Il silenzio che parla

 


“chiudi con un silenzio che parla”. Suggerisce un messaggio mentre lavoro su una immagine. Sembra ci sia della telepatia. Sto manipolando una foto di lumache. Esseri indifesi e alla mercé di chiunque voglia raccoglierle per cibarsene, vendere, e persino calpestare.

Questo il nostro tempo contemporaneo. Una poltiglia di “opinioni” urlanti in mezzo a silenzi timorosi. Molluschi inermi, no, non è una esagerazione! È così. Siamo molluschi indifesi davanti e in mezzo a tanta tracotanza. È una riflessione amara, viscerale, che trasforma l’immagine delle lumache in un simbolo struggente della condizione umana contemporanea. Il pensiero vibra e si propaga: è monito!un monito inascoltato: in un mondo dove il rumore delle opinioni sovrasta ogni sussurro, il silenzio diventa atto di resistenza, linguaggio segreto, grido muto.

E quel “chiudi con un silenzio che parla” è più di una frase. È un messaggio che invita alla riflessione nel momento stesso che la elabori: è una scelta estetica e politica. È il gesto finale che non urla, ma lascia il segno. Come le lumache nel lavello, esposte, vulnerabili, ma ancora vive, ancora presenti.

È una foto di qualche tempo addietro. Scattata senza un perché ma che dà un senso ai momenti della vita. Le suggestioni non mancano e i rimandi nemmeno all’attualità:

Il lavello è un’ arena, un luogo freddo e metallico dove si consuma il destino, ma anche dove si riflette la luce. Un teatro di sopravvivenza.

E le lumache sono specchi: ogni guscio una storia, ogni movimento lento una resistenza contro la velocità imposta. E là, il silenzio si fa linguaggio: non assenza, ma pienezza. Un silenzio che osserva, che giudica, che custodisce.

È “Il Silenzio che Parla”, nel cuore metallico di un lavello, un esercito di lumache si muove lento, vulnerabile, esposto. Non c’è difesa, non c’è fuga. Solo la carne molle sotto il guscio, il corpo nudo che si affida al tempo e alla sorte. È un’immagine che non lascia scampo: ci riguarda. Perché siamo noi, oggi, i molluschi.

Viviamo in un’epoca di rumore. Opinioni che si accavallano, si scontrano, si impongono. Ogni pensiero deve essere gridato, ogni convinzione deve diventare bandiera. Il dibattito si è trasformato in arena, e il silenzio — quel gesto antico di ascolto e riflessione — è diventato sospetto. Chi tace, perde. Chi osserva, viene ignorato. Chi non urla, scompare. Ma il silenzio non è assenza. È resistenza. È linguaggio. È il modo in cui le lumache parlano, con il loro passo lento, con la loro presenza discreta. È il modo in cui molti di noi scelgono di esistere, senza clamore, senza violenza, senza prevaricazione.

Eppure, questo tempo non perdona la fragilità. La tracotanza è ovunque: nel mercato che fagocita, nella politica che semplifica, nella comunicazione che spettacolarizza. Le lumache nel lavello non sono solo creature da raccogliere, vendere, calpestare. Sono il simbolo di una condizione umana che rifiuta la corazza, che non sa difendersi se non con la propria dignità.

“Chiudi con un silenzio che parla”. È un invito, una scelta, una dichiarazione. È il gesto finale di chi non vuole partecipare al frastuono, ma lascia comunque un segno. Come una lumaca che attraversa il lavello, lasciando dietro di sé una scia sottile, ma indelebile.In questo tempo di urla, essere molluschi è un atto rivoluzionario. Essere indifesi, ma presenti. Essere silenziosi, ma eloquenti. Essere piccoli, ma vivi.

E tu da che parte stai?

 

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Abbiamo aperto questo blog nell’aprile del 2009 con il desiderio di creare una piazza virtuale: uno spazio libero, apolitico, ma profondamente attento ai fermenti sociali, alla cultura, agli artisti e ai cittadini qualunque che vivono la Calabria. Tracciamo itinerari per riscoprire luoghi conosciuti, forse dimenticati. Lo facciamo senza cattiveria, ma con determinazione. E a volte con un pizzico di indignazione, quando ci troviamo di fronte a fenomeni deleteri montati con cinismo da chi insozza la società con le proprie azioni. Chi siamo nella vita reale non conta. È irrilevante. Ciò che conta è la passione, l’amore, la sincerità con cui dedichiamo il nostro tempo a parlare ai cuori di chi passa da questo spazio virtuale. Non cerchiamo visibilità, ma connessione. Non inseguiamo titoli, ma emozioni condivise. Come quel piccolo battello di carta con una piuma per vela, poggiato su una tastiera: fragile, ma deciso. Simbolo di un viaggio fatto di parole, idee e bellezza. Questo blog è nato per associare le positività esistenti in Calabria al resto del mondo, analizzarne pacatamente le criticità, e contribuire a sfatare quel luogo comune che lega la nostra terra alla ‘ndrangheta e al malaffare. Ci auguriamo che questo spazio diventi un appuntamento fisso, atteso. Come il caffè del mattino, come il tramonto che consola. Benvenuti e buon vento a quanti navigano ogni singola goccia di bellezza che alimenta serenamente l’oceano della vita. Qui si costruiscono ponti d’amore.

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