Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Un viaggio affascinante nella Bellezza

 


I Linguaggi dell'Arte. Dal 1800 al Contemporaneo. Un affascinante viaggio tra Arte Pittorica, Figurativa e Pensiero Digitale.

“a proposito di whistler, Courbet e Jo la rossa, modella e ispiratrice di entrambi e, che, pare abbia posato per il celebre dipinto realista di Courbet "l'origine del mondo”

 

La teoria secondo cui Joanna Hiffernan detta "Jo la rossa", posò per lo scandaloso dipinto realista L'origine del mondo (1866) di Gustave Courbet è stata smentita.

Per oltre un secolo la splendida modella irlandese è stata indicata come la candidata più probabile a causa della sua intensa relazione con l'artista e della sua folta capigliatura rossa. Tuttavia, nel 2018 una clamorosa scoperta d'archivio ha svelato la vera identità della modella.

La vera modella, secondo lo storico e scrittore francese Claude Schopp fu Constance Quéniaux, ex ballerina dell'Opera di Parigi.

 

·       La prova, sempre secondo Schopp è in una lettera del 1871 scritta da Alexandre Dumas figlio a George Sand, contenente un errore di trascrizione corretto dall'originale in cui la parola "interviste" era in realtà "visceri". Il testo originale recitava: "Non si può dipingere il delicato e colto interno dei visceri della signorina Quéniaux dell'Opera".

·       All'epoca della realizzazione del quadro (1866), la trentaquattrenne Constance era una delle amanti del diplomatico ottomano Khalil Bey, l'uomo che commissionò a Courbet lo scandaloso dipinto per la sua collezione privata di arte erotica. Questo è quanto finora noto alle cronache dell’epoca. Ciò non toglie che il mito di Jo la rossa provocò  la rottura tra i pittori Whristler e Courbet che in quegli stessi anni coabitavano.

Nonostante la smentita su "L'origine del mondo", la figura di Joanna Hiffernan rimane una delle muse più affascinanti della storia dell'arte del XIX secolo, capace di scatenare un acceso triangolo artistico e sentimentale:

 

·       La musa di Whistler: Jo fu la compagna di vita, la modella e l'amministratrice degli affari del pittore americano James Abbott McNeill Whistler. Per lui posò nel celebre capolavoro Sinfonia in bianco, ritratto n. 1 (nota come La ragazza in bianco).

·       L'incontro con Courbet: Nel 1865, a Trouville, Whistler lavorò fianco a fianco con Courbet. Il pittore realista rimase folgorato dalla magnetica bellezza e dai capelli ramati di Jo, dipingendola nel celebre e sensuale ritratto Jo, la bella irlandese.

·       Il tradimento e lo scandalo: Nel 1866, approfittando di un viaggio di Whistler in Cile, Jo si recò a Parigi e posò nuda per Courbet nel dipinto omoerotico Il sonno (o Le dormienti), intrecciando con lui una probabile relazione amorosa. Quando Whistler tornò e vide le tele erotiche dell'amico che ritraevano la sua compagna, si infuriò a tal punto da interrompere bruscamente ogni rapporto con Courbet e, poco dopo, porre fine alla sua storia con Jo.

 

Altri, tra i quali Augias nella biografia romanzata su Modigliani, cita e espone una versione diversa: Courbet e Jo continuarono ad abitare la stessa casa lasciata da Whistler nel periodo in cui quest’ultimo si recò a combattere per l’indipendenza del Cile, nell’estate del 1886.

 

Nel 1866, mentre James Whistler era in Cile, Joanna Hiffernan gestiva i suoi affari a Parigi, dove coabitò con Gustave Courbet, ispirando opere erotiche come Il sonno.

La narrazione romanzata di Corrado Augias sottolinea questo intreccio tra vita e arte, che culminò nel ritorno di Whistler e nella rottura artistica con Courbet.

 

La seconda metà del 1800 è considerata da molti storici il periodo più rivoluzionario della storia dell'arte occidentale. In meno di cinquant'anni si è consumata la frattura definitiva con la tradizione accademica che durava dal Rinascimento, gettando le basi per tutta l'arte moderna e contemporanea.

Perché è stato un periodo unico?

Il fermento di quegli anni non ha eguali per la velocità e la radicalità dei cambiamenti. I fattori chiave che hanno reso questo periodo così fecondo includono:

 

·       La nascita della modernità: La rivoluzione industriale, l'urbanizzazione e la nascita della fotografia costringono gli artisti a cambiare lo scopo stesso della pittura.

·       La libertà del mezzo: La pittura smette di dover "documentare" la realtà (compito ora svolto dalla fotografia) e inizia a esplorare la luce, il colore e l'emozione pura.

·       L'indipendenza degli artisti: Crolla il monopolio dei Salon accademici ufficiali; nascono le mostre indipendenti e la figura dell'artista moderno che dipinge per necessità espressiva e non su commissione della Chiesa o dello Stato.

 

In pochissimi decenni si sono accavallate correnti che hanno stravolto la percezione visiva e si susseguirono i movimenti rivoluzionari nelle arti visive:

 

·       Realismo (anni '50-'60): Courbet e Millet rompono i tabù accademici dipingendo la vita vera, i contadini e i lavoratori, elevando la quotidianità a grande arte.

