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Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Perché non vogliono il reddito di base?

 

Il concetto di lotta di classe, le dinamiche di potere e la necessità di emancipazione culturale descritti toccano il cuore della filosofia politica e della sociologia moderna. Riflettono una transizione storica complessa: dal conflitto industriale classico a forme più sottili e psicologiche di controllo sociale.

Il Diritto di Dire No

-Reddito universale e pedagogia critica contro il gattismo sociale-

 


La lotta di classe non è mai finita.

 

 Fino a qualche tempo addietro il mondo si divideva in “padroni” “borghesi” “proletari” sfruttati” benestanti”. E altre categorie ambigue che si destreggiavano per tirare la giornata.

Opportunisti. Affaristi. Predatori. Politici. Intellettuali. Persone oneste e farabutti. Tutti sotto lo stesso cielo a cercare di livellare ostacoli sociali e culturali. A un certo punto si è pensato di avere fatto un salto culturale e che le necessità primarie fossero state debellate. Invece no! sono state sospese momentaneamente.

La classe abbiente, quella che stava e continua a stare bene è riuscita a prendere il controllo. Ha attratto ipotetici ma improbabili sostenitori della plebe. È riuscita, insomma, a insinuarsi nelle deboli menti della massa. Ha lasciato credere che qualcuno, uomo, donna o altro, potesse salvare il mondo. Enfatizzando e dando risposte alle paure collettive.

E, raggiunto lo scettro del potere ha fatto da traghettatore. Questo qualcuno ha portato acqua al mulino dei benestanti divenendo vassallo. Mentre la massa, sperando in quel fatidico e deprimente “io, speriamo che me la cavi” ha assecondato il flusso in cerca dalla propria zona di comfort.

Ma non è così che funziona. il “gattismo” vale a dire il fenomeno dell’arrangiarsi, essere utilitaristici per sopravvivere, non paga. Mai! Anche se  sembra, nel breve termine, di poter sopravvivere con atteggiamenti da qualunquismo.

Preoccuparsi della materia e la sua sopravvivenza non è emancipazione.

Vivere significa studiare non per accumulare nozioni o conoscenze enciclopediche scolastiche. Vivere significa emanciparsi dalla materia. Essere! Parte inclusiva del sistema sociale. Perciò studiamo; studiamo. Studiamo! Per comprendere e emancipare non solo noi. E quando ti accorgi di non essere ben accetto, scuoti i sandali e passa oltre, bussa alla porta ssuccessiva, troverai qualcuno disposto al dialogo (cit.). sempre aperto e pronto ad amare il prossimo.

  

Il concetto di lotta di classe, le dinamiche di potere e la necessità di emancipazione culturale descritti toccano il cuore della filosofia politica e della sociologia moderna. Riflettono una transizione storica complessa: dal conflitto industriale classico a forme più sottili e psicologiche di controllo sociale.

  Il miraggio del superamento e il nuovo controllo

L'illusione di aver debellato le necessità primarie, contemporanee, coincide storicamente con l'avvento della società dei consumi nel secondo dopoguerra.

Il sociologo Herbert Marcuse spiegava come il sistema industriale avanzato sia riuscito a integrare la classe operaia creando "falsi bisogni" (beni di consumo, comfort materiali), disinnescando così la spinta rivoluzionaria.

La classe abbiente non ha solo mantenuto il controllo economico, ma ha ottenuto l'egemonia culturale, definita da Antonio Gramsci come la capacità delle classi dominanti di far accettare i propri valori e la propria visione del mondo come "naturali" e universali anche a chi ne è escluso o sfruttato.

 Dalla solidarietà all'individualismo utilitaristico

Il fenomeno dell'arrangiarsi e dell'utilitarismo (il "gattismo" o l'individualismo esasperato) è il risultato della frammentazione dei legami sociali.

 Quando la solidarietà di classe viene meno, la massa si atomizza. 

Il motto "io speriamo che me la cavi" diventa l'unica strategia di sopravvivenza percepita.

