La Bonomi lascia? Bene!
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| reperto (simbolo) del tempio di Capo Colonna dedicato ad Hera Lacinia |
Finalmente, il maldestro tentativo
di cementificare l'area di Capo Colonna pone fine allo scempio
fin ora perpetrato da quanti preposti alla tutela e alla
valorizzazione archeologica della Calabria.
È uno strano modo di intendere come
“conservare la storia” e i beni archeologici della Calabria
quello inteso dalla scuola capeggiata dalla sovraintendente ai beni
culturali Bonomi.
Negli anni addietro abbiamo scritto e
documentato come i tecnici usassero i siti archeologici.
Dire che la gestione fosse
pregiudizievole per la conservazione dei beni, nonché una scommessa improbabile per improbabili sviluppi turistici è un eufemismo.
Ma veniamo ad oggi: sempre i tecnici di cui sopra dicono che su Capo Colonna, vista l'esiguità dei reperti portati alla luce, cagionati da interventi erosivi di varia natura, è necessario coprire l'antica piazza con uno strato variabile di inerti, quindi livellare e cementificare così da preparare il fondo per una seconda fase ricostruttiva per ricreare una copia simile o vicina all'antico foro romano.
E qui nasce l'incomprensione.
Perché non hanno pensato e studiato un progetto ricostruttivo dell'esistente, molto più snello e accattivante anche dal punto di vista emotivo per chi si reca sui luoghi storici, piuttosto che appesantirlo con inerti e cementi invasivi?
A noi del volgo, incolti e ignoranti, non ci è dato sapere! come non ci è dato sapere delle operazioni culturali precedenti avallati dallo stesso ufficio, sempre, beninteso, dopo ore e ore di studi.
Comunque, qualche interrogativo lo poniamo a tecnici e politici:
Le opere installate nella
ex Scuola
Agraria di Catanzaro?! Risponderà piccato qualcuno.
Ovviamente non è poco! Però ... la volontà politica e forse un pizzico di compiaciuto narcisismo di qualche
dirigente nell'allestire e imporre gli eventi, prima nell'
area
archeologica di
Roccelletta e successivamente nel
parco della biodiversità, non ha dato i frutti voluti.
Poco male se, per almeno una volta, la
mancanza di fondi(?) ha decretato la fine delle invasive
intersezioni.
La cultura non è un effetto di
scoppiettanti giochi pirotecnici men che meno una questione privata; il suo mantenimento e la relativa divulgazione è puro amore della storia dei padri e delle genti che hanno calpestato e contaminato i luoghi bruzi.
Confidiamo nel nuovo corso politico
calabrese e l'impegno di quanti saranno chiamati a contribuire alla rinascita della Calabria e in special modo nel comparto della Cultura, del territorio e del turismo.
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