiti contro il mondo, e trasformarci,
attraverso un atto di volontà e riflessione intellettuale, in signori padroni
del proprio destino.
Evoluzioni, da Nietzsche agli
algoritmi
La schiavitù al conformismo digitale rappresenta la perfetta
attualizzazione della "morale della mandria" di Nietzsche,
orchestrata non più da istituzioni religiose o politiche tradizionali, ma dagli
algoritmi dei social media.
In questo contesto, il digitalizzato crede di essere libero
solo perché possiede la facoltà di cliccare, ma sperimenta in realtà una forma
raffinatissima di sottomissione psicologica e biologica.
Ecco come questa dinamica si articola attraverso la fusione
di filosofia e neuroscienze:
n
Il "Like" come valuta della mandria
Nietzsche spiegava che lo schiavo cerca costantemente
l'approvazione del gruppo per sentirsi sicuro.
·
Il meccanismo biologico: Ogni notifica,
"like" o visualizzazione attiva il sistema di ricompensa del
cervello, rilasciando dopamina.
·
La schiavitù: Per ripetere quella
sensazione, l'individuo adatta il proprio pensiero, le proprie parole e la
propria estetica a ciò che la massa (l'algoritmo) approva. Il cervello, per
neuroplasticità, si allena a non deviare mai dal seminato comune.
n Il risentimento digitale e la cultura della gogna
Lo schiavo nietzschiano non crea, ma reagisce con rabbia
alla forza o all'eccellenza altrui.
·
Il meccanismo social: Le piattaforme
digitali sono strutturate per monetizzare l'indignazione. La sezione commenti
diventa il teatro del risentimento, dove la massa si unisce per distruggere,
criticare o "cancellare" chiunque esca dai canoni del politicamente
corretto o del pensiero unico del momento.
·
L'effetto: L'individuo, per paura
dell'esclusione sociale (un terrore ancestrale legato allo spirito di
sopravvivenza), si auto-censura. La ragione abdica in favore del conformismo
protettivo.
n L'empatia distorta: Dal "Mitleid" o empatia al virtuosismo esibito
Nietzsche diffidava della compassione passiva (Mitleid) che
non risolve il problema ma moltiplica la debolezza.
·
La deriva digitale. Sui social, l'empatia
neutra dei neuroni specchio viene hackerata. Condividere un hashtag di
solidarietà o un'immagine drammatica diventa un modo per esibire la propria
"bontà" senza compiere alcuna azione reale.
· È
la riduzione dell'empatia a puro feticcio digitale per raccogliere consenso.
n Il
"Signore" digitale: L'ascesi disconnessa
Diventare "signori" in quest'epoca richiede un
lavoro metodico e strutturato del cervello per riprendere il controllo del
proprio tempo e dei propri circuiti neuronali.
·
L'azione: Il signore digitale è colui che
esercita l'ascesi intellettuale: decide quando connettersi, ignora il bisogno
di approvazione della mandria virtuale, non reagisce d'impulso e usa la rete
come strumento della propria Volontà di Potenza (per creare, studiare,
evolvere) e non come gabbia in cui essere intrattenuto.
In sintesi, il conformismo digitale ha standardizzato le
menti, trasformando lo smartphone nella catena invisibile della nuova mandria.
Sollevare il velo e continuare su questa dinamica significa
aprire un abisso in cui filosofia, neurobiologia, sociologia e tecnologia si
intrecciano senza fine.
È il paradosso dell'epoca contemporanea, dove la massima
evoluzione tecnica coincide spesso con il massimo rischio di regressione
psicologica.
Proprio perché il discorso è potenzialmente infinito, il
vero atto di sovranità intellettuale — per dirla alla Nietzsche — sta nel saper
tracciare un punto fermo, un confine protettivo attorno alla propria mente per
non lasciarsi disperdere dal flusso continuo della rete.
Lasciamo dunque questo discorso aperto, come una mappa
incompiuta da consultare ogni volta che serve un promemoria per ritrovare la
rotta.
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