 Il passaggio dall'azione collettiva alla salvezza individuale è, come evidenziato dal sociologo Zygmunt Bauman nella sua analisi della "modernità liquida", una vittoria del sistema, poiché sposta la responsabilità del fallimento sociale interamente sulle spalle del singolo individuo.

n  Ecco, dunque, la necessità dello studio affinché l'Essere possa emanciparsi

La distinzione tra l'accumulo di nozioni e lo studio come strumento di emancipazione richiama direttamente la pedagogia di Paulo Freire. Nel suo testo fondamentale “La pedagogia degli oppressi”, Freire contrasta la "concezione bancaria" dell'educazione (dove le nozioni vengono depositate passivamente nella mente degli studenti) con un'educazione "problematizzante" e liberatoria. Studiare non serve a integrarsi passivamente nel meccanismo produttivo della materia, ma a sviluppare una coscienza critica che permette di passare dalla condizione di "oggetti" della storia a quella di "soggetti" attivi, capaci di trasformare la realtà sociale.

Ecco una panoramica strutturata dei tre filoni per comprendere come il controllo sociale, l'educazione e le classi si siano evoluti fino a oggi.

 

  Egemonia Culturale: Come si costruisce il consenso

L'egemonia culturale spiega perché le grandi masse accettino dinamiche di potere che spesso vanno contro i loro stessi interessi. Il potere non si mantiene solo con la forza, ma con la gestione delle idee. Analizziamo alcuni aspetti e meditiamo sugli insegnamenti storici.

 

 Antonio Gramsci e i due livelli del potere:

Il pensatore italiano divide il potere in "società politica" (l'apparato statale, la polizia, le leggi che usano la forza) e "società civile" (scuole, chiese, media, sindacati).

L'egemonia si esprime nella società civile. La classe dominante diffonde la propria visione del mondo finché questa diventa "senso comune". E quanto segue ne chiarisce gli aspetti. 

La Scuola di Francoforte e l'Industria Culturale

Negli anni '40, Max Horkheimer e Theodor Adorno coniano il termine "industria culturale". Il cinema, la televisione, la musica e l'intrattenimento non sono semplici svaghi, ma fabbriche di consenso. Producono una cultura standardizzata che riduce i cittadini a consumatori passivi, anestetizzando il pensiero critico e canalizzando il desiderio verso beni materiali.

La manipolazione psicologica contemporanea.  Oggi l'egemonia si è spostata sugli algoritmi dei social media e sulla "profilazione psicometrica". Il controllo non avviene più imponendo un'unica ideologia dall'alto, ma frammentando la realtà in "bolle informative" (echo chambers) e sfruttando le vulnerabilità cognitive emotive per orientare l'opinione pubblica, rendendo la massa prevedibile e manipolabile.

 

Se l'egemonia culturale anestetizza la mente, l'educazione liberatoria è lo strumento per risvegliarla. 

Non si studia per "trovare un posto nel sistema", ma per comprendere il sistema stesso.

 

 Nel suo testo La pedagogia degli oppressi, Freire critica l'educazione tradizionale, dove l'insegnante "deposita" nozioni nella testa degli studenti (considerati vasi vuoti da riempire). Questo modello serve solo a perpetuare l'obbedienza e l'adattamento alla realtà esistente.

La soluzione di Freire è un dialogo paritario tra educatore ed educando. L'insegnamento deve partire dalla realtà concreta delle persone, analizzandone le contraddizioni. Attraverso il dialogo, l'individuo sviluppa la coscientizzazione: impara a leggere il mondo in modo critico e a capire che la realtà non è un dato immobile, ma una costruzione storica che può essere cambiata.

In Italia, l'esperienza di Don Milani con Lettera a una professoressa (1967) incarna questo principio. La scuola tradizionale dell'epoca bocciava i figli dei contadini e promuoveva i figli dei ricchi. A Barbiana, la parola e la padronanza della lingua diventano lo strumento di emancipazione: "È solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui". Sapere serve a non farsi ingannare dai padroni.

 

n   La Classe Sociale: Dalla fabbrica al precariato digitale

Il concetto di classe non è scomparso, ma ha cambiato radicalmente pelle. La vecchia divisione netta tra borghesia (proprietaria delle fabbriche) e proletariato (la forza lavoro industriale) è stata sostituita da nuove forme di frammentazione.

 

La scomparsa della coscienza di classe è un dato inoppugnabile!

Con la deindustrializzazione e la nascita dell'economia dei servizi, i lavoratori si sono dispersi. Non essendoci più la grande fabbrica come luogo di aggregazione fisica, è crollata la solidarietà collettiva. Il lavoratore moderno tende a percepire sé stesso non come parte di una classe sfruttata, ma come un "imprenditore di sé stesso" in competizione con gli altri.

