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Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

MARECIELO DI VITA

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  Sia così calmo il mare, così quieto il cielo. Fresca l’aria e leggero il vento che la muova, solo quel tanto che il mare accenni ai suoi riccioli e ogni barca trovi la forza di andare anche senza vela.

L'Essere è fatto di sogni

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 Pragmatismo e necessità  “Non lasciamoci schiavizzare dai bisogni della carne viva e dalla fame insaziabile di beni materiali. Una volta soddisfatto il corpo, liberiamo lo spirito: torniamo a coltivare i nostri sogni e a nutrire l'anima con l'arte, la bellezza e la gratuità. Solo così smetteremo di sopravvivere e cominceremo, finalmente, a vivere.”   Oltre la Carne: La Linfa dei Sogni.    

Ricordare per due

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  scrittura creativa -Racconto dal tono intimo, sensoriale e un po' nostalgico- C'è una potenza enorme in questo testo: la precisione dei ricordi sensoriali amplifica la commozione per il presente, rendendo l'atto di tagliare il melone un vero e proprio monumento alla memoria. Il sapore del sole e Il ritmo della terra

L'odore del tempo

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  Ogni volta che ripenso a quegli anni, mi tornano in mente i saliscendi di via Vercillo, a Catanzaro.  Per noi ragazzi era 'a sagghjiuta o 'a scinduta 'e Mauru . Proprio lì, all'angolo di un antico palazzotto baronale, c'era la tipografia di Giacinto Mancaruso. Era proprio in questo periodo dell'anno, subito dopo la fine della scuola, che frequentavo assiduamente quella bottega. Mentre i miei compagni preferivano andare al mare a Catanzaro Lido, io sceglievo di passare le mie giornate lì, immerso in un mondo che profumava di inchiostro e carta. La prima volta che varcai quella soglia, il rumore ritmico e metallico delle macchine in funzione mi trasmise un'immediata allegria. Respiravo a pieni polmoni quell'aria acre, ignorando del tutto che i caratteri mobili in piombo e i solventi potessero essere dannosi. Tutto mi affascinava: dal ticchettio ipnotico delle rotative grandi fino alla macchina più piccola, usata con precisione millimetrica per stampare ...

ESSERCI! Semplicemente

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  ESSERCI ANCORA "Dalla pietra scolpita dall'orgoglio degli uomini, al girasole nutrito dalla terra. Un viaggio in versi attraverso il dolore del mondo, per riscoprire il senso profondo del nostro fare parte dell'ecosistema. Per esserci ancora, semplicemente, inseguendo la luce."

Dedicata ai bambini. Una fiaba sotto l'ombrellone

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  Il Superpotere di Tito L’ orsetto di peluche gigante con un fiocco rosso e tantissima energia da vendere, capace di trasformare ogni salto in pura magia. Controcorrente. Il personaggio di Tito è perfetto per far capire ai bambini che l'iperattività e la grande energia non sono difetti, ma una risorsa preziosa e un vero e proprio superpotere creativo. Il finale, con il rituale della calma e la dedica così profonda e toccante, porta un messaggio di grande calore e speranza.

Una rivoluzione gentile

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  “Siamo giunti a un tempo in cui la parola non è più soltanto un mezzo di espressione, ma un luogo di conflitto e, insieme, di rinascita. Per questo proponiamo un ciclo di tavole rotonde dedicate al tema del Club degli scrittori anonimi, un laboratorio di pensiero in cui l’anonimato non è fuga, ma scelta etica, e la libertà di opinione diventa un atto di resistenza civile. Invitiamo studiosi, cittadini, operatori culturali e chiunque creda nel valore della verità gentile a confrontarsi su ciò che l’editoriale ha messo in luce: la fragilità della parola esposta all’odio, la forza della parola che resiste, il coraggio della parola che non cerca un nome ma un senso. In un’epoca in cui l’oblio può essere imposto e il silenzio può essere usato come arma, vogliamo riflettere insieme su come restituire alla voce pubblica la sua dignità originaria. Queste tavole rotonde non saranno un’arena, ma un presidio. Uno spazio in cui la comunità possa interrogarsi sul ruolo degli scrittori, ...

TU NON SEI QUI

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  La poesia "TU NON SEI QUI" di Franco Cimino descrive un profondo viaggio interiore, dove il paesaggio montano diventa un ponte verso la spiritualità e il ricordo della persona amata. L'autore contrappone l'infinito orizzontale del mare a quello verticale della montagna, simbolo di un dialogo intimo con il cielo e con il divino. In questo scenario, il tocco lieve tra la vetta e il cielo simboleggia un contatto d'amore, che alla fine si riflette sulla persona lontana, il cui ricordo riempie l'assenza e definisce l'amore stesso.

