CAROSELLO

Il grande inganno

 

SULL’AMORE, LA BELLEZZA percepita e idealizzata E ALTRE FESSERIE

"camminare insieme ©archivioiannino"


Per apprezzare alcuni sentimenti nel verso giusto si deve raggiungere l’età matura.

Una maturità cresciuta nel tempo e attraverso le esperienze sbagliate. Sì. Attraverso le esperienze sbagliate, quasi tossiche perché sono le vere maestre  di vita per chi sa ponderarle in seguito. Al momento delle relazioni è impossibile trattenersi freddi e analitici. L’infatuazione prima e l’adrenalina immediatamente dopo ubriacano le menti, le intorpidiscono quando va bene e nell’attimo dell’apoteosi fanno combinare cazzate abissali.

Non c’è un periodo o una età precisa per comprendere gli aspetti dleteri della morbosità parossistica che solitamente liquidiamo con la “gelosia”.

Qualcuno ritiene che essere gelosi dimostri l’attaccamento e il tenerci affettivamente ad una persona. Le ultime tendenze parlano di stalkeraggi, abusi psicologici e fisici che non partono da un determinato appartenere fisiologico alla sessualità. È una condizione mentale che alla base si è formata nell’essere insicuri e perciò possessivi.

In alcuni momenti tutta la parola filosofica va a farsi fottere!

 

"Il testo offre uno spunto crudo e veritiero sulle dinamiche sentimentali, smontando i miti romantici per guardare in faccia la realtà delle relazioni tossiche e della maturità emotiva.

Utilizzando un linguaggio comune, accessibile e vicino all'esperienza quotidiana di tutti noi tentiamo di sviluppare il concetto ed essere d’aiuto."

 

L’amore, la bellezza e le altre fesserie: quando il cuore impara a schiaffi e la testa gira.

 La scuola degli errori: perché per capire l'amore serve l'età (e qualche batosta)

Capire l’amore non è una questione di quoziente intellettivo, ma di chilometraggio.

Da ragazzi ci stampano in testa l'idea che l'amore vero sia quello dei film: fuochi d’artificio, batticuore a mille e quel pizzico di dramma che fa tanto passione.

 La verità è che quando sei dentro al frullatore dell'infatuazione, la logica si spegne. L’adrenalina ti sale al cervello e, ammettiamolo, ti rimbambisce. In quei momenti sei convinto di toccare il cielo con un dito, e invece stai solo prendendo la rincorsa per fare una fesseria colossale.

La maturità emotiva non arriva con il compleanno dei trenta o quarant'anni, ma con il conto delle cicatrici.

Paradossalmente, le relazioni che ci insegnano di più sono proprio quelle venute male, quelle "tossiche" che ti lasciano con le ossa rotte.

Finché tutto va bene non impari nulla. È quando ti trovi a raccogliere i pezzi di te stesso che inizi a riflettere, a ponderare e a capire cosa non vuoi mai più accettare da nessuno.

Gli errori sono i professori più severi, ma sono gli unici che non dimentichi. E forse riesci, grazie a loro di comprendere in tempo ed evitare in seguito il grande inganno della gelosia, dall'affetto al possesso.

Per generazioni ci hanno spacciato la gelosia come la prova del nove dell’amore. "Se non è geloso, vuol dire che non gli importa", si dicevano le ragazza a scuola o in chiesa e pure i ragazzotti al bar.

Questa è probabilmente la fesseria più grande mai tramandata. Oggi, finalmente, abbiamo iniziato a chiamare le cose con il loro nome: lo stalking, il controllo ossessivo e le violenze psicologiche non hanno nulla a che fare con il sesso o con l'attrazione. Sono figli dell'insicurezza cronica.

Chi ha paura di perdere l'altro non lo sta amando, lo sta recintando.

Il partner diventa un oggetto di proprietà, un trofeo da difendere dal resto del mondo per mettere a tacere i propri mostri interiori.

