Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Nel giardino della mente

 

Il tempo, nel giardino di un Ospedale-

 


 

"Frammenti di memoria e riflessioni sulla natura umana si intrecciano in un racconto sospeso nel tempo. Dalla quiete di un'attesa ai ricordi di giovinezza lungo la strada verso Marina, l'autore dipinge un ritratto inedito, poetico e profondamente personale della periferia storica di Catanzaro."

"Tra l’erba e le foglie di un giardino d’ospedale e il ricordo di un motorino che scivola tra gli ulivi di Viale Isonzo, prende vita il racconto.

Un flusso di pensieri che, partendo dall’ingiusta nomea di un corvo dal becco giallo – licenza poetica di un merlo reale –, si trasforma in un viaggio antropologico e sentimentale nella Catanzaro di un tempo. (anni ‘70)

È lo sguardo di chi attende,, oggi, negli anni 2000 abbondanti, e nell’attesa ritrova l'anima autentica di una terra argillosa e delle sue storie."

“È affascinante come il flusso di pensieri leghi insieme la natura, la memoria storica di Catanzaro e una profonda riflessione personale. Il racconto tocca corde storiche e antropologiche molto precise della Catanzaro di un tempo.”

 

 

Nell’immaginario collettivo alcuni animali soffrono inconsapevolmente di nomee attaccate loro addosso dalle credenze dell’uomo. Scusate se ancora scrivo “uomo” intendendo co questo termine il genere umano e principalmente il genere femminile ch’è la parte creativa per eccellenza.

Ma torniamo alle nostre considerazioni:

il corvo, ad esempio, è uno di questi. Un bell’uccello dal piumaggio nero e lucido e dal becco giallo. Intelligente e addomesticabile se abituato alla presenza umana.

Intanto l’osservo mentre mi saltella davanti. Io, seduto su una panchina dalle toghe verdi, nel giardino di un Hospital rinomato, attendo. E non posso fare a meno di considerare la diversità di animaletti che girovagano in libertà senza timore. C’è una lepre. E persino un grosso mammifero simile ad un topo enorme nei pressi del ruscello. Una nutria o un castorino.

Il corvo, dicevo, è marchiato da una triste quanto brutta nomea: è l’uccello del malaugurio!

Ironia della sorte, il quartiere in cui risiedo porta questo nome “Corvo”!

Il nome della località è stato dato dagli autoctoni in una data indefinibile.

Il Corvo, Un tempo terra argillosa, che dava sostentamento ai “santamarioti” definiti dai cittadini catanzaresi “cicorari e vermiturari”, ovvero: raccoglitori di cicorie e lumache, le risorse che la terra regalava loro e che vendevano per strada e ai mercati rionali, ricordo, quando la attraversavo da ragazzo per scendere a Marina, il terreno era, pianeggiante e fitto di ulivi.

Non so perché, ma mi piaceva! Nell’attraversarla con lo scooter, ancora viale Isonzo non era trafficato come adesso, ma dire il vero, neanche le altre strade lo erano giacché le macchine e gli altri mezzi di locomozione si contavano davvero sulle dita delle mani. Ricordo che osservavo gli ulivi e la pace mi avvolgeva. Che il mio subconscio avesse previsto il futuro?

 

È affascinante come i ricordi d'infanzia o di gioventù riescano a trasformare un luogo quotidiano in uno spazio quasi magico e senza tempo. Quel contrasto tra la pace degli ulivi del passato e il caos del traffico odierno descrive perfettamente la trasformazione di molte periferie urbane.

Il viale Isonzo di oggi, asse cruciale e trafficatissimo della zona sud di Catanzaro, è molto lontano da quella dimensione intima e silenziosa ricordata in un momento di “ozio” fisico.

Il subconscio, ne sono certo, non stava tanto prevedendo il futuro, quanto catturando l'ultimo istante di un'epoca che stava per cambiare per sempre, imprimendone la bellezza nella mia memoria prima che il cemento e le auto prendessero il sopravvento.

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