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Visualizzazione dei post con l'etichetta cultura

Affari tuoi? No, nostri

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  Dicasi “servizio pubblico” qualcosa che sia , appunto “servizio”, per tutti e con finalità conoscitive educative volte alla crescita collettiva, insomma un’azione divulgativa della cultura popolare tesa alla emancipazione, non necessariamente pallosa. Se il "servizio pubblico" diventa un macigno noioso, fallisce la sua missione: per emancipare bisogna prima saper interessare. In questa visione, la cultura non è un reperto polveroso da osservare in silenzio, ma uno strumento vivo. Fare servizio pubblico significa: democratizzare il sapere: Tradurre il complesso in semplice e comprensibile senza svilirlo. Creare cittadinanza: Dare a tutti gli stessi "attrezzi" cognitivi per interpretare la realtà.

Traiettorie di una presenza

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 Stratigrafie della memoria tra logistica e territorio. ( nota dell’autore ) In memoria di Adriano Marani.   L’imprenditore che ha trasformato un’idea in un’eredità. Ci sono persone che, quando se ne vanno, non lasciano un vuoto: lasciano una scia. Una direzione. Un modo di fare che continua a vivere nei gesti quotidiani di chi ha condiviso con loro un tratto di strada. Adriano appartiene a questa categoria rara: quella degli uomini che non hanno semplicemente lavorato, ma hanno generato qualcosa che continua a parlare per loro.

Se l’amore non basta: la “famiglia nel bosco” e i limiti della tutela

 Torna a far discutere la vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, un caso che intreccia affetto, fragilità e intervento istituzionale. In un Paese che ama ripetersi di avere “la Costituzione più bella del mondo”, soprattutto quando si parla di diritti e protezione dei cittadini, episodi come questo mettono alla prova la nostra capacità di distinguere tra cura e controllo, tra amore e dipendenza. La domanda che emerge è scomoda ma inevitabile: quando l’apprensione di una madre diventa un ostacolo alla crescita dei figli, e quando invece l’allontanamento rischia di trasformarsi in una ferita più profonda della cura che vorrebbe offrire?

Il Vassoio del Privilegio

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  Oltre l’immagine: similitudini del quotidiano L'opera incarna perfettamente lo spirito dell’objet trouvé, elevando un frammento della cultura pop commerciale a testimonianza sociologica. Attraverso un assemblaggio creativo, l’oggetto smette di essere scarto e inizia a rimandare a concetti "altri". La composizione, intitolata “Friends”, si distingue per alcuni elementi chiave che intendono risemantizzare l’idea di fratellanza.

Dichiarazione d'amore, per sempre sì?

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  L’effimero e l’eterno Oltre la retorica della mimosa: se la celebrazione diventa un rito ciclico, solo l’amore svincolato dal possesso può aspirare alla permanenza.

La sacralità blasfema del potere, da Putin a Trump

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  Non so quanto ci sia di vero nella notizia che vede Trump attorniato da pastori nella stanza ovale. Storicamente, i despoti, hanno consacrato il loro atto di forza nei confronti dei deboli attraverso riti apotropaici, non tanto per ingraziarsi i “demoni” del male quanto per cercare consenso tra i seguaci delle sette religiose. Per   ultimo, in ordine di tempo, lo ha fatto Putin facendosi consacrare dal massimo esponente della religione che governa il popolo russo, ed ora, stando a quanto pubblicato sui social, Trump.  

Coscienza fragile. Potere forte

 di Franco Cimino.  FACCIAMO LA GUERRA ALLA GUERRA. E BATTIAMO TUTTI QUEI SIGNOROTTI CHE LA IMPONGONO… Io so come far cessare la guerra. Le guerre. Queste guerre. Questa guerra, la più antica di tutte. La farei cessare tagliandole le unghie. Perché le mani non mi riuscirebbe mai. E neppure la testa. La guerra è come quei mostri della mitologia o della fantascienza: una creatura con cento teste e trecento mani. E se anche gliele tagliassi tutte, ne produrrebbe altre cento e altre trecento. Questo non significa che la guerra non possa essere sconfitta. E cancellata. No, questo no. Per quanto male contenga, per quanta cattiveria la ispiri e la sostanzi, resta sempre un fatto umano. E, come tale, può essere sconfitta. Ma il tempo che ci vorrà sarà ancora molto lungo. Poiché l’unica forza davvero invincibile che può cancellarla è l’Amore, con la maiuscola. L’amore non soltanto come sentimento degli uomini, ma come forza che agisce nelle relazioni umane, nel rapporto degli esseri um...

