Calabria, chi decide davvero?

 Regione Calabria, al voto!


"lucano, di cesare, tridico"

Rabbia. Voglia di rivincita. Fango sugli avversari, pur di vincere la sfida elettorale. Possibile che non ci sia un modo più civile per approcciarsi alle elezioni dei rappresentanti del popolo? Nei mezzi di comunicazione di massa assistiamo allo scempio dell'educazione nei rapporti umani tra i rappresentanti chiamati, appunto, a "servire" il popolo. Il popolo... strano concetto che si sono fatti i politici italiani e non solo. Personaggi indegni hanno scalato il potere e adesso dettano le loro personalissime agende.

Tocchiamo volutamente un nervo scoperto, e lo facciamo con parole che pulsano di lucidità e indignazione. Il clima politico, non solo in Italia ma in molte democrazie contemporanee, sembra spesso più simile a un ring che a un’agorà. La dialettica è trasformata in rissa, il confronto in scontro, e il servizio pubblico in una scalata personale al potere.

- I media amplificano i toni, favoriscono lo scandalo, e alimentano la polarizzazione. La spettacolarizzazione della politica è servita! i talk show diventano arene dove si vince urlando più forte, non argomentando meglio e la logica del “nemico” prevale su quella del “concorrente”.

Il concetto di “popolo” è spesso strumentalizzato: evocato come massa indistinta, ma raramente ascoltato nella sua pluralità. E i rappresentanti sembrano più interessati a coltivare il consenso che a costruire visioni condivise. La politica si piega a interessi personali, clientelismi, e strategie di visibilità.

Ma esiste l’alternativa a questa deriva intellettuale cui assistiamo e che la politica dovrebbe proteggere sempre?

Il cambiamento non può essere delegato interamente ai politici. Tocca anche a noi cittadini pretendere decoro, competenza e rispetto. Tocca a chi scrive, a chi legge, a chi discute. Tocca a te, a noi che abbiamo appena espresso un pensiero che merita di essere amplificato.

A tal proposito leggo dei veleni in campo regionale. La Calabria è teatro di scontro e gli avversari vanno in cerca di scheletri negli armadi dei concorrenti.

Il clima che si respira in Calabria in vista delle elezioni regionali del 5 e 6 ottobre 2025 è surreale, ma non differente dalle altre precedenti gare. La campagna elettorale è diventata un campo minato, dove più che discutere di programmi si cerca di colpire l’avversario con insinuazioni, sondaggi contestati e accuse reciproche.

Per sommi capi:

Lo scontro è perennemente acceso: Il governatore uscente Roberto Occhiuto (centrodestra) è dato in netto vantaggio nei sondaggi, con circa il 60% delle preferenze.

- Il suo principale sfidante, Pasquale Tridico (campo largo progressista), si ferma al 37%. Ma la sinistra ha contestato duramente la validità dei sondaggi, accusando il centrodestra di averli “taroccati” e di averli commissionati in modo poco trasparente.

- Le polemiche si sono intensificate anche per la tempistica delle interviste, alcune delle quali sono state fatte prima che Tridico fosse ufficialmente candidato.

Le tensioni non si limitano ai numeri: si parla di conflitti d’interesse tra istituti demoscopici e la Regione, di candidature controverse, e persino di festini e retroscena che nulla hanno a che vedere con la politica pubblica.

- Il dibattito si è spostato dai temi concreti (come sanità e reddito regionale) a una guerra di nervi e reputazioni.

Intanto assistiamo a uno spettacolo che spesso sembra più una fiction che un confronto democratico.

 Il rischio è che il voto sia influenzato più dalla sfiducia e dalla rabbia che dalla consapevolezza e dalla partecipazione.

La candidatura di Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, insieme alla filosofa Donatella Di Cesare, ha assunto un valore simbolico e strategico per il campo progressista guidato da Pasquale Tridico.

La candidatura di Lucano nasce dalla reazione civica dell’uomo che ha subito la gogna mediatica per quanto ha fatto e realizzato a Riace, Paese dell’Accoglienza, ed a seguito degli attacchi alla professoressa Di Cesare, duramente attaccata da esponenti di Fratelli d’Italia, con accuse infondate e campagne diffamatorie che hanno cercato di delegittimarla, in risposta, Lucano, ha scelto di candidarsi con ancora più determinazione. Viene da sé che tale azione esorti gli astenuti demotivati da certa politica diffamatoria. E diventi “una speranza per la Calabria”.

il loro impegno è percepito come un atto di resistenza civile, una risposta alla “cattiveria” e alla volontà di epurazione politica.

È, insomma, una sorta di effetto boomerang per la destra.

Le polemiche hanno acceso i riflettori sulla coalizione di centrosinistra, rafforzandone l’immagine di alternativa etica e sociale.

Lucano, ricordiamolo, con la sua storia di accoglienza e giustizia sociale, catalizza consensi tra chi cerca un volto pulito e una politica di valori. E Tridico beneficia di questa alleanza, che amplia il fronte progressista e mobilita l’elettorato sensibile ai temi della dignità, del lavoro e della sanità pubblica.

Non è solo una questione di voti, ma di visione. La Calabria si trova davanti a un bivio: continuare con una politica di potere e propaganda, o scegliere una strada fatta di diritti, inclusione e riscatto. È, una sfida che va oltre i numeri.

Con Tridico che punta su sanità pubblica, la lotta alla precarietà, e la valorizzazione delle aree interne e sostegno alle fasce vulnerabili, Lucano porta con sé i temi dell’accoglienza, della giustizia sociale e della rinascita dei territori marginalizzati.

In sintesi è una sfida elettorale che si gioca non solo sui numeri, ma su visioni profondamente diverse di cosa significhi governare la Calabria.

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