Il sapore dei pensieri lontani

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  La lama affilatissima del coltello a serramanico mondava leggera la buccia della pera. L’uomo, con fare sacrale, toglieva giusto il superfluo che formava il vestito della frutta che avrebbe completato il suo frugale pasto in città.

Viaggio in Terronia giù al nord

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 Eccoci qua! A mille e passa km da casa. Non li abbiamo fatti a piedi ma è comunque un travaglio pesante. Come quei parti fatti in casa con annessi e connessi e la mammana che invitava la puerpera a spingere e farsi forza.

Altrimenti pazienza

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 -scrittura creativa- "testo teatrale" - Non voglio tediarti, amico mio: Sì, si può sembrare pedante tornare su certi concetti. Eppure, quando si diventa parte lesa per effetto della cattiveria gratuita, chiarire non è più un esercizio di stile: diventa un dovere civile. Serve a rimettere ordine nel disordine prodotto dall’ostracismo, a ricomporre le tessere di un puzzle sociale che troppo spesso è maneggiato con superficialità, pregiudizio, leggerezza.

L'estetica è una maschera di cera

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    IL DEBITO DEL TEMPO Oltre il crollo del tempio: quando l’anima sopravvive all’atleta. I nostri vecchi lo ripetevano come un mantra: non lasciarti catturare dall'esteriorità, perché la bellezza è un debito che il tempo riscuote sempre. La bellezza fisica passa. Quella interiore, quando coltivata, migliora nel tempo e non svanisce mai.

Tra l'incanto della natura e l'abisso

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 L'INDIFFERENZA DEL CIELO E LA BRAMA DEGLI UOMINI L’Eclissi dell’Umanità: Tra la Luce del Sole e l’Oscurità dei Conflitti  l'angolo della poesia. Il sole brilla alto, nonostante i cattivi presagi di guerra al di là del mare. Bambini sofferenti. Demoni del male li uccidono lentamente. Oscurano l’umanità. L’azzurro si tinge del fumo di Gaza, dove polvere e pianto soffocano il vagito, e l’ulivo, spezzato, non offre più ombra ma rami di spine per un cielo ferito. In Iran il vento sussurra di chiome recise, di sogni gridati tra mura di pietra e di gelo, mentre il coraggio ha il volto di donna che sfida la notte per riprendersi il cielo. L'onda del mar Nero si fa metallo e fango sulle rive d'Ucraina, sotto piogge di fuoco, dove il grano è trincea e la casa è un ricordo che svanisce nel buio, tra macerie e vuoto. Dal Sudan allo Yemen, la terra si spacca, dimenticata dal mondo, lontana dagli occhi, mentre l’odio disegna confini di sangue e trasforma i sorrisi in fragili specchi...

Rinascite

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 L'ANGOLO DELLA POESIA …La città restò a lungo assetata, tanto che neppure tutta l’acqua caduta riuscì ad appagarla. La terra riprese a respirare quando su di lei caddero le lacrime degli uomini. Dalla crepa più dura spuntò il primo fiore, e la Vita tornò a vivere. I bambini si ricordarono di essere bambini e ripresero a giocare. La banda suonò e tutti si misero a danzare fino a notte fonda, ubriaca di vino e virtù. E anche i vecchi fecero all’amore, finché l’alba non  li colse di sorpresa.

SIAMO TUTTI GIUSEPPE E PADRI DI GESÙ…

 Di Franco Cimino. Auguri, Giuseppe: oggi è la tua festa. Anche se non porti questo nome e ti chiami Nicola, Francesco, Saverio, Pietro, Carlo o Antonio. Sono santi tutti coloro che portano i nomi dei santi. Ma Giuseppe è il nome della santità piena. La santità della paternità, innanzitutto. Tutti i padri sono santi. Anche quelli che non riconoscono i figli o li abbandonano. Sono santi i padri che hanno paura di essere padri e per questo si nascondono alla loro bontà e al loro dovere, alla responsabilità. Sono santi i padri della notte. La notte che non finisce mai per loro, sempre a lavorare nelle miniere della fatica immane e nei mari più pericolosi. Nelle notti delle mani vuote, senza pescato e senza salario. Nelle notti delle angosciose attese davanti alla porta di casa, aspettando che i figli tornino: dalle feste o dalle fatiche, dalle sconfitte e dalle perdizioni, dalla rassegnazione e dai buchi nelle braccia, nel petto, nella testa. Nelle notti davanti alla porta dei loro fi...