Pretendeva il Nobel per la Pace

 E LA CHIAMANO GUERRA DOPO AVER CANCELLATO LA PAROLA PACE… di franco cimino. Ma che pace è quella di chi di notte prepara la guerra e di giorno continua a sparare dopo aver lanciato missili di ogni genere e droni, piccoli e grandi?  Che pace è quella di chi, invece che la diplomazia, sceglie il ring come campo di battaglia e, invece che le parole, le armi?  Che pace è quella di chi, per non cercare le ragioni degli altri, ne inventa di sue?  Che pace è quella per la quale si finge di chiudere una guerra per aprirne dieci?  Che pace è quella che concede all’aggressore e al più forte il tempo lungo di ritirarsi dai campi di fuoco dopo averli bruciati tutti e aver rubato quelli che ancora gli mancano?  Che pace è quella in cui chi fa la guerra su tutti i campi  ed esercita la violenza dentro e fuori il proprio Paese e continuamente minaccia chi non lo segue in questa logica pretenderebbe il Premio Nobel per la pace e lusinga, promettendo premi, quanti lo ...

Dopo Craxi, di male in peggio?

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  L'Ombra Lunga di Sigonella: Perché la Politica d’Oggi ha ancora bisogno di Craxi. Dalla crisi della Prima Repubblica al dibattito sull’autonomia della magistratura, la figura del leader socialista torna a essere il metro di paragone per misurare la sovranità nazionale e il peso della responsabilità politica. Il dibattito politico attuale sembra costantemente inciampare su nodi mai sciolti, riportando a galla, quasi per necessità storica, la figura di Bettino Craxi. Analizzando il presente, emergono due grandi temi che rendono la sua parabola umana e politica più attuale che mai. Il Capro Espiatorio di un Sistema. Rievocare la fine della Prima Repubblica significa immergersi in una delle pagine più controverse d'Italia. Sebbene la stagione di Mani Pulite abbia scoperchiato un sistema di finanziamenti illeciti innegabile, a distanza di decenni emerge una verità storica parziale: Craxi fu l’unico a pagare veramente. In un sistema in cui il finanziamento ai partiti era ...

Crosetto l'ITALIA RIFIUTA LA GUERRA!

  Un’analisi cruda che tocca i nervi scoperti di una geopolitica che sembra aver smarrito la bussola della diplomazia per affidarsi esclusivamente al linguaggio della forza. La seguente riflessione evidenzia come la percezione dei cittadini sia spesso distante dalle scelte di "realpolitik" compiute dai leader. L’OMBRA DEL FUNGO SULLA SCACCHIERA DEL MONDO. Tra il bluff nucleare e l’arroganza dei leader, il Medioriente trascina il pianeta verso il punto di non ritorno: la fine della diplomazia e l’inizio del caos globale. Non è più un azzardo, né una suggestione da romanzieri distopici: l’odore di un conflitto mondiale aleggia nell’aria, pesante come il piombo che cade sui civili. Quella cui assistiamo, non è una crisi passeggera, ma il risultato di una mentalità che definire "bacata" è quasi un eufemismo. È l'arroganza di chi, seduto su poltrone di velluto a Washington o a Gerusalemme, agisce ignorando il mandato di chi li ha eletti e il buonsenso di una so...

Meccanismi creativi dei Grandi Maestri

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"Esercitare la pulizia creativa è un atto di igiene mentale: svuotiamo la stanza non perché è vecchia, ma per poterci ballare dentro". OBLIO O DEMENZA? Riflessione sul Perché gli artisti, e i creativi riescono a innovare continuamente il mondo.   Dimenticare per proteggere, proteggersi. "Il cervello è un velo di cipolla", dicevano gli antichi per significare il confine sottile tra ragione e follia o più semplicemente, senza azzardare inutili panegirici per noi, oggi è: dimenticanza selettiva. A volte dimenticare è una forma di autodifesa selettiva altre è la condizione mentale di uno stato di deterioramento cerebrale causato dalla morte delle cellule. È singolare vedere una persona spegnersi lentamente. Dapprima la memoria storica mantiene l’esperienza e i ricordi lontani sono vividi ancora, mentre gli avvenimenti recenti non riescono ad attecchire nella corteccia cerebrale. La demenza senile conduce lentamente alla morte del diario di bordo individuale.  ...

