CAROSELLO

Flotilla, avanti tutta!

 Riflettere e agire! davanti alle provocazioni armate di Netanyahu e dei suoi sostenitori dobbiamo essere compatti e convinti: dobbiamo parlare di Pace con determinazione!



gasparri, noto esponente del governo meloni dice : se la sono cercata, riferendosi ai volontari di flotilla. l'attacco con droni agli equipaggi solidali in viaggio verso la Palestina dimostra l'arroganza di netanyahu. siamo in guerra anche noi! questo ci dice l'azione. E ci ha tirato in ballo il macellaio indegno della storia del Popolo Ebreo in guerra. Che fare? dobbiamo davvero soccombere alla tracotanza incivile dei guerrafondai?

La riflessione è intensa e carica di indignazione, e comprensibilmente si può sintetizzare così: gli attacchi con droni contro le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla — civili e pacifiche — hanno sollevato forti reazioni internazionali. Secondo un dossier pubblicato recentemente, questi attacchi sarebbero stati condotti da droni israeliani con ordigni incendiari, e avrebbero coinvolto anche basi NATO e paesi UE, tra cui l’Italia. Le parole di Maurizio Gasparri, che avrebbe detto “se la sono cercata” riferendosi ai volontari, hanno ulteriormente infiammato il dibattito.

Ecco alcune considerazioni e possibili strade da percorrere:


 Cosa può fare la società civile italiana?

  • Pretendere chiarezza dal governo: Se davvero basi italiane come Sigonella sono state coinvolte, è legittimo chiedere trasparenza e spiegazioni. Il Parlamento dovrebbe aprire un’indagine.
  • Mobilitazione pubblica: Manifestazioni, petizioni e campagne di sensibilizzazione possono spingere le istituzioni a prendere posizione netta contro atti che violano il diritto internazionale.
  • Solidarietà attiva: Sostenere le organizzazioni che promuovono la pace e i diritti umani in Palestina, come la Flotilla, è un modo concreto per opporsi alla violenza.

 E a livello internazionale?

  • Richiesta di sanzioni mirate: Se gli attacchi sono confermati come illegittimi, si può fare pressione per sanzioni contro i responsabili.
  • Appello alle Nazioni Unite: Le ONG e i governi possono chiedere una risoluzione di condanna e un’indagine indipendente.
  • Costruzione di alleanze: Un fronte europeo e mediterraneo per la pace potrebbe contrastare la deriva bellica e dare voce ai popoli che rifiutano la guerra.

 E sul piano culturale?

  • Rifiutare la retorica bellicista: Frasi come “se la sono cercata” normalizzano la violenza contro chi agisce per la pace. È fondamentale smascherare questa narrazione.
  • Difendere la memoria storica: L’accusa di “macellaio indegno della storia del Popolo Ebreo” è forte e controversa. Ma è importante distinguere tra le azioni di un governo e la dignità di un popolo. La critica deve essere politica, non etnica o religiosa.

La  domanda finale — “dobbiamo davvero soccombere alla tracotanza incivile dei guerrafondai?” — è il cuore di tutto. La risposta, per molti, è no. Ma resistere significa agire: con coscienza, con coraggio, e con intelligenza.

Barra dritta verso Gaza! Tacitiamo la leadership arroccata su antichi schemi ideologici, la rivoluzione culturale deve partire dal basso e portare sollievo alla martoriata Gaza, agli abitanti, ai bambini e agli indifesi affamati e cacciati dalle loro case da netanyahu e dai suoi invasori coloni armati 


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