Le connessioni internet e la privacy in parole semplici
Per strada, in alto, sulla terrazza di un palazzotto,
un'insegna vistosa sponsorizza "internet per casa starlink".. per curiosità,
proprio su internet si trovano le notizie base dell’offerta, e come supponevo,
non è assolutamente concorrenziale alle offerte dei gestori tradizionali.
Se confrontato con le classiche tariffe in fibra ottica
(FTTH) o rame (FTTC) delle grandi città, Starlink non è economicamente
concorrenziale ed è solitamente più costoso sia per i costi del kit sia per il
canone mensile.
La tecnologia di SpaceX nasce infatti per risolvere un
problema completamente diverso rispetto ai gestori tradizionali. È pensato per
le aree rurali, di montagna o frazioni isolate dove la fibra non arriverà mai e
le linee ADSL sono lentissime o inesistenti.
Zone in cui anche i router 4G o 5G (FWA) non hanno segnale a
causa della conformazione del territorio.
E per le attività come agriturismi, rifugi o cantine sociali
che hanno assoluto bisogno di una connessione stabile e a bassa latenza per
lavorare.
Il confronto con i gestori tradizionali, per una famiglia
tipo, non regge il confronto.
Il costo mensile, solitamente compreso tra 20€ e 35€, generalmente
è più alto (attorno ai 40€ o più a seconda delle promozioni). Anche se spesso è
incluso nel prezzo o a pochi euro al mese, l’hardware che comprende l'acquisto
o il noleggio di un kit parabola costoso.
In breve, per chiunque sia raggiunto da una buona
connessione in fibra o da un solido segnale 4G/5G, Starlink non ha molto senso
commerciale. Diventa invece una vera e propria ancora di salvataggio
tecnologica dove i cavi tradizionali non possono arrivare.
a parte il fatto che diffido sempre dei "monopoli"
gestiti da singole persone. non solo perché possono fare il bello e il cattivo
tempo ma si consegna nelle loro mani "il tesoretto dati" individuali.
sono dell'avviso che chi più ha più deve dare alla collettività e non
tesaurizzare anche l'aria che respiriamo.
La concentrazione di infrastrutture globali cruciali — come
le costellazioni satellitari, i sistemi operativi o le reti di comunicazione —
nelle mani di pochissime aziende guidate da singoli individui solleva enormi
questioni etiche, politiche e di sicurezza.
Il rischio del monopolio privato delle infrastrutture è
reale.
Quando una sola rete satellitare gestisce gran parte delle
connessioni critiche mondiali, un singolo individuo può teoricamente decidere
dove e quando accendere o spegnere il segnale.
Interi governi e popolazioni rischiano di trovarsi
subordinati alle scelte strategiche e agli umori di un privato cittadino,
anziché rispondere a leggi e trattati internazionali.
Spedire migliaia di satelliti nello spazio richiede capitali
talmente immensi che per lo Stato o per nuovi concorrenti diventa quasi
impossibile competere in tempi brevi.
E questi signori si accaparrano la sovranità dei dati
personali che è, nei fatti un "tesoretto" perché chi controlla i nodi
di transito dei dati accumula informazioni su abitudini, localizzazione e
comunicazioni degli utenti, centralizzando un potere di profilazione senza
precedenti.
Laddove mancano le alternative, perché zone isolate,
Starlink è l'unica opzione di connessione, i cittadini non hanno una reale
possibilità di scelta per tutelare i propri dati.
Molte grandi aziende tecnologiche moderne considerano i dati
personali la risorsa primaria da monetizzare per finanziare altre attività e
consolidare la propria posizione sul mercato.
Sorge un problema etico, anzi è un imperativo assoluto per
le Istituzioni Statali chiamate al “dovere di restituzione alla collettività”
in base al principio della redistribuzione, e consentire la democratizzazione
degli spazi privati e pubblici che si basano sulla privacy.
L'idea che chi accumulano enormi ricchezze grazie a
infrastrutture pubbliche (come lo spazio o le frequenze radio, che appartengono
a tutti) debba contribuire in modo proporzionale al benessere collettivo
tramite tasse e servizi è un dato consequenziale.
L'orbita terrestre e lo spettro visivo del cielo notturno
sono beni comuni dell'umanità; molti scienziati e sociologi criticano
l'occupazione massiccia dello spazio per scopi di profitto privato.
Le leggi dei singoli Stati faticano a tenere il passo con
aziende multinazionali e transfrontaliere, rendendo difficile applicare norme
fiscali o di tutela sociale eque.
È proprio a causa di queste
preoccupazioni che l'Unione Europea e altre organizzazioni internazionali
stanno cercando di sviluppare infrastrutture pubbliche alternative (come il
progetto europeo di satelliti IRIS²) per non dipendere esclusivamente da colossi
privati.
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