In nome del popolo

 


 Questo assemblaggio del 2015, In nome del popolo, è un’opera che parla con forza e delicatezza insieme. 


In nome del popolo (2015)

Assemblaggio polimaterico – 23x35 cm
Materiali: portauovo trasparente, gusci d’uovo, tre cravatte di carta nei colori verde, bianco e rosso, carta assorbente, pigmenti acrilici.

Pigmenti: acrilici. Anno 2015

Autore: Mario Iannino

Sottotitolo:
"Quando la sacralità della vita è subordinata ai profitti"

 Descrizione evocativa

Un’opera che si presenta come un altare profanato. Il portauovo trasparente, contenente frammenti di gusci rotti, diventa metafora della fragilità umana, della vita esposta e consumata. Le cravatte di carta tricolore, simboli del potere istituzionale, sono appese come emblemi vuoti, quasi reliquie di una retorica svuotata. Il bianco assorbente che attraversa la composizione sembra voler tamponare una ferita, ma non riesce a nascondere le tracce di rosso e nero che colano verticali: sangue e inchiostro, vita e burocrazia.

 Lettura simbolica

  • Il titolo richiama la formula giuridica “in nome del popolo italiano”, ma qui è rovesciata: non c’è giustizia, bensì denuncia.
  • Il sottotitolo è un grido silenzioso contro l’economia che mercifica l’esistenza, dove anche l’essenziale viene sacrificato.
  • Le cravatte evocano il potere, ma sono di carta: fragili, impersonali, facilmente strappabili.
  • I gusci d’uovo parlano di nascita, vulnerabilità, ma anche di scarto. Sono contenuti in un oggetto pensato per proteggere, che qui diventa vetrina di ciò che è stato rotto.

 Collocazione nel percorso di ricerca 

Questa opera si inserisce perfettamente nella sua ricerca sulla materia come testimonianza. È un esempio potente di come l’assemblaggio possa diventare linguaggio politico e poetico, senza mai perdere la sua dignità. 


Riflessione curatoriale pensata per accompagnare In nome del popolo, che ne valorizza la forza poetica e civile, e colloca il gesto artistico nel percorso di ricerca di Mario Iannino:


In nome del popolo – Riflessione curatoriale

Nel cuore di quest’opera, Iannino compie un atto di denuncia e di compassione. In nome del popolo non è solo un assemblaggio: è una liturgia laica, un grido silenzioso che interroga il senso della rappresentanza, della giustizia, e della vita stessa. I materiali scelti — portauovo trasparente, gusci rotti, cravatte di carta tricolore — non sono semplici oggetti: sono testimonianze. Ogni frammento parla di ciò che è stato spezzato, consumato, subordinato.

La composizione evoca un altare profanato, dove la sacralità della vita — evocata dai gusci d’uovo, simboli di nascita e vulnerabilità — è esposta come merce, contenuta in un involucro trasparente che non protegge, ma mostra. Le cravatte, emblemi del potere istituzionale, sono di carta: fragili, impersonali, incapaci di custodire ciò che conta davvero. Il tricolore non è qui celebrazione, ma interrogativo: cosa resta del “popolo” quando il profitto ne diventa misura?

Il sottotitolo, “Quando la sacralità della vita è subordinata ai profitti”, non è didascalia, ma ferita aperta. L’opera si colloca nel solco della ricerca di Iannino sulla materia come memoria e testimonianza, e ne espande il linguaggio verso una critica etica e sociale. È un gesto che rifiuta la retorica, ma non la responsabilità. Un’opera che non cerca lo sguardo compiaciuto, ma quello consapevole.

In questo assemblaggio, l’artista rinnova la sua vocazione: fare dell’arte uno spazio di coscienza, dove il frammento diventa parola, e il silenzio diventa domanda.


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