Grammatica dello scarto e routine
-nella poetica di Mario Iannino- Dallo scarto della routine quotidiana alla purificazione del bianco.
Né BENE Né MALE.
È semplicemente così che funziona lo stare con i piedi
radicati su questa terra.
Vittime e carnefici di noi stessi. Contestiamo e consumiamo.
Nella riflessione espressa c’è la sintesi del lavoro e descrive perfettamente l'essenza del collage materico condiviso. L'opera cattura visivamente il dualismo: la stratificazione della nostra esistenza, divisa tra il consumismo quotidiano e la ricerca di un significato più profondo.
In sintesi , il consumo quotidiano è rappresentato
rattoppando gli scarti del quotidiano:
Al centro l'involucro strappato dei Kinder Cioccolato,
simbolo iconico di un consumo di massa, familiare e rassicurante, legato
all'infanzia e ai desideri immediati.
La Stratificazione degli altri elementi attorno alla
confezione si accumulano e si adagiano sul cartone grezzo, codici a barre e
ritagli di giornale immersi nel bianco rappresentano i frammenti della nostra
routine sovrapposti.
Non c’è contestazione o accettazione.
È pura analisi!
Anche se, il bianco steso sopra i materiali sembra voler "cancellare" o purificare il caos sottostante. Crea un contrasto netto tra ciò che accumuliamo (il consumo) e il vuoto che cerchiamo di fare per trovare un equilibrio.
È un'immagine emblematica del nostro essere, contemporaneamente,
"vittime e carnefici di noi stessi": incastrati in un sistema che
critichiamo ma di cui, inevitabilmente, facciamo parte ogni giorno con i piedi
per terra.
Contestualizziamo l'opera
La ricerca visiva di Mario Iannino (attivo a Catanzaro) si
concentra da sempre sul recupero dei residui e dei "frammenti grammaticali
prodotti dalle azioni dell'uomo". Questo assemblaggio polimaterico incarna
perfettamente la sua estetica della frattura, dello scarto urbano e commerciale
che viene risignificato attraverso l'atto pittorico.
Entrando nei dettagli, il lavoro misura ca. 50x60 cm, ideale per questo tipo di assemblaggio d'impatto e da camera. Tecnica e misura consentono di apprezzare da vicino la dimensionalità del packaging (lo spessore del cartone e le pieghe tridimensionali, come la barchetta in basso) e il dialogo serrato con la stesura del gesso e del colore bianco.
La presenza della firma, della misura e del titolo, della
data scritti di pugno dall'artista sul retro non è solo un elemento
burocratico.
Per opere polimateriche e contemporanee di questo tipo, il
retro diventa parte integrante della storia dell'oggetto, sigillando la
paternità e il momento esatto della sua genesi concettuale.
È un pezzo di forte valenza espressiva, un ottimo esempio di
come l'arte contemporanea riesca a trasformare un rifiuto commerciale (un
imballaggio di uso comune) in uno strumento di critica sociale e di pura poesia
semantica.

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