Don Mimmo, Ministro degli ultimi

 Di Franco Cimino.  DON MIMMO, IL PRETE VESTITO DI ROSSO E LA SUA ALTA LEZIONE D’AMORE NELLA SUA CITTÀ… La sala consiliare è già gremita da un po’ quando io, per la prima volta dopo la ristrutturazione, vi entro. Ci mancavo da molti anni. Il suo colore è rosso acceso, come quello dell’abito e della berretta che l’atteso Cittadino onorevole indossa da qualche mese.  Sento un odore di nuovo che non sa di profumo di nuovo, ma un po’ di cancellazione di quello antico, che non era male e si diffondeva bene in quel grande spazio.  Oggi c’era tanta luce che veniva dai tappeti e dai rivestimenti delle poltrone, quasi luccicanti anch’esse di nuovo. Dall’alto dei grandi finestroni scendeva la luce chiara e intensa della bella giornata primaverile e quella che veniva dai faretti. Eppure sembrava non fosse nulla chiaro di tutto questo sentire. Come se ci fosse un’ombra, una qualche opacità. La sala gremita. Il vociare intenso dei presenti faceva immaginare una classe in attesa d...

Raccontare la contemporaneità con arte

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  Voluttà e esigenze primarie contemporanee Una possibile curatela per l’opera contemporanea in visione potrebbe partire da un’idea chiave: la trasformazione del rifiuto in linguaggio. L’opera si presenta come un assemblaggio di materiali di scarto, stratificati sotto una trama di rete che li trattiene e, allo stesso tempo, li espone. Oggetti riconoscibili – un contenitore di patatine McDonald’s, frammenti di packaging, un tappo giallo, una piccola sfera metallica – emergono come reperti di un’iconografia contemporanea dominata dal consumo rapido e dalla produzione incessante di rifiuti.

BENVENUTO DON MIMMO

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Di Franco Cimino   BENVENUTO DON MIMMO,  FACCI UNA LEZIONE SULLA POLITICA E INSEGNACI IL VALORE DELLA CITTÀ  E sei arrivato già, amico mio! Ti aspettavamo da prima. Credevamo venissi dopo. Temevamo che non venissi più. E invece sei qui, nell’altra tua città, la terza di quelle che della tua terra hai amato e nelle quali sei vissuto, in ciascuna di esse donando pienamente una parte della tua vita. Tre vite che la missione che hai scelto ha tenuto sempre insieme collegandole senza soluzione di continuità. In una sola grande vita. Satriano è la prima, come Catanzaro che non è la terza, come non lo è Squillace dove ti recherai qualche giorno dopo di noi. Ciascuna di queste ti ha donato tanto, ciascuna segnando il tuo cammino fino a quello di vederti partire “per sempre” da noi.  E adesso sei qui ad insegnarci che la terra in cui si è nati e nella quale restano radici profonde e incancellabili, la terra che ci attende e paziente aspetta di vederci tornare, non ha ...

Occhiuto vs Trump: Calabria, laboratorio di tensioni geopolitiche

  Nell’attimo in cui la politica internazionale entra nelle corsie degli ospedali, significa che qualcosa, molto prima, si è rotto nel patto sociale tra Stato e cittadini. La vicenda dei medici cubani in Calabria non è solo un episodio diplomatico. È il sintomo di una fragilità sociale profonda: un territorio che non riesce più a garantire da sé un diritto elementare come la cura. In questo vuoto, ogni pressione esterna pesa di più. Se una potenza straniera può permettersi di criticare, ostacolare o giudicare un accordo sanitario tra due Paesi sovrani, è perché sa che quel territorio non ha alternative immediate. È nelle corde dei prepotenti. La dipendenza, quando nasce dalla necessità, diventa terreno fertile per l’influenza del più forte. E la Calabria, oggi, è un esempio doloroso di come l’interdipendenza possa trasformarsi in vulnerabilità. La carenza di medici è l’esempio plastico del fallimento collettivo!   La mancanza di personale sanitario non è un fulmine a c...

Se lasciam che la paura prenda il sopravvento

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    Quando la paura decide per noi ... breve riflessione: Dalla tipula alle scelte collettive: perché il panico è il peggior consigliere.   Ci sono momenti in cui la ragione si ritira in un angolo, lasciando il campo libero all’istinto più primordiale. È ciò che accade quando una tipula — quella che molti scambiano per una zanzara gigante — comincia a svolazzare nella stanza. Non punge, non è pericolosa, e anzi svolge un ruolo tutt’altro che trascurabile negli ecosistemi: contribuisce all’impollinazione, nutre uccelli e piccoli predatori, e ricorda che non tutto ciò che appare minaccioso lo è davvero. Eppure, la sua presenza scatena un riflesso quasi automatico: eliminarla. Zacchete, una ciabattata e fine della storia.   A mente fredda, lo sappiamo: sarebbe bastato aprire la finestra, accompagnarla fuori, o semplicemente ignorarla. Ma la paura non ama le soluzioni eleganti. La paura vuole risposte immediate, drastiche, definitive. E spesso sbagliate.  ...

