STATO DI PALESTINA, MA...

 

Basta con la finzione sul tema Palestina libera

Di Franco Cimino 

Riconoscere lo Stato di Palestina, obiettivo sul quale sembra essersi scatenata una sorta di gara a chi vi arriva per prima, è un falso problema. Quasi un diversivo. Di certo, un alibi o un tardivo sforzo per essere accreditati fra le civiltà o i paesi più civili.


Non c’è da riconoscere alcunché. Primo, perché sono trent’anni che questa posizione è stata raggiunta a livello internazionale, con i trattati di Oslo del 1993 e con i patti di Abramo successivi. Secondo, perché lo Stato di Palestina esiste nella natura, nella geografia, nella cultura, nell’antropologia, nell’etica, nella politica e nella geopolitica.


Questo è dato da un elemento che rende ovunque, oggi e nella storia, il riconoscimento di uno Stato, quale che sia, oggi quello della Palestina: quando c’è un popolo, piccolo o grande, c’è uno Stato. Perché un popolo ha bisogno di un’istituzione alta che lo rappresenti e che ne raccolga storia, identità, cultura e religiosità. Tutti elementi che il popolo palestinese possiede.


Cos’è che rende ancora problematica la questione dello Stato palestinese? Cos’è che ancora porta questo problema a essere sospeso nella politica internazionale e nella diplomazia mondiale? O a essere strumento per giochi di potere interni ai paesi o tra i paesi in cerca di alleanze nuove o da rafforzare? Cos’è che porta intorno a questo problema la tragedia delle guerre e delle violenze che da quarant’anni a questa parte vengono scatenate su questo tema e contro i palestinesi, che ne reclamano la soluzione?


La risposta non è per nulla filosofica: al popolo palestinese, prima che lo Stato, viene negata la terra su cui lo Stato deve sorgere. E non solo la terra viene negata, ma dai territori che sono propri dei palestinesi, gli stessi vengono cacciati con quella forza e quella violenza che insanguina quella terra che è stata ricca e dove hanno vissuto per generazioni. Terra che da fertile diventa arida e secca, che da soleggiata con cielo limpido diventa oscurata dal fumo nero e dall’odore acre dei bombardamenti che da anni, questi ultimi due in particolare, la sporcano.


Fuori da retorica, ipocrisia, furbizia e menzogna, la comunità internazionale, invece di dividersi in tanti piccoli paesi che riconoscano o no il diritto dei palestinesi ad avere uno Stato, si riunisca all’interno dell’ONU e decida non soltanto di riconoscere, ma di costituire lo Stato palestinese, assegnando in quella altissima sede il territorio sul quale può e deve sorgere.


Non si menta ancora alla vita. Non si imbrogli ancora Dio. Non si oltraggi la Ragione. Non c’è altra via al di fuori di questa. La si persegua immediatamente. E si avverta, nel contempo, Israele che la sua opposizione rispetto a questa sovrana assemblea e alla sua decisione comporterebbe non soltanto sanzioni pesanti contro lo Stato ebraico, ma la ferma esclusione dello stesso dalle relazioni con gli Stati membri e dai contesti internazionali in cui queste trovano alimento e redditività, anche economica.


Se c’è ancora un mondo civile che abbia in memoria i valori fondanti la pacifica convivenza tra popoli e nazioni, almeno quelli più elementari sanciti nel Diritto Internazionale, è giunta l’ora che si faccia sentire. Altrimenti, ci pensi la piazza planetaria. Quella che è già partita anche da noi. Da Roma a Parigi, da Londra a Madrid, da Sidney a Pechino, si riempiano strade, piazze, scuole, università e fabbriche di nuova coscienza civile. Quella che, depurata dai pochi violenti e criminali provocatori asserviti a chi li usa per sconfiggere i processi di pace, urli il NO più assordante alla guerra e a ogni forma di violenza, arroganza e prepotenza. Quella che, attraverso certi governi nazionali e nazionalisti, usa le guerre per finanziare la ricchezza di pochi e costruire un nuovo ordine mondiale governato da una ben mascherata cultura autoritaria internazionalista, che riduca gli spazi di libertà individuali e collettivi e chiuda a recinto proprio quelle piazze della pace e della non violenza. E metta i muri di cemento al cielo affinché non soffi più il vento dell’Amore.

                                                            Franco Cimino

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