Vuoti a perdere
Tanta tristezza nel leggerlo: https://aore12.blogspot.com/2026/08/eredita.html.
È del tutto normale provare profonda tristezza leggendo
questo brano, poiché evidenzia la perdita di valori e dignità della politica
moderna rispetto al passato.
L'articolo di Franco Cimino pubblicato sul blog A ore 12 mette a nudo il contrasto tra l'integrità di Alcide De Gasperi e l'approssimazione dei leader contemporanei.
per sommi capi, la malinconia generata dalla lettura del testo nasce da diversi fattori.
L'oblio della memoria storica; l’ignoranza giovanile. I ragazzi non conoscono i padri fondatori della Repubblica e forse neppure i disatri della guerra e del nazionalismo del ventennio.
C’è, nella loro “cultura” l’effimera politica televisiva. Ricordano
solo i nomi dei social. Chi grida di più e la spara più grossa. Sono cespugli
privi di radici culturali.
Manca, in loro, la consapevolezza della ricostruzione post-bellica. Ma anche le sofferenze dei nostri padri e nonno che son dovuti emigrare.
Il declino dell'etica pubblica è chiaro! Oggi, vedono un premier, perché così li chiamiamo, sfilare e sorridere, dare pacche sulle spalle, sempre con vestiti diversi e all’ultima moda.
De Gasperi viaggiò con un cappotto prestato, un vecchio cappello e una borsa logora.
La sua Onestà esemplare è fuori moda. Un concetto desueto. E
chissà nell’immaginario odierno com’è considerato lo Statista morto in totale
povertà.
La politica non è più missione. Il potere oggi è un fine
personale.
Il profondo senso di malinconia che scaturisce dalla lettura del brano di Franco Cimino non è semplicemente il rimpianto per un tempo che non c'è più, ma la lucida constatazione di un declino culturale e antropologico che ha ridefinito i connotati della sfera pubblica italiana.
Al centro di questa riflessione si colloca lo strappo
drammatico tra la memoria storica e l'oblio del presente, un vuoto
generazionale in cui i giovani appaiono privati delle coordinate fondamentali
del proprio passato.
Ignorare i padri fondatori della Repubblica significa anche
smarrire la consapevolezza delle macerie materiali e morali da cui il Paese è
risorto, dimenticando i sacrifici di intere generazioni, le tragedie del
totalitarismo e il dramma silenzioso dell'emigrazione.
A questa feconda complessità culturale si è sostituita
l'effimera grammatica della politica televisiva e dei social network, un
palcoscenico bidimensionale dove non conta la densità del pensiero, ma la
capacità di gridare più forte, trasformando i leader in cespugli fragili, privi
di radici profonde.
La mutazione riflette in modo emblematico il passaggio da un'estetica della sobrietà a una spettacolarizzazione del potere.
La figura di Alcide De Gasperi, che si presentò nei consessi
internazionali con un cappotto prestato e una borsa logora, incarna un'idea di
dignità istituzionale che traeva la propria forza dall'onestà materiale e
dall'autorevolezza morale, e non dall'esibizione della ricchezza.
Oggi, al contrario, la scena pubblica è dominata da leader che sfilano come brand di sé stessi, sempre impeccabili e pronti al sorriso o alla pacca sulla spalla compiaciuta, riducendo l'azione di governo a una perenne sfilata di moda e a una vuota strategia di marketing.
L'onestà esemplare e la povertà con cui lo statista trentino
si congedò dalla vita e dal potere appaiono oggi come concetti desueti, quasi
incomprensibili per un immaginario collettivo assuefatto al cinismo e
all'esibizionismo.
La crisi più profonda risiede proprio nello svuotamento del concetto di politica intesa come missione e servizio per le generazioni future.
Quando il potere cessa di essere uno strumento per edificare
la giustizia sociale, l'uguaglianza e la libertà, esso si ripiega
inevitabilmente in un fine personale, volto all'autoconservazione e al
tornaconto immediato.
La laicità e il rigore morale che permettevano ai grandi statisti del dopoguerra di dialogare oltre gli steccati ideologici per il bene comune sono stati rimpiazzati da un personalismo sterile.
Rileggere questa eredità non significa dunque indulgere in
una sterile nostalgia, ma riscoprire la necessità urgente di restituire
dignità, etica e spessore culturale alla guida del Paese, affinché la politica
torni a guardare al futuro e non soltanto al consenso del giorno dopo.
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