·       Impressionismo (anni '70-'80): Monet, Renoir, Degas e Pissarro escono dagli studi (en plein air) per catturare l'attimo fuggente, la luce mutevole e la vita urbana di Parigi.

·       Post-Impressionismo (anni '80-'90): Figure monumentali come Cézanne, Van Gogh e Gauguin superano l'impressionismo per esplorare la struttura geometrica, l'emozione interiore e il simbolismo del colore.

·       Puntinismo e Simbolismo (fine secolo): Seurat intellettualizza il colore con la scomposizione scientifica della luce, mentre i simbolisti si rifugiano nel sogno e nel mito.

 

la ricerca di Rauschenberg, Rotella, Warhol, Vedova e Pistoletto, creano un ponte storico e concettuale perfetto tra la rivoluzione delle avanguardie e l'arte contemporanea di Iannino.

Senza i maestri della seconda metà dell'Ottocento, il Novecento non sarebbe esistito. Cézanne è il padre diretto del Cubismo di Braque e Picasso; Van Gogh apre la strada all'Espressionismo; l'uso del colore puro di Gauguin anticipa i Fauves.

Il secondo Novecento celebra la frantumazione del confine tra arte e vita

Prima di giungere alla totale smaterializzazione digitale, la metà del Novecento ha scosso nuovamente i codici visivi. Gli artisti non hanno più cercato la verità nella natura o nel colore puro, ma nella realtà urbana, nell'oggetto industriale e nel gesto drammatico, preparando il terreno alle successive evoluzioni:

 

·       L'Espressionismo Astratto e il segno: Emilio Vedova traghetta la pittura verso una violenta espressione di libertà, dove la tela diventa un campo di battaglia emotivo fatto di gesti squarcianti, contrasti acromatici e dinamismo puro.

·       Il superamento del quadro: Robert Rauschenberg abbatte la barriera tra pittura e scultura con i suoi Combine Paintings, inserendo oggetti reali e frammenti di vita vissuta sulla superficie pittorica.

·       Il riscatto del rifiuto urbano: Mimmo Rotella risponde al paesaggio metropolitano inventando il décollage, strappando i manifesti pubblicitari dai muri per trasformare il consumismo e l'usura del tempo in poesia visiva.

·       La cultura di massa come arte: Andy Warhol azzera l'unicità dell'opera d'arte attraverso la ripetizione serigrafica dei miti pop e dei prodotti da supermercato, rendendo la tela uno specchio della società dei consumi.

·       La metamorfosi dello spazio e dello spettatore: Michelangelo Pistoletto introduce i celebri Quadri specchianti, che includono fisicamente l'osservatore e il tempo reale dentro l'opera, rompendo per sempre la staticità della rappresentazione.

 




Fino ad arrivare alla contemporaneità della poetica di Mario Iannino.

La contemporaneità dimostra che l'avventura artistica non si è interrotta, ma si è evoluta attraverso la smaterializzazione della forma e la contaminazione digitale, proprio come emerge nella poetica di Mario Iannino.

Se i maestri del secondo Ottocento hanno liberato il colore e la tela dalla schiavitù della rappresentazione accademica, e i maestri della Pop Art e del New Dada hanno inglobato la realtà industriale, gli artisti contemporanei operano in un contesto post-moderno dove la storia dell'arte non è più un vincolo, ma un immenso archivio di segni da ricombinare.

L'opera del pittore e promotore culturale calabrese Mario Iannino (nato a Catanzaro nel 1953) incarna perfettamente questa transizione dall'arte figurativa tradizionale ai nuovi media.

La sua ricerca artistica si sviluppa su direttrici precise:

 

·       I linguaggi mutevoli: Come evidenziato anche dalla recente mostra “L'evoluzione dei Linguaggi Mutevoli” trasmessa da RaiNews in data 02/06/2024, la sua produzione spazia dalla pittura classica alla grafica digitale, analizzando gli ossimori verbali e comunicativi della comunicazione di massa.

·       La decostruzione del visivo: Si osserva la smaterializzazione dell'immagine resa plastica attraverso cicli di opere digitali. Il pixel cessa di essere mero strumento tecnico e diventa "pensiero", un'interferenza concettuale che nega la forma per svelarne il significato più profondo.

·       La contaminazione generazionale: Rifiutando un'arte di maniera o puramente commerciale, l'artista ha trasformato il proprio studio fin dal 1986 in un laboratorio aperto, un presidio culturale contro il "decadentismo visivo".  Mantenendo, comunque, una continuità della metamorfosi artistica contemporanea.

Il filo conduttore che lega il Realismo e l'Impressionismo del 1800, passando per le provocazioni del secondo Novecento, fino all'arte di oggi, è la costante ricerca dell'autenticità espressiva.

Mentre Courbet cercava la verità nella materia densa dei corpi, Rauschenberg e Rotella nei frammenti della realtà urbana, e Warhol nella serialità dei media, la contemporaneità esplora la complessità tecnologica e concettuale.

L'artista, oggi, non è più un semplice "creatore di immagini", ma un filtro critico, un detonatore di messaggi e sensazioni immerso in un flusso continuo di stimoli storici e digitali.

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