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Ranucci defenestrato, ma se ...

 

Effetto Ranucci: cosa succederebbe se il "capitano" di Report entrasse in politica.

L'enigma Ranucci: il voto dei social può davvero salvare la meritocrazia in Rai?

 

Che sia stata un’epurazione è chiaro! Non c’è bisogni di avere una mente machiavellica per comprendere che la rai ha inteso colpire la trasmissione capitana da Ranucci. Nessuno della squadra ha inteso tradire il capitano e hanno tutti respinto proposte dai dirigenti rai.

Adesso è davvero chiaro.

 E se Ranucci si presentasse alle imminenti elezioni?

 

No, non ci sono conferme ufficiali su una discesa in campo politico di Sigfrido Ranucci e le voci di una sua possibile candidatura in vista delle elezioni sono state smentite dai diretti interessati.  

Il caso legato alla sua rimozione dalla guida di Report ha scatenato un enorme scontro politico e mediatico. Di seguito i dettagli di quanto sta accadendo in queste ore.

La Rai ha ufficializzato la rimozione di Ranucci dalla conduzione di  affidando il programma a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi . Al giornalista sono state offerte tre opzioni di ricollocamento aziendale (tra cui il TG3 o Rai News 24), ma la reazione all'interno e all'esterno di Viale Mazzini è stata durissima:

Dimissioni in blocco degli inviati storici del programma tra cui Giulia Innocenzi,

Giorgio Mottola, Daniele Autieri, Giulio Valesini  e Bernardo Iovene hanno fatto muro intorno al loro "capitano", annunciando l'intenzione di dimettersi in blocco se l'azienda non tornerà sui propri passi.

 La reazione di Ranucci: Il giornalista ha dichiarato che non si tratta di un addio definitivo ma dell'inizio di una battaglia per la libertà di stampa e la meritocrazia. [

 Le accuse delle opposizioni: Partiti come il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle hanno parlato apertamente di "censura", "vendetta politica" e di un duro colpo inferto al giornalismo d'inchiesta. *

 

Il nodo della candidatura politica è stato sciolto nell’immediatezza.

I rumors su un possibile futuro in politica per Ranucci avevano iniziato a circolare con insistenza, in particolare riguardo a un suo ipotetico inserimento nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS

Tuttavia, i vertici dei partiti hanno spento i motori della speculazione.

Se analizziamo lo scenario ipotetico in cui Sigfrido Ranucci decidesse davvero di candidarsi alle prossime elezioni politiche, si aprirebbe un dibattito molto complesso.

In una situazione del genere, la forza della sua battaglia per la meritocrazia e la libertà di stampa cambierebbe radicalmente natura. Ci sono due punti di vista opposti sugli scenari possibili.

primo scenario : La candidatura indebolisce la battaglia (L'arma del "conflitto di interessi")

Secondo molti analisti e detrattori, scendere in politica potrebbe togliere forza al suo messaggio:

e consequenziale  perdita di imparzialità,  Il giornalismo d'inchiesta trae la sua forza dall'essere percepito come "super partes" (sopra le parti). Diventando il candidato di uno schieramento (come Alleanza Verdi e Sinistra o il Movimento 5 Stelle), le sue inchieste passate e future verrebbero etichettate dagli avversari come semplici "attacchi politici".

Si alimenterebbe la retorica del "Partito dei Magistrati e dei Giornalisti"!

 I partiti di maggioranza avrebbero gioco facile nel dire: "Visto? Vi avevamo detto che faceva politica usando la televisione pubblica". Questo finirebbe per giustificare, agli occhi di una parte di opinione pubblica, la decisione della Rai di rimuoverlo.

La battaglia per la libertà di stampa verrebbe ridotta a una strategia elettorale per raccogliere voti, anziché rimanere un principio universale da difendere dentro il servizio pubblico. E assumerebbe l’effetto del martire elettorale.

Secondo scenario. La candidatura rafforza la battaglia e funge da "Cassa di Risonanza" istituzionale nei luoghi preposti. E chi vede con favore questa ipotesi pensa che l'ingresso in Parlamento darebbe a Ranucci armi nuove e più potenti.

 

Avrebbe Potere ispettivo reale!  Da deputato o senatore, Ranucci non potrebbe più essere "licenziato" o spostato da un dirigente Rai. Avrebbe accesso a commissioni importanti (come la Commissione di Vigilanza Rai) e potrebbe proporre leggi concrete per riformare la governance di Viale Mazzini, scollegandola dal controllo dei partiti al governo. Anche se, c’p da chiedersi: come mai non è stato fatto fin’ora?

Ma, a Lui, creerebbe una difesa immunitaria dagli attacchi e la politica gli darebbe un palcoscenico istituzionale da cui denunciare le storture del sistema, portando il tema della meritocrazia direttamente nelle stanze dove si prendono le decisioni.

Ha dalla sua parte il peso del consenso.  Un boom di preferenze (i famosi "like" trasformati in voti) dimostrerebbe alla politica che i cittadini pretendono un giornalismo d'inchiesta libero e indipendente, obbligando anche i palazzi del potere a fare i conti con questa richiesta.

Perché il dibattito è tornato virale?

Oltre alla solidarietà dei colleghi e alla rabbia per il modo in cui è stato rimosso, la discussione sulla sua popolarità elettorale si è riaccesa anche a causa delle recenti cronache giudiziarie.

 La Procura di Roma ha, infatti, svelato un torbido retroscena legato a un finto attentato ai danni di Ranucci, orchestrato a sua insaputa da Valter Lavitola, il quale – secondo gli investigatori – puntava proprio a far crescere a dismisura la popolarità del giornalista per spingerlo a candidarsi.  

Ranucci è rimasto totalmente estraneo e vittima di questa vicenda, ma il polverone ha inevitabilmente alimentato i retroscena sul suo futuro.

In conclusione: Restare fuori dalla politica permette a Ranucci di difendere la sua autorevolezza di cronista puro, continuando a denunciare quello che definisce "uno schiaffo alla meritocrazia" dall'esterno. Entrare in politica, invece, trasformerebbe la sua battaglia morale in una guerra di potere legislativo, con tutti i rischi e i vantaggi che ne conseguono.

 

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