Aperti alla vita privi di pregiudizi
Impariamo dai bonobo
Dalla tecnologia del sospetto alla
riscoperta della gentilezza spontanea
Incipit:
La dissertazione nasce dalla visione di un vecchio tappetino per mouse. Un frammento di plastica e gomma dimenticato, databile tra il 1999 e il 2000, che porta impresso lo slogan di una storica casa editrice informatica e il volto ironico di uno scimpanzé. Accanto all'animale, un fumetto recita: "Non credevo fosse così facile!".
Quell'oggetto, concepito alle soglie del nuovo millennio per esorcizzare la paura della tecnologia attraverso la metafora della "scimmia alfabetizzata", oggi si rivela il punto di partenza per un paradosso ben più profondo. Se trent'anni fa la cultura pop utilizzava i primati come simbolo di una semplicità istintiva da superare, la primatologia moderna ci ha restituito una verità opposta: le famiglie dei primati praticano forme di evoluzione sociale, empatia e gestione dei conflitti basate sulle effusioni e sul contatto spontaneo che l'essere umano contemporaneo sembra aver smarrito.
Il contrasto è stridente. Mentre
riscopriamo l'incredibile intelligenza emotiva del mondo animale, le nostre
città scivolano in un inverno relazionale. Quel mouse pad diventa così la lente
attraverso cui osservare una metamorfosi sociale: il passaggio da una società
che cercava di aprirsi al futuro a una comunità arroccata, dove un sorriso
senza motivo a uno sconosciuto o una carezza a un bambino non sono più ponti di
empatia, ma atti guardati con morbosa diffidenza.
L'oggetto della Jackson Libri visibile nell'immagine è una cartolina promozionale/gadget risalente al periodo 1999-2000.
L'anno è deducibile dagli specifici riferimenti tecnologici
stampati sullo sfondo: il boom dei file MP3, il lancio dell'iconico iMac G3
colorato di Apple, la diffusione di Linux in ambito consumer, i manuali sulle
Reti domestiche e la prima grande espansione di Internet di massa in Italia. La
collana di libri a cui fa riferimento la grafica con lo scimpanzé è la celebre
serie ironico-divulgativa "Le scimmie" (pubblicata in quel biennio da
Jackson Libri, che includeva titoli di informatica pop come "iMac &
iBook. Con CD-ROM" di Bob LeVitus).
Il Tappetino del Mouse Jackson: Un Riassunto Narrante
Immagina di trovarti a ridosso del nuovo millennio, tra il 1999 e il 2000. L'informatica sta uscendo dai laboratori per invadere le case degli italiani, ma per molti il computer resta una macchina misteriosa, quasi intimidatoria.
In questo scenario si colloca la geniale strategia di
Jackson Libri, la casa editrice milanese che ha alfabetizzato generazioni di
utenti. Per promuovere la sua nuova collana di manuali pratici (chiamata
proprio "Le scimmie"), l'editore distribuisce gadget come questo. La
scelta dello scimpanzé stampato sulla superficie non è casuale: rompe la
serietà della tecnologia con una sferzata di ironia. Lo scimpanzé guarda
l'utente con uno sguardo complice e un fumetto recita: "Non credevo fosse
così facile!".
Il messaggio narrativo è immediato e rassicurante: se può imparare a usare il computer una scimmia grazie ai nostri libri, può farlo chiunque.
Sullo sfondo del pad si staglia una vera e propria capsula
del tempo della cultura digitale: le copertine dei manuali dedicati all'iMac,
ai file MP3 che stavano rivoluzionando la musica, e alle prime connessioni
Internet. In basso, lo slogan storico "Dove c'è un computer c'è Jackson
Libri" e l'indirizzo web dell'epoca chiudono il racconto visivo di
un'Italia che muoveva, un click alla volta, i suoi primi passi nel cyberspazio.
L'immagine mostra due elementi principali legati alla cultura cartacea e informativa in Italia.
Primo elemento.
A sinistra è presente una cartolina promozionale vintage
della casa editrice milanese Jackson Libri, nota per i suoi manuali dedicati
all'informatica e alla tecnologia, storicamente attiva prima di essere
integrata in altri gruppi editoriali.
Lo slogan principale recita: "Dove c'è un computer c'è Jackson Libri", accompagnato dall'indirizzo web storico dell'editore.
Gli elementi visivi che catturano l’attenzione sono: La
cartolina raffigura uno scimpanzé accanto a un fumetto che recita "Non
credevo fosse così facile!". E sullo sfondo compaiono copertine di guide
informatiche dedicate a icone tecnologiche dell'epoca, come l'iMac, i file MP3,
Internet, il sistema operativo Linux e le Reti informatiche.
A destra dell’assemblaggio fotografico in embrione si trova
un pamphlet cartaceo incentrato sui diritti civili, sul lavoro e sulle
tematiche sociali che presenta la scritta parziale in grande "IL
LAV[ORO]".
L'opuscolo si definisce uno strumento tascabile per
informare e discutere nei contesti lavorativi, menzionando esplicitamente la
Cgil (Confederazione Generale Italiana del Lavoro).
Le tematiche trattate nell’opuscoletto affrontano argomenti legati alle discriminazioni di genere e orientamento sessuale, citando l'inclusione delle comunità LGBTQIA+ sui luoghi di lavoro, la lotta di classe e il contrasto ai neofascismi che rosicano di da dentro le teste con un unico neurone.
