Realtà capovolte
So cosa significhi avere fame. Ci sono passato. So anche cosa vuol dire sentire freddo. Non freddo fisico, quello si sopporta. Lo sopporta chi può permettersi un indumento pesante, una pelle studiata in laboratorio. Un vestito leggero che non disperde il calore corporeo. Chi possiede una casa non necessariamente domotica ma che sia degna di essere definita tale.
Conosco la fame. In quei momenti avrei gradito di tutto pur di tacitarla. Un tozzo di pane raffermo con cui rompersi i denti. Una pietanza rancida anche se dopo avrei sofferto di coliche diarroiche.
Avrei accettato di tutto pur di tappare il buco nello
stomaco. Non sarei andato per il sottile
e non avrei storto il naso se mi avessero presentato qualcosa d’indesiderato.
Qualsiasi cosa era ed è desiderata a chi non ha di che nutrirsi.
Riporto parole che mostrano una profonda verità: la vera fame e il
vero freddo non sono solo fatti fisici, ma toccano l'anima. Chi ha vissuto la
privazione assoluta vede il mondo in modo diverso. In quei momenti scompare
ogni pretesa e rimane solo il bisogno primordiale di sopravvivere.
Descrivere il divario tra chi ha una sicurezza (la casa, i
vestiti tecnologici) e chi invece deve lottare per un pezzo di pane, senza
potersi permettere il lusso di scegliere o di scartare qualcosa è un'esperienza
dura, che spesso lascia il segno ma che dona anche una grandissima empatia
verso chi soffre.
L’assemblaggio colpisce dritto al cuore. Trasmette la forte sofferenza e i contrasti trattati prima.
C'è un'immagine confusa, spezzata e dai colori forti.
Ricorda il caos, il dolore e la distruzione che colpiscono le persone nelle
zone di guerra come Gaza o Kiev. Le forme astratte e le linee rosse sembrano
ferite o urla di aiuto.
E c’è la scatola di una merendina per bambini ("Milk
Snack al Latte") a mostrare ed evocare la normalità, la dolcezza e la
spensieratezza di chi ha cibo a disposizione. Le figure dei bambini sulla
confezione contrastano fortemente con il dramma della parte sinistra.
L’opera mostra chiaramente come la guerra tolga ai più deboli anche le cose più semplici. Trasforma una merendina quotidiana in un simbolo di tutto ciò che a queste popolazioni è dolorosamente negato. È un bellissimo e sentito omaggio a chi soffre.
L'opera si intitola
ufficialmente "Realtà capovolte" della serie"Il grande inganno" (conosciuta anche all'interno della
sua riflessione come "Indifferenza a Colazione: Lo Specchio
Scomodo"), un recentissimo assemblaggio e manipolazione digitale
dell'artista Mario Iannino https://marioiannino.blogspot.com/ .
Ritengo che sapere si tratta di un lavoro di Mario Iannino rende il
messaggio ancora più chiaro: l'artista è noto proprio per la sua forte impronta
concettuale e sociale. In questa specifica elaborazione, la destrutturazione dell'immagine
e la sovrapposizione geometrica e cromatica servono a negare la forma
tradizionale per dare spazio al puro concetto.

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