Il sociologo Guy Standing ha teorizzato la nascita del Precariato come nuova classe sociale globale. Questa classe è definita dalla totale assenza di sicurezza: contratti a termine, mancanza di ammortizzatori sociali, perdita di identità professionale e l'obbligo di svolgere una mole enorme di lavoro non retribuito (aggiornamento continuo, ricerca di contratti, burocrazia).

Siamo stati paracadutati e intrappolati nel “Capitalismo delle Piattaforme e dei nuovi "Padroni": Oggi i veri detentori dei mezzi di produzione non possiedono fabbriche, ma infrastrutture digitali, dati e algoritmi (le big tech).

I nuovi "proletari" sono i lavoratori della gig economy (rider, autisti, moderatori di contenuti, lavoratori dei micro-task online). Questi soggetti sono controllati non da un supervisore umano, ma da algoritmi che calcolano la produttività al millisecondo, esasperando l'isolamento e l'impossibilità di organizzarsi.

 

L'intersezione tra i social media e il reddito di base universale (UBI) rappresenta lo scontro frontale definitivo tra i moderni meccanismi di controllo e le strategie di emancipazione sociale ed economica della massa.

I primi estraggono valore economico dalla nostra attenzione, mentre il secondo mira a restituire il tempo e la dignità necessari per sottrarsi a questa forma di sfruttamento invisibile.

 

Oggi i social media non sono semplici piattaforme di intrattenimento, ma i principali motori di estrazione del valore e di manipolazione psichica.

 

“Il Capitalismo della Sorveglianza”, Teorizzato da Shoshana Zuboff, ci dice che questo modello economico trasforma l'esperienza umana in dati comportamentali gratuiti. Questi dati vengono elaborati da algoritmi predittivi per modificare il comportamento degli utenti a scopi commerciali o politici.

Ecco, attuata, la mercificazione dell'attenzione.  L'utente comune è diventato un lavoratore non pagato. Ogni like, commento o secondo speso a scorrere lo schermo (doomscrolling) genera profitto per le multinazionali tecnologiche.

La massa lavora gratis per produrre i dati che poi verranno usati per controllarla.

La frammentazione della solidarietà è una strategia che paga. Gli algoritmi premiano l'indignazione, il conflitto e la polarizzazione perché generano più interazioni (engagement). Questo modello distrugge la coesione sociale e atomizza gli individui, rendendo impossibile la nascita di una coscienza di classe collettiva.

 

Sarà per questo motivo che le classi dominanti non intendono attuare il reddito di base universale?

E sì! Il Reddito di Base Universale (UBI) sarebbe destabilizzante per il Precariato.

Per le destre di potere il Reddito di Base sarebbe una sconfitta sicura inquanto il meccanismo sociale consiste nell'erogazione di una somma di denaro periodica, a base individuale, incondizionata (senza vincoli di lavoro) e universale (per tutti i cittadini, ricchi o poveri).

 

Il valore fondamentale dell'UBI non è il semplice assistenzialismo, ma la libertà di dire "no". Avendo la sopravvivenza materiale garantita, il lavoratore o il precario della gig economy può rifiutare contratti di sfruttamento, costringendo i datori di lavoro ad alzare i salari e a migliorare le condizioni professionali.

Una delle correnti economiche più recenti propone di finanziare il reddito di base tassando direttamente i profitti delle grandi piattaforme digitali (data dividend). Se i dati sono prodotti collettivamente dalla società, il valore economico che ne deriva deve essere restituito alla società sotto forma di reddito universale. Così da potersi emanciparsi dalla materia e per poter "Essere".

L'introduzione del reddito di base spezzerebbe il circolo vizioso dell'utilitarismo e del "gattismo" di cui parlavamo, agendo direttamente sui limiti imposti dai social media e dal precariato e liberare il tempo individuale per sviluppare il pensiero critico e studiare per il gusto di comprendere (e non per accumulare nozioni spendibili sul mercato), e per far ciò serve tempo libero dall'ansia della sopravvivenza. L'UBI “compra” questo tempo e lo rende libero.

  

Quando la vita materiale è precaria, le persone si rifugiano nell'evasione digitale dei social o cercano opportunità di guadagno fittizie online.

La stabilità economica riduce la dipendenza psicologica dalle piattaforme, permettendo ad ognuno di riscoprire la socialità reale e lo studio critico. Quindi acquisire conoscenza e decidere, davvero, in ultima battuta, quale strada percorrere.

 

 

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