Utopie nel Pallone
Pallone.
Mi fa venire in mente molte reminiscenze che hanno accompagnato la mia vita e riverberato volti e voci dei tanti conoscenti, compagni e amici.
Le innumerevoli partite mai davvero finite. Specie in estate
duravano per tutto il tempo che ci s’incontrava. Il campo era sempre
improvvisato: per strada, in villa, ai giardini, in spiaggia!
Ma c’è anche chi lo porta come cognome. Ricordo la simpatia del dottor Pallone tra le corsie dell’ospedale civile di Catanzaro. Ed ora, stranamente incontro un altro Pallone, questa volta avvocato, sulla paizza virtuale di facebook. I suoi scritti m’incuriosiscono. Leggeri ma estremamente raffinatamente profondi inducono a continuare la lettura.
Leggo, accompagnato da un sorrisetto, la sua squadra ideale di governo. Come non essere d’accordo! Tutti nomi di alto spessore intellettuale, morale e sociologicamente ineccepibili. E quando conclude, voi chi aggiungereste o cambieresti, viene spontaneo, rimanendo nel clima dell’utopia pura, aggiungere semplicemente un nome: Tomaso Moro.
È affascinante come una parola così semplice come
"pallone" riesca a tessere un filo invisibile tra i ricordi
spensierati dell'infanzia e le riflessioni colte dell'età adulta.
Le partite estive senza fine, dove i pali erano due zaini o
due pietre e il fischio finale coincideva solo con il tramonto, sono un
patrimonio condiviso che profuma di libertà, asfalto caldo e ginocchia
sbucciate nelle piazze o nelle ville di Catanzaro.
Quella stessa parola si trasforma poi in un cognome che
stimola la memoria locale, richiamando prima la rassicurante e calorosa
simpatia del dottor Pallone tra i corridoi dell'Ospedale Civile
"Pugliese-Ciaccio" di Catanzaro, e oggi l'arguzia dell'avvocato
Pallone su Facebook. La sua "squadra di governo ideale", ironica ma
specchio di un profondo spessore morale, dimostra come i social possano ancora
essere terreno di raffinata satira e alta sociologia.
La conclusione utopica, ritengo, sia magistrale: inserire Tomaso Moro (Thomas More) in questo ipotetico esecutivo non è solo un gioco intellettuale, ma la chiusura perfetta di un cerchio.
Dopotutto, l'autore di Utopia (1516) è il patrono dei
governanti e dei politici, l'uomo che ha pagato con la vita il rifiuto di
scendere a compromessi con la propria coscienza e la morale. Un ministero
guidato dalla sua coerenza sarebbe il sogno di ogni cittadino.
Se questo salotto virtuale dovesse espandersi, rimanendo nel campo della pura e nobile Utopia, l'aggiunta di Tommaso Moro apre la strada ad altri "innesti" straordinari per un governo perfetto.
Continuando nel gioco, ecco altri possibili ministeri per il Governo dell'Utopia:
Se potessimo attingere alla storia della filosofia e della
letteratura, la squadra dell'avvocato Pallone potrebbe arricchirsi così:
Ministero della Giustizia a Socrate: per una legge
che non si limita a punire, ma che cerca la verità attraverso il dialogo, la
maieutica e il rispetto assoluto delle leggi civili, anche a costo del
sacrificio personale.
Ministero del
Lavoro e della Cooperazione a Charles Fourier: il filosofo francese che
teorizzò i falansteri, comunità basate sull'armonia, sulla valorizzazione delle
passioni umane e sulla gioia del lavoro condiviso, lontano dalle alienazioni
moderne.
Ministero della
Transizione Ecologica e del Paesaggio a Francesco d'Assisi: per una
gestione dei beni comuni e della natura non basata sullo sfruttamento, ma sulla
fratellanza con il "Creato" e il rispetto per ogni risorsa limitata.
Ministero dell'Istruzione e della Bellezza a Platone:
che nella sua Repubblica sognava uno Stato guidato dai filosofi, dove
l'educazione dei giovani alla musica, alla ginnastica e alla ricerca del Bene
comune era il pilastro fondamentale della società.
Utopia? No, un sogno cullato dalle menti alte, esercizio di
pensiero che dimostra, sebbene il pallone dell'infanzia sia sgonfio da tempo,
la capacità di sognare una società migliore attraverso la cultura e l'ironia
resta l'ago magnetico della nostra bussola interiore.

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