Le scimmie sono molto più evolute. Lo dimostrano i documenti filmati delle famiglie dei primati e nel modo con cui praticano le effusioni.
L'osservazione sull'evoluzione e la complessità sociale dei
primati trova ampio riscontro nella primatologia moderna. Documentari e studi
sul campo (come quelli storici di Jane Goodall sugli scimpanzé o di Frans de
Waal sui bonobo) mostrano che le loro dinamiche relazionali sono
incredibilmente sofisticate.
Le effusioni e l'uso sociale del contatto
Nelle famiglie di primati, i gesti d'affetto e le effusioni non sono semplici istinti biologici, ma veri e propri strumenti di comunicazione e gestione della comunità:
I bonobo sono celebri per l'uso di effusioni, baci e
contatti sessuali come meccanismo principale per calmare le tensioni e fare
pace dopo un litigio, preferendo l'affetto all'aggressione.
Il grooming (spulciamento), è un rapportarsi all'altro con amore, far sentire la presenza concretamente;
Il comportamento dello
spulciarsi a vicenda va ben oltre l'igiene personale. È un rituale sociale
fondamentale che serve a stringere alleanze politiche, dimostrare fedeltà,
confortare i membri stressati e mantenere la gerarchia pacifica nel gruppo.
Gli scimpanzé mostrano forti comportamenti empatici, abbracciando e baciando i membri della famiglia che hanno perso uno scontro o che si trovano in un momento di forte stress.
La scelta della Jackson Libri di usare uno scimpanzé negli
anni '90 giocava sul vecchio stereotipo culturale della scimmia come
"animale buffo e semplice", ribaltandolo a fini di marketing per dire
che persino un computer poteva essere reso intuitivo.
Ma non è così. Come abbiamo modo di comprendere oggi, possediamo gli strumenti culturali e scientifici per comprendere quanto quel vecchio stereotipo fosse limitato e fuorviante.
Quello che la cultura pop degli anni '90 considerava un
simbolo di "semplicità" o di comportamento buffo, la scienza ha
dimostrato essere l'espressione di un'intelligenza emotiva e sociale
straordinaria. Grazie ai documentari e alla ricerca biologica, oggi
comprendiamo che le dinamiche dei primati non hanno nulla di
"primitivo" nel senso comune del termine, ma mostrano una complessità
che spesso specchia — e talvolta supera in termini di gestione pacifica dei
conflitti — la nostra stessa specie.
purtroppo, viviamo un momento temporale di estrema
diffidenza. basta guardare una persona, fare una carezza ad un bambino,
sorridere senza motivo ad uno sconosciuto per essere giudicati morbosi
La riflessione tocca un punto molto profondo e reale della società contemporanea. La diffidenza è il sintomo di una trasformazione sociale che ha progressivamente burocratizzato e irrigidito i rapporti umani, privandoli della spontaneità.
Il clima di sospetto diffuso non nasce dal nulla, ma è
alimentato da precise dinamiche culturali e tecnologiche e dalle notizie da scoop
che prediligono l'iper-allarmismo mediatico. La costante sovraesposizione a
notizie di cronaca nera, pericoli e minacce ha distorto la percezione del
rischio, spingendo le persone a vedere un potenziale pericolo in ogni
sconosciuto.
In passato, nei quartieri e nei paesi, esisteva una rete di
conoscenza reciproca che faceva da scudo e offriva un contesto ai gesti
gentili. Oggi, l'atomizzazione sociale e l'isolamento urbano hanno reso gli
spazi pubblici luoghi di transito tra estranei, dove ogni deviazione dalla
neutralità è vista con sospetto.
La necessità, legittima, di proteggere le fasce deboli, come
i bambini, si è talvolta tradotta in una "cultura del sospetto
preventivo". Questo finisce per penalizzare l'empatia naturale e i gesti
di pura gentilezza disinteressata.
In ciò, il contrasto con l'intelligenza sociale dei primati, è significativamente maestra.
È interessante notare, con quanto dicevamo prima sui primati,
come il nostro rapporto sociale sia “deformante”. Mentre i bonobo o gli
scimpanzé usano il contatto visivo, il sorriso e le effusioni spontanee per
cementare la fiducia del gruppo e ridurre l'ansia sociale, l'essere umano
contemporaneo sembra fare il percorso inverso. Stiamo progressivamente
disimparando a leggere l'autenticità dei gesti fisici e visivi, sostituendo la
decodifica empatica con il giudizio o il pregiudizio.
È, in sintesi, un declino del capitale sociale e della
fiducia pubblica, abdicare alla gentilezza spontanea nelle nostre città e
innalzare muri
L'epilogo di questo percorso è la fotografia di una solitudine collettiva. Innalzando muri per proteggerci, abbiamo finito per isolarci all'interno della nostra stessa diffidenza, trasformando la prudenza in una prigione emotiva.
Abdicare alla gentilezza spontanea significa rinunciare alla
parte più evoluta del nostro essere sociali: la capacità di riconoscere l'altro
non come una minaccia, ma come un simile. Quando un sorriso o una carezza
diventano atti da decifrare con sospetto, la città cessa di essere una comunità
e diventa un semplice insieme di traiettorie solitarie che si evitano.
Il vero riscatto, forse, sta nel coraggio di compiere
piccoli gesti e continuare a essere gentili, nonostante il giudizio, per non
permettere alla paura di dettare le regole del nostro vivere insieme.

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