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STATO DI PALESTINA, MA...

  Basta con la finzione sul tema Palestina libera Di Franco Cimino  Riconoscere lo Stato di Palestina, obiettivo sul quale sembra essersi scatenata una sorta di gara a chi vi arriva per prima, è un falso problema. Quasi un diversivo. Di certo, un alibi o un tardivo sforzo per essere accreditati fra le civiltà o i paesi più civili. Non c’è da riconoscere alcunché. Primo, perché sono trent’anni che questa posizione è stata raggiunta a livello internazionale, con i trattati di Oslo del 1993 e con i patti di Abramo successivi. Secondo, perché lo Stato di Palestina esiste nella natura, nella geografia, nella cultura, nell’antropologia, nell’etica, nella politica e nella geopolitica. Questo è dato da un elemento che rende ovunque, oggi e nella storia, il riconoscimento di uno Stato, quale che sia, oggi quello della Palestina: quando c’è un popolo, piccolo o grande, c’è uno Stato. Perché un popolo ha bisogno di un’istituzione alta che lo rappresenti e che ne raccolga storia, identità...

Una società a misura d'uomo

 società, welfare, Partiamo da una premessa: se né lo statalismo socialista né il capitalismo predatorio hanno saputo garantire equità, dignità e sostenibilità, allora è legittimo cercare un nuovo paradigma. Una “società a misura d’uomo” non è utopia: è una sfida concreta che richiede visione, coraggio e una profonda revisione dei rapporti tra individuo, comunità e potere. Ecco un’analisi articolata in più dimensioni: e per intenderci è importante riformulare il concetto di valore: Valore non solo economico : Spostare il focus da PIL e profitto a indicatori di benessere umano (salute, tempo libero, relazioni, ambiente). Economia della cura : Riconoscere e valorizzare il lavoro non retribuito (cura, educazione, volontariato) come pilastro della società. Redistribuzione delle ricchezze : Tassazione progressiva, lotta all’evasione, e investimenti pubblici mirati per ridurre le disuguaglianze.

Arresto di Matteo Messina Denaro, Baiardo come Nostradamus?

  Anche per chi vive lontano dalle notizie di cronaca quella di oggi è sensazionale. L'arresto del superlatitante Matteo Messina Denaro rimbalza su tutte le piazze mediatiche facendo esultare i cittadini fiduciosi nella bontà dei servizi messi a disposizione dallo Stato. Eppure qualche mese addietro in un pezzo di Giletti, uno speciale di non è l'arena in onda su la7, è passata una notizia dal sapore raccapricciante. Un tizio parlava liberamente delle sue azioni con latitanti pieni di soldi. Raccontava di come li portava da una parte all'altra nei luoghi più in italiani e di come passava il suo cellulare a uomini che hanno ricoperto e ricoprono tutt'oggi incarichi istituzionali per mettere in contatto i pezzi opposti di una realtà incomprensibile. Personalmente pensai che: Se si dovesse avverare quanto afferma Baiardo al giornalista e cioè che nei primi giorni del 2023 il super latitante si consegnerà alle patrie galere, ovviamente non gratis ma dettando le sue con...

IMU, non tutti devono pagarla

l'IMU non è vessatoria anche se... Salvo nuove sorprese o smentite molti contribuenti non pagano la famigerata e temuta IMU sulla prima casa a condizione che usufruiscano di tutti i benefici previsti nella stessa manovra. Per il resto, chi possiede una seconda casa in città e o al mare si trova a pagare una sorta di ici maggiorata ma che nel complesso non mette sul lastrico più di quanto non lo sia già. Qualche problema in più, l'IMU e gli altri rincari programmati per pareggiare o contenere il debito pubblico, se lo trova chi non ha un reddito reale, vale a dire chi non percepisce un salario da dipendente, assimilato o libero lavoratore. E il mio pensiero va proprio a queste categorie di persone. Cosa succederà a quanti non possono pagare le tasse? Saranno buttati fuori dalla loro casa, costruita con più o meno sacrifici negli anni in cui si sentivano dignitosamente lavoratori? Forse, sarebbe opportuno rivedere ulteriormente il peso del debito pubblico e magari ...

Chi siamo

A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori. Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente. La nostra linea è semplice: nessuna pubblicità nessun sensazionalismo nessuna retorica massima cura per le parole e per le persone Promuoviamo la bellezza. Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità. A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi. Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare. Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria. E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.

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Aore12 nasce dal desiderio di raccontare la Calabria in modo libero, critico e appassionato. È uno spazio che vive grazie alle idee, alle parole e alle esperienze di chi sceglie di partecipare. Se hai voglia di scrivere, condividere riflessioni, denunciare ciò che non va o semplicemente raccontare la bellezza che ci circonda, ogni voce è importante! Non servono titoli o curriculum: basta avere qualcosa da dire e il coraggio di dirlo. Scrittori, fotografi, artisti, attivisti, pensatori, sognatori chiunque può contribuire con passione e spirito critico. Ogni voce è importante. Ogni contributo è un seme. Facciamo crescere insieme una Calabria più consapevole, più viva, più nostra. Siamo un piccolo avamposto di bellezza civile. Un luogo dove le storie non sono consumate, ma accolte. Dove la memoria non è nostalgia, ma un gesto di responsabilità. A ore 12 nasce come un taccuino di viaggio: appunti, incontri, città, volti, ferite, resurrezioni. Col tempo è diventato un archivio di ciò che non vogliamo perdere: la dignità delle persone, la forza dei territori, la delicatezza dei gesti quotidiani. Non inseguiamo l’attualità: la viviamo ne facciamo tesoro e andiamo oltre. Non cerchiamo consenso: cerchiamo senso. Non vendiamo pubblicità: divulghiamo bellezza. Scriviamo per chi ha ancora voglia di fermarsi. Per chi crede che le parole possano essere un atto di cura. Per chi sa che la realtà, analizzata bene, è azione propulsiva. Scriviamo per chi crede che le parole possano essere un atto di cura, e riconosce nella quotidianità opere da rifinire con estrema onestà intellettuale e con un’idea alta di bellezza. «A ore 12 è un luogo aperto. Le storie che scegliamo di raccontare costruiscono la Calabria che vogliamo vedere.»

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