Questa morbosità non è un eccesso di cuore, è un deficit di autostima!

Eppure, nonostante oggi se ne parli di più, ci caschiamo ancora, scambiando le catene e le gabbie d’acciaio serrate con lucchetti inviolabili per abbracci calorosi.

Ma, grazie a dio, ad un certo punto la teoria crolla perché la vita vera non segue i manuali popolari ritenuti ovvi.

Possiamo leggere tutti i libri di psicologia del mondo, fare discorsi filosofici d'alta scuola e annuire davanti ai post sui social che spiegano come funziona una relazione sana. Ma ammettiamolo: quando sei nel mezzo della tempesta, tutta la teoria va a farsi benedire.

L'essere umano è istinto, pancia e debolezza. Ci sono momenti in cui l'irrazionalità prende il volante e ti ritrovi a fare esattamente tutto ciò che avevi promesso di evitare. Ed è qui che sta la bellezza e la miseria della nostra condizione. Smettere di fare fesserie è impossibile, ma il vero traguardo dell'età matura è un altro: imparare a guardarsi allo specchio il giorno dopo, darsi del cretino da soli, e avere la forza di ricominciare da capo, un po' più ammaccati ma decisamente più furbi nei confronti della vita.

 

E abbattere il confine invisibile innalzato dall'amore diventato un contratto di proprietà.

 L'illusione del "Sei mio o mia"

Nel linguaggio di tutti i giorni usiamo espressioni come "il mio ragazzo", "mia moglie", "il mio uomo". Sembrano parole innocenti, ma nascondono una trappola mentale micidiale. C'è una differenza abissale tra il dire "fai parte della mia vita" e il pensare "sei una mia proprietà".

L’amore vero è un regalo che si rinnova ogni giorno. Due persone scelgono, liberamente, di camminare insieme. Il possesso, invece, ragiona come un collezionista d'arte. Vuole comprare il quadro, metterlo sotto chiave, blindarlo con l'allarme e decidere chi può guardarlo.

Quando entri nella mentalità del possesso, il partner smette di essere una persona con i suoi desideri, i suoi amici e i suoi spazi, e diventa un oggetto da custodire. E gli oggetti, si sa, non devono muoversi senza il permesso del padrone.

E s’infila la maschera della protezione al bene.

Il possesso è un gran parassita: non si presenta mai a faccia scoperta, ma si maschera sempre da "troppo amore" o da "istinto di protezione".  

 

  • ·       "Ti controllo il telefono perché ci tengo a te."
  • ·       "Non voglio che esci con quelle amiche perché ti influenzano male."
  • ·       "Mettiti un'altra gonna che quella è esagerata, sai come sono gli uomini."

 

Queste frasi, che purtroppo si sentono ancora troppo spesso nei bar o nelle comitive, non sono gesti di cura. Sono i primi mattoni di una gabbia. Chi possiede ha una paura matta dell'autonomia dell'altro, perché sa che una persona libera può andarsene in qualsiasi momento. Allora, per stare tranquillo, cerca di accorciare il guinzaglio, camuffando il controllo con l'affetto. Ma l'amore che stringe il collo non è amore, è un nodo scorsoio.

In pochi hanno il coraggio di lasciare la porta aperta

La verità è che possedere è facile, richiede solo egoismo e insicurezza. Amare, invece, è un lavoro da “pigri coraggiosi” e aperti. Significa accettare il rischio. Significa sapere che la persona che hai accanto potrebbe guardarsi intorno e decidere di andare altrove, ma sperare che ogni mattina scelga ancora te.

Come diceva una vecchia massima popolare, l'amore è come tenere un uccellino nel palmo della mano: se stringi il pugno lo uccidi, se tieni la mano aperta e lui resta lì, allora è davvero tuo. Tutto il resto – il controllo dei mi piace sui social, le scenate per un’occhiata di troppo, il silenzio punitivo se l'altro esce da solo – sono solo fesserie per cuori deboli che non hanno il coraggio di fidarsi.

 

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