Eccellenze di Calabria
Due righe per riflettere sulla responsabilità delle parole e sul
danno provocato dalla superficialità della gente distratta. Atteggiamenti che alimentano
Il virus del sospetto e la macchina del fango
se la superficialità inquina le nostre eccellenze
La Calabria custodisce un tesoro inestimabile, impresso nel silenzio dei suoi boschi millenari, nella limpidezza dei suoi mari e nella purezza millenaria delle sue sorgenti. Una ricchezza intatta che, troppo spesso, rischia di essere contaminata non da agenti chimici o industriali, ma dal veleno ben più insidioso delle "malelingue", dei professionisti del sospetto e dei divulgatori seriali di bufale da chat.
La recente vicenda che ha colpito lo stabilimento dell’Acqua Leo—storico marchio che sgorga nel cuore della Sila Piccola, nel territorio di Carlopoli—è l'emblema perfetto di come la disinformazione moderna possa trasformare un rigoroso e lodevole protocollo di cautela sanitaria in una spietata macchina del fango.
I fatti, accertati in modo inequivocabile dalle autorità competenti e dall'ASP di Catanzaro, ci dicono che non è mai esistito alcun pericolo. Una semplice e circoscritta comunicazione interna del presidio ospedaliero di Soverato—volta a sospendere in via precauzionale un singolo lotto della mensa interna per una segnalazione isolata—è stata sottratta, decontestualizzata e gettata nel tritacarne di WhatsApp e dei social network.
Il risultato? Una bolla di sapone mediatica che ha rischiato
di delegittimare un'azienda virtuosa, seminando panico ingiustificato tra i
consumatori. I laboratori ufficiali dell'Arpa hanno poi decretato quello che la
natura aveva già scritto: l’acqua è totalmente salubre, sicura e priva di
qualsiasi anomalia.
Questo episodio deve risuonare come un severo monito per
tutti i superficiali che parlano a vanvera, per chi condivide senza verificare
e per chi gode nel vedere l'eccellenza locale inciampare nel dubbio. Chi
diffonde questi messaggi non sta esercitando il diritto di cronaca o di
critica; sta commettendo un atto di sciacallaggio culturale ed economico ai
danni del proprio territorio.
Basterebbe fermarsi un secondo. Basterebbe analizzare la provenienza di un testo, valutarne la scientificità, attendere i riscontri ufficiali prima di emettere sentenze da tastiera.
La prudenza sulla salute è sacrosanta, ma la credulità popolare è una colpa che danneggia il lavoro, la storia e il futuro delle imprese calabresi.
L'ASP di Catanzaro ha giustamente avviato indagini
disciplinari per punire chi, dall'interno, ha tradito il proprio ruolo
diffondendo quella nota in modo illegittimo. Ma la sanzione più dura dovrebbe
arrivare dalla società civile: il silenzio della vergogna per chi campa di
allarmismi e la condanna della superficialità. L'Acqua Leo scorre pura come
sempre. A essere torbida, purtroppo, è solo la bocca di chi parla senza sapere.


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