QUATTRO ANNI DALL’INVASIONE DELL’UCRAINA

  CELEBRIAMO UN ALTRO ANNIVERSARIO DI MORTE E DI ROVINE… di franco cimino. In un mondo ipocrita, coperto — come da un lenzuolo steso sulla vergogna — da un calendario strapieno di ricorrenze e anniversari, oggi si dovrebbe ricordare il quarto anno dall’inizio della guerra che un capo autoritario, dallo stampo psicologico napoleonico, ha scatenato contro l’Ucraina. Era stata definita dallo stesso aggressore “operazione militare speciale per il Donbass”, da chiudere in pochi giorni.

Quando la cultura diventa vetrina: il nodo irrisolto delle scelte artistiche a Catanzaro.

  La cultura come vetrina o come identità?   Perché Catanzaro deve tornare a credere nei suoi artisti Una riflessione sul rischio di trasformare la cultura in marketing e sulla necessità di valorizzare davvero le energie creative del territorio.

Nel ventre della tempesta: fede, fragilità e responsabilità collettiva

 Facciamo i duri, ma quando la paura ci stringe la gola e il pericolo diventa reale, ogni corazza si incrina. In quell’istante sospeso, il pensiero corre dove può: verso l’irrazionale, verso la fede, verso qualsiasi appiglio possa trasformare il terrore in speranza.

Giustizia

  Giustizia è sinonimo di: educare, comprendere o, più sbrigativamente, punire? A proposito di delitti e castighi.  In una società che ambisce a definirsi evoluta, la giustizia non può ridursi a un meccanismo punitivo, né a un riflesso condizionato di vendetta sociale. Occorre, prima di tutto, comprendere il peccato: la radice dell’errore umano, la fragilità che precede l’azione, la complessità che abita ogni individuo. Senza questa comprensione, ogni sistema giudiziario rischia di trasformarsi in un apparato cieco, più utile a rassicurare che a emancipare. 

Incontriamoci su: A ORE 12, il blog aperto a tutti

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Aore12 nasce dal desiderio di raccontare la Calabria in modo libero, critico e appassionato. È uno spazio che vive grazie alle idee, alle parole e alle esperienze di chi sceglie di partecipare. Se hai voglia di scrivere, condividere riflessioni, denunciare ciò che non va o semplicemente raccontare la bellezza che ci circonda, SEI NEL POSTO GIUSTO! Non servono titoli o curriculum: basta avere qualcosa da dire e il coraggio di dirlo. Scrittori, fotografi, artisti, attivisti, pensatori, sognatori… chiunque può contribuire con passione e spirito critico. Ogni voce è importante. Ogni contributo è un seme. Facciamo crescere insieme una Calabria più consapevole, più viva, più nostra.

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Chi siamo

Abbiamo aperto questo blog nell’aprile del 2009 con il desiderio di creare una piazza virtuale: uno spazio libero, apolitico, ma profondamente attento ai fermenti sociali, alla cultura, agli artisti e ai cittadini qualunque che vivono la Calabria. Tracciamo itinerari per riscoprire luoghi conosciuti, forse dimenticati. Lo facciamo senza cattiveria, ma con determinazione. E a volte con un pizzico di indignazione, quando ci troviamo di fronte a fenomeni deleteri montati con cinismo da chi insozza la società con le proprie azioni. Chi siamo nella vita reale non conta. È irrilevante. Ciò che conta è la passione, l’amore, la sincerità con cui dedichiamo il nostro tempo a parlare ai cuori di chi passa da questo spazio virtuale. Non cerchiamo visibilità, ma connessione. Non inseguiamo titoli, ma emozioni condivise. Come quel piccolo battello di carta con una piuma per vela, poggiato su una tastiera: fragile, ma deciso. Simbolo di un viaggio fatto di parole, idee e bellezza. Questo blog è nato per associare le positività esistenti in Calabria al resto del mondo, analizzarne pacatamente le criticità, e contribuire a sfatare quel luogo comune che lega la nostra terra alla ‘ndrangheta e al malaffare. Ci auguriamo che questo spazio diventi un appuntamento fisso, atteso. Come il caffè del mattino, come il tramonto che consola. Benvenuti e buon vento a quanti navigano ogni singola goccia di bellezza che alimenta serenamente l’oceano della vita. Qui si costruiscono ponti d’amore.

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