Vallefiorita: Tra Storia, Leggenda e Radici

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  Il profumo della Valle e Sant’Elia nel cuore. C’è un luogo dove la mia storia personale si confonde con il respiro della terra. Quel luogo una volta si chiamava Sant’Elia. Immagino i primi abitanti, mossi da un bisogno antico di protezione, cercare rifugio tra queste colline silenziose, affidando il loro destino alla devozione per il Profeta. Ma è nella voce di mia madre che la storia si fa poesia: mi raccontava di come, a ogni primavera, quella valle decidesse di rinascere, vestendosi di fiori così intensi e multicolori da convincere gli uomini a cambiare persino il nome al borgo. Così Sant’Elia divenne Vallefiorita.

DALLA CIVILTÀ DI PLASTICA ALL'APOCALISSE

di Franco Cimino.   … chiuderemo i riscaldamenti e stiperemo le stufe nei vecchi cassettoni o nelle cantine se le abbiamo,  torneremo a sentire il letto e le lenzuola bagnati d’umidità e moriremo di freddo. Sentiremo così forte l’inverno anche in primavera e forse pure in estate. 

Alla scoperta di Catanzaro

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 Catanzaro. Nella fantasia di una giovanissima mente appena sbocciata nella periferia rurale della provincia il solo sentirla pronunciata suscitava visioni di mondi nuovi e lontani da esplorare. Qualche compagnella di giochi ne parlava con aria superiore. Romanzando realtà improbabili. E questo amplificava la voglia in chi non c’era mai stato. E mai uscito dalla ristretta cerchia delimitata dai boschi di querce e castagni che si aprivano sulla distesa che guardava il mare sottostante. Quella mattina, il neofita esploratore, si preparò con cura. Infilò i pantaloni buoni con la camicia e le scarpe della festa. Pettinò accuratamente i cappelli selvaggi che poco s’addomesticavano sotto il pettine, e fu pronto. Mamma, ma’ io sono pronto. Esclamò allegramente facendo vibrare la casa. E poi, in macchina, iperattivo, non smetteva con i perché nell’osservare la strada e il paesaggio fino alle porte di Catanzaro! Superato il primo momento di stupore lentamente una sensazione di svogliata c...

Dichiarazione in versi

 di Franco Cimino.  LE MIE PAROLE DEL CUORE PER TE, CATANZARO MIA, CHÉ DELLA POLITICA NON SO PARLARE. Piove sulla Città, sulle case, sulle strade, sui campi ancora liberi e sulle coste dei suoi colli.  Trema la terra dalla ferita che scende nel profondo delle sue viscere.  S’agita il mare e s’alza a dieci metri.  E cresce onda con onda prima di battere con forza sulla costa, la battigia e le brutte  cose che l’uomo gli ha “imposto” davanti.  Si muove il vento e con la stessa forza del mare.  Batte  con insistenza su porte e finestre. Rovina su alberi e lampioni, insegne luminose e auto spente.  Batte più forte sulla paura della gente. Non del vento.  Non della pioggia. Non del Mare.  Ma della terra che si sfarina.  Delle strade che si rompono sotto i piedi delle persone e le ruote di “chi”le trasporta.  Paura degli alberi che cadono come i lampioni.  Paura per gli alberi che cadono come lampioni privi di saldezza...

Antichi riti nelle provviste casarecce

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 u sozizzu calavrisa. I cultori affermano che per gli insaccati la carne debba essere tagliata con il coltello e non macinata. Anticamente, quando la provvista della carne di maiale era un sostentamento base delle famiglie meno abbienti, si prestava un’attenzione religiosa, oserei dire, maniacale per certi aspetti. E usando tutte le accortezze suggerite dagli anziani, si ripetevano arcaiche movenze: accendere il fuoco sotto il calderone per bollire l’acqua che sarebbe servita per lavare la cotenna del porco e ammorbidire le setole così da poterle rasare con più facilità una volta morto e adagiato sul tavoliere. E poi riempire a mano i budelli una volta lavati e resi bianchi come la neve, controllati con cura e raccolti come le calze prima di essere infilate, ma in questo caso, destinati a raccogliere la carne facendo attenzione a pressare bene evitando sacche d’aria tra un impasto e l’altro quando, inseriti nell’imbuto di legno dal quale pendeva l’intestino vuoto. Il rituale è i...

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Un archivio poetico di attualità, memorie, gesti e racconti che attraversano il tempo e la terra.

UNO SGUARDO SULLA CALABRIA E SUL MONDO

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TRA LE PIETRE ANTICHE IL VERDE INCONTAMINATO E IL RESPIRO DEL MARE

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